Il taglio delle tasse con lo stanziamento degli 8 miliardi? Come dicono i sindacati che chiedono sia indirizzato tutto al salario dei lavoratori, credo che debba essere prevalentemente destinato in questa direzione. Le imprese devono essere aiutate, ma credo che in questo momento ci sia il grande tema della perdita del potere d’acquisto dei lavoratori per una serie di ragioni, che non riguardano solo la pressione fiscale, anche se quest’ultima è importante”. Così, ai microfoni di “24 Mattino” (Radio24), il ministro del Lavoro Andrea Orlando si pronuncia sul taglio delle tasse, puntualizzando: “Se resta un po’ di spazio, penso che l’attenzione debba essere rivolta alle piccole imprese che hanno sofferto di più durante la pandemia“.

Il ministro, all’indomani dell’approdo della prima manovra del governo Draghi in Senato, si sofferma sulle invocate modifiche al reddito di cittadinanza: “Credo che la discussione parlamentare sulla manovra possa già essere un’occasione per raccogliere alcune indicazioni che sono emerse dalla commissione di valutazione, presieduta da Chiara Saraceno. Tuttavia, non credo che la discussione sul reddito di cittadinanza finirà qui. Mi pare che le campagne ideologiche lo accompagneranno ancora per un tempo lungo – continua Orlando, auspicando un dibattito non basato sulla propaganda – Senza demonizzazioni e senza esaltazioni un po’ acritiche di questo strumento, le indicazioni della commissioni ci dicono cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato. Alcune cose possono essere riprese nelle prossime settimane in Parlamento, altre vanno messe al centro di una discussione, perché si tratta di un intervento di carattere strutturale che necessita di risorse, ma è anche uno strumento che effettivamente migliora la possibilità di contrastare i fenomeni di povertà“.

Riguardo al salario minimo, Orlando osserva: “Non so se questa sarà la legislatura per varare il salario minimo. Ci sono idee molto diverse in questa maggioranza. Sicuramente c’è un problema di perdita verticale del potere d’acquisto e di difficoltà della contrattazione a farvi fronte. Spero che si sblocchi un confronto che su questo tema è fermo da troppo tempo, perché, se non si vuole il salario minimo, bisogna adeguare in qualche modo le regole della contrattazione. Se la contrattazione resta ferma, il salario minimo diventa una opzione. Non possiamo accettare lo stato dell’arte. Negli ultimi 3 anni i lavoratori italiani sono quelli che hanno perso di più in termini di potere d’acquisto. E’ un problema per loro e di caduta della domanda interna”.

Il ministro, infine, commenta le parole scettiche di Luigi Di Maio nei confronti della proposta del segretario Pd Enrico Letta, cioè quella di costruire un tavolo comune ai leader della maggioranza e concernente la manovra e il Quirinale: “Di Maio dice che Renzi e Salvini sono poco seri? Seri o non seri, fanno parte di questo percorso. Se viene avviato questo tavolo, non è che puoi dire ‘tu sì e tu no’. Al di là del giudizio di Di Maio, con cui si può essere più o meno d’accordo, mi pare proprio che non si possa tenere fuori un pezzo della maggioranza, a meno che non cambi la maggioranza”.

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