Nel giugno dell’anno scorso gli arresti con il disvelamento un meccanismo di corruzione che ricordava Tangentopoli. Ieri ha patteggiato 5 anni Paolo Bellini, ex funzionario di Atm, l’azienda dei trasporti milanesi, finito in carcere nel giugno del 2020 assieme ad altre 12 persone nell’ambito dell’inchiesta del pm di Milano Giovanni Polizzi con al centro un “sistema” di mazzette e appalti truccati per i lavori di manutenzione ed innovazione delle linee della metropolitana. Un sistema architettato, secondo l’ipotesi, proprio da Bellini che era finito in carcere per associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta (questi i reati principali) e ha versato un risarcimento di 150mila euro, in parte già sequestrati nelle indagini.

Il patteggiamento è stato ratificato dal giudice Manuela Cannavale che ha accolto anche quello a 2 anni (pena sospesa) per Carmine D’Apice, dipendente di Engineering Informatica. Bellini già nell’interrogatorio dopo l’arresto davanti al gip Lorenza Pasquinelli aveva reso ammissioni sul sistema di gare pilotate, tra cui una da oltre 100 milioni di euro, e mazzette incassate e aveva poi parlato a lungo in altri interrogatori con gli inquirenti per descrivere quello che il giudice nell’ordinanza aveva chiamato il “metodo Bellini”. Per gli altri indagati l’inchiesta è ancora aperta.

Secondo le indagini, il “metodo” del dirigente Bellini consisteva “nell’offrire alle imprese interessate a partecipare alle gare” dell’Atm la sua “consulenza”, “sotto forma di fornitura di materiale e informazioni privilegiate, trafugate dalla stazione appaltante”, aveva spiegato nella nota il procuratore di Milano Francesco Greco quando ci furono gli arresti. Alle imprese sarebbe anche stata garantita la “possibilità di sopralluoghi riservati e perfino la supervisione e correzione delle bozze di offerta, sino all’indicazione precisa delle percentuali di ribasso da offrire ad Atm”, che è “parte lesa”, per prevalere sulle concorrenti. In cambio, è l’accusa, Bellini incassava tangenti “proporzionali al valore dell’appalto e cadenzate mensilmente”. In più le imprese vincitrici delle gare dovevano “coinvolgere nell’esecuzione delle opere”, come subappaltatori, le società Ivm e Mad System “occultamente create e dirette dal funzionario infedele”, scrive la Procura, o altre imprese con cui poi Bellini “concordava” le mazzette.

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