Il picco in Austria, Slovenia e Slovacchia, i 40mila casi in Inghilterra e il “chiaro peggioramento” in Francia con il governo sul chi va là per i “segnali di allarme” che “si stanno moltiplicando”. E l’Organizzazione mondiale della Sanità a certificare come a livello globale nella prima settimana di novembre si sia registrata una “leggere tendenza al rialzo” dipesa dalla sola regione europea, l’unica a registrare un aumento delle infezioni da Sars-CoV-2 (+7%), al contrario delle altre regioni che riportano numeri stabili o in calo.

Anche i decessi risultano in crescita in Europa (+10%), mentre diminuiscono nelle altre regioni e a livello globale, con oltre 48mila nuovi morti segnalati (-4%). Al 7 novembre – si legge nel rapporto dell’Oms – sono stati registrati da inizio emergenza oltre 249 milioni di casi Covid confermati e oltre 5 milioni di decessi. Le regioni che nell’ultima settimana analizzata dall’Oms riportano i tassi di incidenza settimanale di Covid-19 più elevati per 100mila abitanti sono la regione europea (208,9 nuovi casi per 100mila) e le Americhe (68,6 su 100mila). In valore assoluto, il numero maggiore di nuove infezioni da Sars-Cov-2 è stato segnalato da Stati Uniti (510.968 nuovi casi, -3%), Russia (281.305, +3%), Regno Unito (252.104, -12%), Turchia (197.335, +8%) e Germania (169.483 nuovi casi, +29%)

Per quanto riguarda le ultime 24 ore l’Austria – dove è vaccinato il 65% della popolazione – ha fatto segnare il record di nuovi contagi Covid con 11.400 casi. In 7 giorni, su 100mila persone, 700 sono positive, hanno reso noto i ministeri della Salute e degli Interni. Se l’andamento della quarta ondata epidemica proseguirà in questo modo, e il 24 novembre il tasso di incidenza su 7 giorni sarà di mille su 100mila, i reparti di terapia intensiva saranno pieni, hanno sottolineato.

Anche in Slovenia resta alta la curva dei contagi nonostante le nuove misure restrittive adottate venerdì scorso dal governo. Secondo i dati dell’Istituto nazionale per la salute pubblica (Nijz), nelle ultime 24 ore su 10.571 test molecolari effettuati, 4.481 sono risultati positivi, con una incidenza pari al 42,4%: si tratta del secondo dato più elevato di nuovi positivi dall’inizio della pandemia, dopo il record registrato una settimana fa con 4.515 casi in un solo giorno. I decessi da ieri sono stati 20, i ricoverati sono 889, dei quali 191 necessitano di cure in terapia intensiva. Secondo gli esperti sanitari, il problema principale per gestire questa fase è la mancanza di personale qualificato per le cure intensive, sia Covid che ordinarie.

Il picco dei contagi è atteso tra fine novembre e inizio dicembre, con una prospettiva di oltre 1.200 ricoverati con il coronavirus e oltre 250 terapie intensive. Come ha detto il capo dell’unità di terapia intensiva covid dell’Ospedale policlinico universitario di Lubiana (UKC), Matja Jereb, con questo numero di contagi è probabile di dover ricorrere all’aiuto dall’estero per far fronte all’assistenza sanitaria. Nonostante i tentativi di accelerare sulla campagna vaccinale, i numeri non migliorano. Al momento il 57% della popolazione è stato vaccinato con una dose e il 53,4% anche con la seconda. Secondo il Cnr, il rialzo dell’incidenza nel Nord Est dell’Italia dipende anche dai flussi in arrivo dall’Est Europa attraverso la frontiera slovena.

Risalgono verso quota 40mila i nuovi positivi nel Regno Unito, con 39.836 casi accertati nelle ultime 24 ore, mentre tornano a calare i morti che, seppure appesantiti ancora dal ritardo statistico di dati riferiti in parte al weekend, passano a 212 contro i 262 di martedì. Situazione difficile anche in Slovacchia con un nuovo record da inizio pandemia, con 7.055 positività, mentre alcuni ospedali sono costretti a spostare i pazienti con Covid-19 perché saturi. Il numero di persone che hanno bisogno di cure ospedaliere ha raggiunto un totale di 2.478, con 370 ammessi questa settimana, ha fatto sapere sempre il ministero. Circa l’80% dei ricoverati non è completamente vaccinato.

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