È ufficiale, dopo gli annunci dei giorni scorsi, l’estensione del regime di sanzioni nei confronti della Bielorussia da parte dell’Unione europea. È infatti arrivato il via libera del Consiglio Ue nel corso della riunione dei ministri degli Esteri dei 27 Stati membri che così hanno deciso di colpire entità che organizzano o contribuiscono ad attività del regime di Aleksander Lukashenko che facilitano l’attraversamento illegale delle frontiere esterne dell’Ue. Dura la reazione del presidente bielorusso: “Ci minacciano di sanzioni. Ok, aspettiamo e vediamo. Pensano che io stia scherzando. Che sia una minaccia vuota. Niente del genere. Combatteremo. Abbiamo raggiunto il limite. Non c’è spazio per una ritirata“, ha dichiarato. Intanto, però, la Polonia ha annunciato che già a dicembre comincerà a costruire un muro al confine con la Bielorussia. Una decisione permessa dai trattati dell’Ue, anche se Bruxelles ha ribadito che non ci sarà alcun finanziamento europeo all’opera, nonostante le discussioni dei giorni scorsi.

LA DECISIONE DELL’UE – Il Consiglio ha motivato il quinto pacchetto di sanzioni nei confronti di Minsk spiegando che “questa decisione riflette la determinazione dell’Unione europea a resistere alla strumentalizzazione dei migranti a fini politici. Stiamo respingendo questa pratica disumana e illegale. Al tempo stesso continuiamo a sottolineare l’inaccettabile repressione in atto da parte del regime contro la propria popolazione e noi risponderemo di conseguenza”, ha detto l’Altro rappresentante per gli Affari Esteri, Josep Borrell. Nel mirino dei vertici di Bruxelles non sono finiti solo i membri del governo bielorusso, ma si stanno svolgendo verifiche approfondite sulle compagnie aeree che in questi mesi hanno organizzato voli dal Medio Oriente e diretti a Minsk: la Commissione europea sta “raccogliendo prove” per stabilire se “altre compagnie aeree oltre a Belavia debbano essere sanzionate”, ha infatti spiegato il portavoce capo dell’esecutivo Ue, Eric Mamer, durante il briefing con la stampa. Nelle scorse settimane era emerso anche da inchieste giornalistiche che diverse compagnie, mediorientali e non, oltre alla bielorussa Belavia, nei mesi scorsi hanno organizzato tratte dirette dai principali Paesi di provenienza dei migranti verso Minsk, con costi dei biglietti elevati. Trasferimenti che sono poi proseguiti anche nelle settimane in cui la crisi migratoria al confine europeo si è acuita.

Particolarmente preoccupata dalle pressioni della Bielorussia, dietro le quali si teme il coinvolgimento della Russia, è la Lettonia che ai suoi confini orientali combatte proprio contro le influenze di Mosca sui Baltici. Il ministro degli esteri, Gabrielius Landsbergis, si è detto “molto preoccupato sulla situazione in Bielorussia, dobbiamo fare in modo che l’aeroporto di Minsk diventi una no fly-zone e che nessun aereo con a bordo migranti vi possa atterrare. Ma allo stesso tempo dovremo dare un passaggio sicuro alle persone che si trovano già in Bielorussia per poter tornare nei loro Paesi. Infine dovremo discutere sul futuro del regime bielorusso”.

Lo stesso Borrell ha tirato nuovamente in ballo il ruolo di Mosca nella strategia bielorussa, spiegando di non conoscere “i segreti dei contatti tra Putin e Lukashenko. Ma è evidente che Lukashenko fa quello che fa perché conta sul forte sostegno della Russia. Lukashenko non poteva fare ciò che sta facendo senza un forte sostegno della Russia. Che poi ci sia un nesso con l’aumento delle truppe in Ucraina non posso saperlo”.

LE MINACCE DI LUKASHENKO – Il presidente bielorusso non ha intenzione di fare passi indietro, almeno ascoltando le sue ultime dichiarazioni in cui annuncia che continuerà a “combattere” contro le decisioni prese da Bruxelles. Le parole di Lukashenko sono arrivate dopo l’ufficialità dal Consiglio Ue, mentre in mattinata erano arrivati deboli segnali di apertura da Minsk, con il capo del regime che si era detto disponibile ad organizzare i rimpatri dei migranti verso i Paesi d’origine, giustificando il mancato provvedimento con la mancata volontà delle persone arrivate. Il governo iracheno, da parte sua, ha annunciato che organizzerà giovedì prossimo il primo volo di rimpatrio su base “volontaria” per i suoi cittadini bloccati al confine tra la Polonia e la Bielorussia: “L’Iraq effettuerà un primo volo per coloro che desiderano tornare volontariamente il 18″, ha detto la notte scorsa il portavoce del ministero degli Esteri iracheno, Ahmed al-Sahaf.

A chi lo ha accusato di usare la tensione al confine per mettere pressione sull’Unione, Lukashenko ha risposto che questo non è l’interesse di Minsk, bensì della Polonia: “I nostri giornalisti e altri traggono conclusioni corrette, ovvero che la Polonia ha bisogno di questo conflitto al giorno d’oggi – ha detto – Ci sono problemi interni più che sufficienti, problemi con l’Unione europea. Chi si è esposto, nuovamente, per difendere le posizioni del leader bielorusso è il suo principale alleato Vladimir Putin. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, è intervenuto nella questione sostenendo che non è assolutamente corretto attribuire ad Aleksander Lukashenko l’intera colpa della crisi dei migranti al confine.

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