Pierfrancesco Favino, in sala dal 18 novembre con Promises (regia di Amanda Sthers), si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera. 52 anni, all’attivo oltre 60 film, l’attore romano ha sempre amato questo lavoro fin dagli esordi nei primi anni ’90, ma probabilmente è grazie a L’ultimo bacio di Gabriele Muccino (2001) che ha spiccato il volo. “All’esordio? Recitai da cani, non è stato bello“, ha confessato lui in riferimento alla primissima esperienza in Una questione privata, regia di Alberto Negrin.

“Ho iniziato a fare l’attore per non dovermi dire un giorno: non ci hai provato”. Per fortuna che non ha desistito, aggiungiamo noi. Nella sua carriera ha collezionato successi con i ruoli in Romanzo Criminale, Saturno contro, ACAB – All Cops Are Bastards e ancora Suburra, Hammamet ma anche tanto teatro, film per la tv, videoclip e doppiaggio. Poi, la parentesi televisiva con il Festival di Sanremo. Era il 2018 ed affiancava Claudio Baglioni e Michelle Hunziker: “Venivo da momento in cui avevo fatto teatro, appunto, e detto molti no, che nel nostro mestiere equivale a un ciao. È stato come un All in a poker. Adesso sappiamo che è andata bene ma la verità che in quel momento non mi voleva più nessuno, sapevo che avrei rischiato tutto e che l’ambiente mi guardava molto male per questa cosa”, ha dichiarato. Poi ha aggiunto: “Mi faceva inca**are che le paure che mi spingevano a dire di no non erano le mie. Mi sono detto: ma hai quasi 50 anni, e rischi di non fare una cosa che sai ti appartiene per la paura del giudizio altrui?”.

E ancora, sull’esperienza al Teatro Ariston: “Ho avuto la buona sorte di essere accompagnato da due matti, Claudio Baglioni e Michelle Hunziker, la buona sorte che nessuno si aspettasse nulla. È stato un successo, dunque un moltiplicatore. Fosse stato un fallimento, sarebbe stato un cratere”. Poi ha spiegato: “Penso che la tv popolare la dovremmo fare tutti, Mastroianni andava a prendersi in giro, Gassman a fare le capriole con Pippo Baudo. Io non faccio lo snob. Le persone hanno voglia di vederti. Diventi uno di famiglia”. Infine ha concluso guardando al futuro. “Io regista? In teatro già l’ho fatto con ‘Servo per due’. Al cinema… ho molta stima per chi lo fa, tutti mi spingono, forse un giorno lo farò, ma solo se ne sentissi l’estrema urgenza”.

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