Ci sono una notizia buona e una cattiva. La buona è che, secondo il numero uno di Intel Pat Gelsinger, questo è il “momento peggiore” della crisi dei semiconduttori, d’ora in poi le cose dovrebbero quindi iniziare a migliorare. La cattiva è che, secondo il numero uno del colosso statunitense, un equilibrio soddisfacente tra domanda ed offerta sarà raggiunto solo nel 2023. C’è ancora da soffrire. E infatti oggi il gruppo Renault ha annunciato che la carenza di chip colpirà la suo produzione molto più duramente di quanto stimato solo due mesi fa. Quest’anno dagli stabilimenti della casa automobilistica francese usciranno mezzo milione di vetture in meno del previsto, un ammanco più che doppio rispetto a quello previsto in agosto. Nel terzo trimestre dell’anno Renault ha incassato 9 miliardi di euro, ossia il 13,4% in meno dello stesso epriodo del 2020.

Praticamente tutte le case automobilistiche stanno riducendo produzione e stime di vendita. La scorsa settimana era stata ad esempio Skoda (gruppo Volkswagen) ad annunciare il momentaneo stop ad alcune linee di assemblaggio. Lo stesso giorno Maserati ha rinviato alla prossima primavera il lancio del suo nuovo suv Grecale originariamente previsto per novembre. Standard and Poor’s ha tagliato le stime sulla vendita di auto nel 2021 e nel 2022. “La crescente carenza di microchip rallenterà la ripresa post-Covid delle vendite di veicoli leggeri nei prossimi due anni”, afferma l’agenzia di rating che vede le immatricolazioni nel 2021 aumentare del 2-4% a fronte dell’8-10% atteso in precedenza. Tradotto in numeri quest’anno dovrebbe chiudersi con poco meno di 80 milioni di veicoli venduti, a fronte degli 83-85 milioni attesi in precedenza, mentre per il 2022 la stima è stata rivisto al ribasso da 87 a 84 milioni. “Ciononostante – si legge nel report – riteniamo che le restrizioni negli approvvigionamenti si risolvano gradualmente portando a una ripresa delle vendite a 90 milioni di veicoli entro la fine del 2023”. S&P non si attende per ora che le interruzioni alle forniture abbiano impatti sui rating delle case automobilistiche, che si stanno anzi avvantaggiando dell’aumento dei prezzi. Tuttavia, scrive l’agenzia, “una crisi più prolungata, con importanti ammanchi di produzione oltre l’orizzonte del 2022″ potrebbe avere effetti negativi sul merito di credito. (ANSA).

Non è comunque solo l’auto a pagare dazio per carenza di chip. Si cerca di correre ai ripari ora che la pandemia ha mostrato quanto siano vulnerabili alcune filiere logistiche e quanto sia strategico questo tipo di industria. Secondo quanto riferisce Nikkei Asia, il produttore cinese di smartphone Oppo, quinto a livello globale, ha deciso di investire sulla creazione di una catena di produzione interna di microprocessori. Emancipandosi così, almeno in parte, da Tsmc (Taiwan Semiconductor Manufacturing Company), colosso taiwanese da cui escono circa la metà dei semiconduttori utilizzata nel mondo e che ha tra i suoi clienti tutti i principali big dell’elettronica a cominciare da Apple. Il gruppo della mela morsicata starebbe a sua volta ragionando su una internalizzazione di alcune fasi della creazione di microprocessore. Strada che averebbero intenzione di percorrere anche Google ed Amazon.

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