Un focolaio Covid e una rivolta di detenuti. Succede nel carcere di Taranto, uno dei più affollati d’Italia che attualmente è senza un direttore. Un caso probabilmente unico in Italia che imbarazza i vertici del Dap, ma su cui nessuno interviene. È ancora una volta il Sappe, il sindacato autonomo polizia penitenziaria, a denunciare l’ultimo episodio che racconta emblematicamente la situazione critica dell’istituto ionico. Nella serata di lunedì un detenuto, dopo aver richiesto di uscire dalla cella per poter telefonare, ha aggredito un agente e ha poi sottratto le chiavi della tentando di rinchiudere il poliziotto. Non contento, ha aperto anche altre stanze liberando diversi detenuti che hanno immediatamente messo in piedi una rivolta.

“Hanno sfogato la loro rabbia sfasciando tutto quello che si trovava all’interno della sezione detentiva”, ha denunciato Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe. L’intervento di altri poliziotti ha consentito di scongiurare una fuga di massa come avvenuto in altre carceri pugliesi all’inizio dell’emergenza pandemica. La rivolta di lunedì è solo l’ultimo capitolo di una storia ben più lunga e complicata. Il carcere tarantino, infatti, è da tempo tra i più sovraffollati del Paese: quasi 700 detenuti a fronte di una capienza prevista di 300 persone. “Perché – ha chiesto in una nota Pilagatti – si continua a tenere il carcere di Taranto tra i più super affollati della nazione e non si è pensato minimamente di adeguare l’organico della polizia penitenziaria?”. Il sindacalista ha infatti ricordato come nella casa circondariale di Catanzaro, che ospita più o meno gli stessi detenuti di Taranto, lavorano 200 poliziotti in più. Non solo. A ilfattoqtuodiano.it ha ricordato come negli ultimi 20 anni l’organico degli agenti nella struttura sia stato ridotto da 350 a 270 poliziotti mentre il numero di ospiti è quasi raddoppiato.

La vicenda è finita all’attenzione di Bernardo Petralia, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, che dopo una visita a Taranto alla fine di maggio, aveva garantito un impegno per la risoluzione della questione. Eppure a distanza di quasi sei mesi, stando a quanto denuncia il Sappe, nulla è cambiato. Anzi. Il quadro è persino peggiorato a luglio quando il Dap ha sospeso la direttrice del carcere Stefania Baldassari che secondo la Direzione distrettuale antimafia di Lecce, avrebbe chiesto e ottenuto voti da alcuni ex detenuti per la campagna elettorale del 2017 nella quale era candidata sindaca di Taranto.

Da allora la struttura tarantina è diretta dalla sua vice Sonia Fiorentino che però per alcuni giorni della settimana svolge servizio anche in una struttura a Lecce. E come se tutto questo non bastasse, per la seconda volta in pochi mesi, all’interno del carcere tarantino è divampato un focolaio Covid con 33 positivi tra i detenuti. Già negli anni scorsi, la struttura tarantina era balzata agli onori della cronaca per i traffici illeciti tra le celle: non solo droga, ma anche un giro microtelefoni che permettevano ad alcuni boss di continuare a gestire gli affari.

“Il Sappe – scrive Pilagatti – prendendo atto del fallimento dell’amministrazione penitenziaria sul carcere di Taranto, ha richiesto nei giorni scorsi un incontro con il Prefetto della provincia per presentare un dossier sulle gravi inefficienze che potrebbero creare seri problemi all’ordine ed alla sicurezza pubblica, poiché se succede qualcosa di drammatico nel carcere, ci va di mezzo il anche il territorio”. Il sindacato ha chiesto inoltre il commissariamento del carcere affinché “con la presa in carico del penitenziario da parte di autorità dello Stato esterne all’amministrazione penitenziaria” possa tornare “nell’alveo della legalità nonché corretta gestione, ponendo in essere tutte le misure da tempo richieste ma mai prese in considerazione, come lo sfollamento immediato di 200 detenuti, e l’arrivo di almeno 50 poliziotti penitenziari”.

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