La corsa all’ampliamento dell’arsenale nucleare cinese corre più veloce del previsto. Secondo l’ultimo rapporto diffuso dal Pentagono, la Cina sta sviluppando nuove testate restringendo sempre di più il gap con gli Stati Uniti. Secondo il Dipartimento della Difesa Usa, Pechino potrebbe avere a disposizione entro il 2027 ben 700 testate nucleari, arrivando a raggiungere la quota di mille entro il 2030. Un numero che preoccupa Washington, visto che risulta essere il doppio di quanto prospettato sempre dal Pentagono solo un anno fa.

Già nel corso del G7 di giugno e soprattutto in occasione del successivo vertice Nato, la tensione tra le due potenze mondiali era tornata ai massimi livelli quando Washington ha spinto e ottenuto l’inserimento nelle dichiarazioni finali di un passaggio sulle preoccupazioni legate allo sviluppo dell’arsenale nucleare da parte di Pechino e delle sue capacità di guerra spaziale e cibernetica che, sostengono, minacciano l’ordine internazionale. Dichiarazioni alle quali la Repubblica Popolare aveva risposto sostenendo che l’intento di quelle parole era solo quello di “creare scontri” e di “calunniare” il Paese, con la rappresentanza di Pechino presso l’Unione europea che aveva chiesto di “vedere razionalmente lo sviluppo della Cina, smettere con l’esagerare le varie forme di ‘teoria della minaccia cinese’ e non usare gli interessi legittimi e i diritti legali della Cina come scuse per manipolare la politica del gruppo”, dato che “le nostre politiche militari sono difensive”.

Un tema, questo, che si era riproposto circa 15 giorni dopo, quando era stata diffusa la notizia della costruzione di oltre cento nuovi silos per missili balistici intercontinentali in grado di raggiungere anche gli Stati Uniti, in un’area desertica vicina alla città nord occidentale di Yumen. Una scoperta degli esperti del James Martin Center for Nonproliferation Studies di Monterey che hanno analizzato delle immagini satellitari che dimostrerebbero l’espansione delle capacità nucleari di Pechino.

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