“Fintanto che la verità è negata, perché si impedisce di raggiungerla, ciò rende impossibile elaborare il lutto“. È il principio affermato dai giudici del Tribunale civile di Palermo nella sentenza con la quale hanno condannato l’ex poliziotto Guido Paolilli a risarcire il “danno da verità negata” inflitto ai familiari di Nino Agostino, l’agente di polizia ucciso il 5 agosto 1989 da Cosa nostra a Villagrazia di Carini, assieme alla mogie Ida Castelluccio. Paolilli è l’investigatore della Squadra mobile palermitana che condusse le prime indagini sul delitto e le perquisizioni in casa della vittima. Il padre di Agostino, Vincenzo – che chiede da sempre verità e giustizia per l’assassinio – riferì di aver saputo dal figlio che in un armadio dell’abitazione erano conservati documenti importanti, e che il ragazzo gli aveva detto di prenderli nel caso in cui gli fosse successo qualcosa. I documenti però non furono mai trovati.

Paolilli è stato indagato per favoreggiamento con l’accusa di averli distrutti, ma la sua posizione è stata archiviata per intervenuta prescrizione. Intercettato mentre parlava con il proprio figlio, nel 2008, disse che nell’armadio c’era una grossa mole di carte che lui aveva stracciato. “Nel caso in esame – scrivono i giudici – il diritto al risarcimento del danno degli attori, che in questa sede deve essere riconosciuto, è conseguenza della condotta illecita posta in essere dal convenuto (distruzione di cose della vittima di omicidio, e cioè di appunti manoscritti dello stesso inerenti l’attività di servizio, nell’ambito della conseguente indagine ad opera di un funzionario di polizia) e della conseguente lesione, ad opera di Paolilli, del diritto dei congiunti di Agostino al lutto, lutto inteso quale esplicazione del diritto dei parenti di poter conoscere la verità sulla tragica fine di persone care”.

“Certo è – prosegue la sentenza – che comunque la ricostruzione della figura della vittima, prima di tutto per i parenti e comunque per l’esito delle indagini penali, è stata mutilata dalla condotta del convenuto. Tale condotta integra, al contempo, una forma di lesione della dignità della persona attraverso la negazione della possibilità di ricostruire le vicende che hanno interessato le persone care e, quindi, anche una offesa contro la pietà dei defunti”. Il tribunale ha condannato Paolilli a risarcire il padre di Agostino e la madre, nel frattempo deceduta, con 22.746 euro ciascuno e i tre fratelli della vittima con 9.099 euro ciascuno. Per il delitto è stato condannato in abbreviato all’ergastolo il boss Nino Madonia: nella ricostruzione giudiziaria, l’agente Agostino, che collaborava con i servizi segreti, avrebbe scoperto i rapporti che il capomafia aveva con alcuni 007. Il boss Gaetano Scotto e un vicino della vittima, Francesco Paolo Rizzuto, sono ancora sotto processo davanti alla corte d’Assise: Scotto è accusato di omicidio, Rizzuto di favoreggiamento aggravato.

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