Aumentano i disagi per la popolazione turca alle prese con la forte erosione di valore della valuta nazionale. Dall’inizio dell’anno la valuta turca ha perso il 40% nei confronti del dollaro con uno scivolone del 15% lo scorso 18 novembre, dopo che la banca centrale ha deciso di tagliare il costo del denaro. Le aziende estere stanno iniziando a rallentare la fornitura dei loro prodotti poiché e i grossisti faticano a rimpiazzare le scorte con articoli che, in termini relativi, pagano sempre di più. Tra le conseguenze più allarmanti la segnalazione delle prime carenze di farmaci, di cui ha parlato oggi Nezih Barut, presidente dell’associazione dei produttori farmaceutici turchi. I rivenditori locali non possono immediatamente rifarsi ritoccando i listini che, nel caso dei medicinali, vengono rivisti periodicamente e fino a quel momento vincolati. Prima del prossimo febbraio comprare e rivendere significa perdere denaro.

Barut ha affermato che nei prossimi mesi si potrebbe verificare una penuria di medicinali compresi quelli per ipertensione, diabete, raffreddore e patologie dei bambini. Il problema dipende anche dalla difficoltà dei produttori locali nel rifornirsi dei principi base realizzati all’estero. L’anno scorso la Turchia ha importato farmaci per un valore di due miliardi di dollari (1,8 mld di euro). Molto meno grave, ma di valore simbolico, la decisione che avrebbe preso di Apple di sospendere temporaneamente la vendita di prodotti nel paese. L’economia turca è fortemente dipendente dall’estero per quanto riguarda le forniture di energia e materie prime.

Quest’anno l’economica truca dovrebbe crescere di circa il 9% ma il progresso del Pil potrebbe presto iniziare a risentire della situazione monetaria. Su input del governo la banca centrale turca ha deciso di tagliare il costo del denaro nonostante un’inflazione vicina al 20% e una moneta già sotto pressione. La mossa è contraria a ma il presidente Erdogan è convinto che . L’ulteriore indebolimento della moneta ha esacerbato lo spostamento dei risparmi verso altre valute che offrono maggiori garanzia in termini di tutela del potere d’acquisto. L’incubo è che la perdita di fiducia nella moneta possa portare anche ad una corsa agli sportelli. “I tassi saranno abbassati”, ha ribadito oggi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, “Le raccomandazioni del Fondo monetario internazionale per tenere alti i tassi di interesse non sono più importanti del futuro della nostra gente” ha affermato il leader turco promettendo che i tassi di interesse non verranno alzati. Erdogan ha anche affermato che la lira è sotto attacco da parte di “money barons” esteri, non meglio precisati investitori esteri a cui il presidente fa spesso riferimento.

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