Quando Giulia Scaffidi è morta pesava 26 kg. Soffriva di anoressia. Giulia Scaffidi aveva quasi 18 anni. No che non li ha festeggiati. La malattia l’ha uccisa. Un calvario, quello affrontato da Giulia e dalla sua famiglia: “Si vedeva perfetta a 26 kg: si truccava ogni giorno, usava creme per il viso e smalti per far risaltare quella bellezza che, dal suo punto di vista, aveva finalmente raggiunto”. Parla il fratello Tony. Lo fa al Corriere della Sera: “Come mia sorella ne ho viste fin troppe. Modelle che nella spasmodica ricerca della perfezione fisica vivono una vita di privazioni. Lavorano per ore e ore senza fermarsi mai: non mangiano nulla per tutto il giorno, nemmeno un caffè. Non so come possano reggere”. “Ne ho viste fin troppe“, dice Tony Scaffidi. E se i numeri degli adolescenti affetti da disturbi del comportamento alimentare erano già oltre la soglia di preoccupazione in periodo pre pandemico, quanto si legge sul sito del San Raffaele è allarmante: “Da marzo dello scorso anno a fine dicembre, il Centro Disturbi del Comportamento Alimentare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Turro ha raddoppiato le prime visite per il trattamento dei disturbi del comportamento alimentare. L’effetto della pandemia sulla salute mentale, in particolare sui disturbi alimentari, si è fatto sentire con forza: l’esordio di anoressia è più precoce, sono aumentate le richieste di aiuto e si sono acuiti i disturbi alimentari preesistenti”. Di più: nel 2021 sono triplicate (rispetto all’anno precedente) le chiamate al Numero Verde nazionale della Presidenza del Consiglio, SOS Disturbi del comportamento alimentare 800180969, che fornisce indicazioni per tutto il territorio nazionale e counseling psicologici. Secondo la prof. Anna Ogliari del San Raffaele e la dott. Graziella Boi del Dipartimento Salute Mentale di Cagliari, il numero di casi sarebbe cresciuto, in particolare, tra i giovani di 12 anni. Ora, il numero è approssimato per difetto, perché in troppi casi (40%) i disturbi del comportamento alimentare non sono diagnosticati, ma nel SISDCA (Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare) si apprende che solo nel 2020 sono stati oltre 3.000 i morti dovuti a Dca. La storia di Giulia Scaffidi è quella di tanti ragazzi e di tante famiglie: “Non sa le guerre che abbiamo fatto quando ci siamo accorti che aveva iniziato a nascondere il cibo. La prima volta l’abbiamo ricoverata a Piacenza. È rimasta in cura per quattro mesi e quando è uscita dall’ospedale sembrava aver imboccato la via della guarigione… Saliva e scendeva le scale di casa in piena notte per tenersi in forma“, dicono Tony e la mamma, Elena. “Sembrava essere guarita”: quante volte la speranza, quante volte la disillusione. “A dare l’esempio deve iniziare lo stesso mondo che loro cercano di emulare. Le fashion blogger diano l’esempio per prime, evitino di accostare il raggiungimento della forma perfetta ai sacrifici alimentari. Si è belle anche con qualche chilo in più. Io sono pronto a dare una mano se serve. A mostrare le foto di come era diventata Giulia perché altre ragazze non cadano più in quest’errore”, aggiunge Tony. Già. Perché se è vero che sul territorio manca una rete completa di assistenza, che dovrebbe comprendere ambulatori dedicati, posti letto ospedalieri, centri diurni, è vero anche che da tempo si chiede a settori come quello della moda di fare qualcosa di concreto. La risposta? Nessuna. Il corpo della donna non deve essere al centro di valutazione né di dibattito. E per arrivare a questo e a una sana consapevolezza anche alimentare, occorre aiuto da parte coloro che mandano messaggi ad ampie fasce di popolazione giovane. Di anoressia, bulimia e “binge eating disorder” (alimentazione incontrollata) si muore.

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