È arrivata, durissima, la risposta di Minsk alle sanzioni imposte dall’Unione europea prima per la repressione delle opposizioni in seguito alla rielezione del presidente Aleksandr Lukashenko e successivamente per la “guerra ibrida” al confine polacco sulla pelle dei migranti spinti a varcare i confini europei illegalmente. Una risposta che, con l’inverno ormai alle porte, rappresenta a tutti gli effetti una minaccia: “La Bielorussia interromperà le forniture di gas verso l’Europa se le sanzioni dell’Occidente la metteranno in una posizione di emergenza e non ci sarà il modo di rispondere con altre misure”, ha dichiarato il leader.

Parole che creano preoccupazione nelle cancellerie europee, anche se si tratta di una possibilità calcolata dal momento in cui si è deciso di andare allo scontro col Paese vassallo di Mosca, visto che il gasdotto Yamal-Europe rappresenta una delle principali fonti di approvvigionamento del Vecchio Continente, tenendo anche conto dello stop all’altro fondamentale gasdotto che sarebbe dovuto diventare il rubinetto d’Europa, il Nord-Stream 2. Il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, ha infatti affermato che il gasdotto non può essere autorizzato nella sua forma attuale perché non è conforme al diritto dell’Ue, parole che hanno fatto impennare i futures del 10%.

Nel suo intervento, Baerbock ha detto che anche la situazione al confine ucraino, dove la Russia ha ammassato 175mila soldati col rischio sempre più alto di una nuova invasione di Mosca, è “un fattore”: “L’ultimo governo ha concordato con gli americani che se ci saranno ulteriori escalation questo gasdotto non potrà entrare in funzione”, ha spiegato. In una situazione di scarso approvvigionamento, Nord Stream 2, che è completo ma non è stato ancora autorizzato per l’uso, avrebbe raddoppiato la capacità dell’attuale rotta sottomarina dalla Russia all’Europa. E non è escluso che la decisione di Minsk possa avere come obiettivo anche quello di mettere pressione a Berlino su questo fronte.

Da parte sua, l’Alto rappresentante per la Politica estera Ue, Josep Borrell, continua la sua campagna contro l’atteggiamento di Vladimir Putin al confine con l’Ucraina: “Manderemo un chiaro segnale che qualsiasi aggressione contro l’Ucraina avrà un costo elevato per la Russia”, ha detto entrando al consiglio Affari Esteri a Bruxelles. La Ue è in “modalità deterrenza” e “dissuasione” per prevenire ulteriori conflitti, “stiamo cercando di fare del nostro meglio per evitare che ciò accada”, ha spiegato riferendo che oggi non ci saranno decisioni su possibili sanzioni contro Mosca. “Stiamo studiando insieme a Usa e Regno Unito quali potrebbero essere, quando e come, in maniera coordinata”, ha concluso.

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