A Milano è mai finita Tangentopoli? “I tempi son cambiati ma le modalità non son cambiate“, diceva sicuro Paolo Bellini, il dirigente dell’azienda dei trasporti milanesi al centro dell’ultima indagine anticorruzione della procura del capoluogo lombardo. Non è l’unico riferimento a Mani pulite contenuto nell’inchiesta del procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal sostituto Giovanni Polizzi. “Io – aggiungeva l’uomo dell’Atm – lo ricordo perché, forse ero un po’ più giovane o comunque son rimasto, nonostante sia passato per Tangentopoli, io lavoravo in metropolitana milanesenon mi bastavano le lezioni“. La gip Lorenza Pasquinelli annota tra parentesi: “Come non concordare?“. Ma non solo. “A me – diceva Bellini in un’altra occasione – mancano 7/8 anni per andare in pensione, vorrei farmi un conto gabbietta e far qualcos’altro poi da grande”. Il conto “Gabbietta” era quello aperto alla Bsi di Lugano e intestato al tesoriere del Pci-Pds Primo Greganti, il “compagno G” tra i protagonisti delle indagini del pool di Milano degli anni ’90. Per la giudice è un altro “omaggio alla memoria di tangentopoli e chiaro riferimento del pubblico ufficiale alla vendita della propria funzione”.

Incastrato dal trojan: “Io faccio la puttana” – Parlava così il dirigente dell’Atm arrestato insieme ad altre dodici persone dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di finanza. Un’indagine complessa che – grazie anche all’utilizzo del trojan installato sul cellulare di Bellini – ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di trenta persone fisiche e otto società, compresi colossi come la tedesca Siemens e la francese Alstom. Più volte Bellini rimproverava i suoi interlocutori: “Al telefono dobbiamo parlare poco…passa da me quando vuoi”. Il trojan installato sul cellulare, però, registrava ogni sospiro del dirigente di Atm. Ed erano spesso sospiri molto diretti. “Il tenore quasi sempre esplicito delle conversazioni intercettate – si legge nelle carte dell’inchiesta – ha di fatto lasciato pochi margini interpretativi rispetto al significato dei singoli dialoghi e alle intenzioni dei loro protagonisti, rendendo così agevole la ricostruzione sia delle attività criminose svolte, per come descritte del capo d’incolpazione, sia del contesto illecito in cui esse si sono sempre sviluppate”. Un esempio? Ce ne sono decine. “L’altro mio compito è far la puttana, cioè io faccio procacciazione e procaccio, porto a casa il lavoro“, dice di se stesso Bellini. Un concetto ripetuto più volte: “Dunque principalmente sono queste tre. lo mi sto muovendo in questo modo. Da prostituta che sono, perché io sono una prostituta, sto lavorando per tutte e tre…”.

“Neanche una gara in due anni senza l’intervento di Bellini” – In un’ordinanza di custodia cautelare lunga 426 pagine il giudice scrive che “per quanto si è potuto captare dalle intercettazioni non è emersa neppure una procedura di gara pubblica negli ultimi 2 anni circa che non sia stata attinta, in misura più o meno penetrante, dall’intervento abusivo di Bellini in favore di una o più delle imprese interessate all’appalto“. Un quadro che per la gip Pasquinelli dimostrada un lato, della sistematicità di azione del sodalizio governato dal pubblico ufficiale infedele, e dall’altro, della costante disponibilità ed interesse dei manager delle società private a coltivare relazioni corruttive con il dirigente di Atm e i suoi collaboratori in funzione dell’acquisizione di posizioni di indebito vantaggio nelle procedure competitive pubbliche”. Insomma: dai funzionari pubblici ai manager privati, la corruzione conveniva a tutti. Tranne che alle casse pubbliche e ai cittadini che poi la metropolitana la prendono ogni giorno. E qualche volta si fanno male.

Il caso delle frenate. Atm: “Nessuna correlazione con l’inchiesta” – Lo scorso anno a finire nel mirino della procura di Milano – ma l’inchiesta era dell’aggiunto Tiziana Siciliano – erano stati i venti casi (in dodici mesi) di frenate improvvise dei convogli della Linea Rossa, la M1: circa ottanta le persone sono rimaste ferite per i bruschi arresti. L’ipotesi degli inquirenti era che quel fenomeno fosse legato al segnalamento, cioè uno dei pilastri fondamentali del funzionamento delle metropolitane: si tratta di un sistema che indica quando ci sono ostacoli e quindi impone al treno di rallentare e bloccarsi. Chi è il responsabile dell’Unità che si occupa degli impianti di segnalamento e automazione di tutte le linee della Metro a Milano? Paolo Bellini. Il direttore generale di Atm, Arrigo Giana, lo ha subito sospeso, sottolineando però di non aver “trovato nelle carte una correlazione diretta tra le frenate e i fatti spiacevoli di oggi: è stato tentato di turbare le gare, ma non ha influenzato il contenuto”. Ed è vero. Nelle carte, però, c’è altro. E gli inquirenti hanno ricostruito come Bellini fosse interessato effettivamente al “problema delle frenate“. Ma per far lavorare aziende a lui vicine.

“Sono socio occulto, prendo un quid mensile” – L’11 marzo del 2019 un altro dirigente di Atm chiama Bellini e gli dice che l’azienda sta “cercando di eliminare tutte le possibili cause – tra le quali l’eliminazione delle porte di banchina – che hanno portato alle frenature di emergenza dei treni“. Bellini replica che per “la rimozione della porte di banchina occorrono circa due settimane e propone all’interlocutore di affidare l’esecuzione dei lavori alla Mad System”. Che cosa è Mad System? È Bellini che lo spiega più volte ai suoi interlocutori: “Beh voi sapete che io ho una società, sono un socio occulto chiamiamolo così, della Ivm che adesso si chiamerà Mad. Loro mi fanno tutta la manutenzione degli impianti di segnalamento di tutte le quattro linee metropolitane, e dunque è una realtà di persone che fa prettamente soltanto manodopera. E dunque io mi son sempre appoggiato qua. Comunque il mio interesse è quello di dire chiunque vinca di portare d casa il lavoro”. In cambio Bellini riceveva “un quid mensile come se prendessi uno stipendio, però è tutto occulto”. Ma perché questa Ivm aveva cambiato nome in Mad? Lo spiegava sempre Bellini: “L’Ivm ha fatto un buco di 300mila euro, siamo nella merda con la Finanza”.

Il metodo Bellini: il dirigente socio occulto dell’azienda che prendeva i subappalti – La manutenzione degli impianti di segnalamento era solo l’antipasto. Nel mirino degli investigatori ci sono otto appalti solo negli ultimi due anni. “La disamina degli elementi indiziari raccolti nel corso delle indagini restituisce un quadro estremamente preoccupante delle modalità con cui vengono gestite le gare ad evidenza pubblica indette da Atm, perlomeno quelle, pealtro numerose e talora di rilevante valore economico, che afferiscono al settore di competenza di Paolo Bellini ossia gli impianti di Segnalamento e Automazione delle Linee Metropolitane 1,2,3 e 5″, scrive il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare. Il sistema era talmente oleato che gli inquirenti lo hanno ribattezzato col nome dell’indagato principale: il metodo Bellini. Di che si tratta? “La consolidata tecnica del funzionario di imporre, o anche soltanto indicare o suggerire, alle imprese aggiudicatari e di opere pubbliche, di servirsi, per un certo tipo di lavorazioni, di altra o altre imprese in subappalto con le quali Bellini abbia un rapporto fiduciario”, spiegano gli investigatori. “Emerge dalle indagini – continuano più avanti – come l’evoluzione del Metodo Bellini nelle sue diverse declinazioni concrete abbia però giovato anche ad una pluralità di soggetti ulteriori rispetto al suo principale promotore , tra cui innanzitutto Sergio Vitale e Domenico Benedetto, amministratori e soci (sia pure attraverso propri familiari) della Ivm (poi Mad System), ossia le strutture societarie di cui Bellini si dichiara ripetutamente ‘socio occulto‘ e che utilizza per eseguire le manutenzioni del segnalamento di pressochè tutte le linee metropolitane milanesi, procurando commesse e profitti a dette società, dalle quali ottiene stabili remunerazioni, sino al punto da percepire denaro anche a titolo di trattamento di fine rapporto, una volta che – per ragioni di elusione fiscale – Ivm viene posta in liquidazione, per proseguire le attività attraverso Mad System”.

127 milioni per la linea verde: “A noi non interessa niente chi vince” – Tra le gare passate al setaccio dagli investigatori c’è anche quella da 127 milioni di euro per il sistema di segnalamento della metro Verde, che secondo gli inquirenti, “Bellini si propone di alterare e concretamente turba, ponendosi a disposizione di quasi tutti i grandi gruppi industriali partecipanti alla competizione (Siemens, Ansaldo, Alstom)”. Il modus operandi, tanto per cambiare, lo spiega direttamente lui, mentre il trojan registra: “Esce la gara della linea 2, 127 milioni: Cosa vuoi fare? Cosa vuoi far da grande? Ti spiego la mia situazione … allora io sto facendo la prostituta perché proprio per l’indole che ho come segnalamento, sto lavorando ufficialmente per la Bombardier… allora le società che parteciperanno saranno Alstom, Ansaldo, Bombardie e forse Siemens”. Per questa vicenda sono indagati pure Rudolf Unverzagt, Sales manager di Siemens, e il project manager Camillo Gallizioli. Accusati di turbativa d’asta e corruzione per aver promesso che “Siemens una volta aggiudicato l’appalto, si sarebbe avvalsa per la sua esecuzione di una serie di subfornitori d’interesse di Bellini e che inoltre avrebbe remunerato il pubblico ufficiale attraverso una dazione, ancora da quantificarsi, occultata all’interno dei compensi riconosciuti a Ceit”. Cioè la società – indicata da Bellini – che avrebbe avuto il subappalto dalla grossa società tedesca. In cambio il dirigente di Atm è accusato di aver favorito “la partecipazione di Siemens alla gara in questione, attraverso il rilascio di informazioni sulle imprese concorrenti ed i capitoli dell’offerta sui quali ciascuna di loro manifestava le principali difficoltà, attraverso la possibilità di influire sulle valutazioni tecniche della commissione giudicatrice”. Al referente di un’altra società interessata ai lavori in subappalto, invece, Bellini spiegava: “Il discorso con voi è quello di proporvi come partner di una di queste 3 società che poi vinca, perché a noi non ce ne frega niente di chi vince“. In un’altra occasione il dirigente vestiva i panni del bookmaker sulla gara d’appalto: “Siamo quasi al 70 percento che vince Siemens perché Bombardier ha dei grossi problemi e probabilmente è arrivata al dunque. Bombardier è in grosse crisi e Alstom e con tutti i problemi che abbiamo avuto sulla linea 1 con le frenature non è in buone acque ed è incasinata, dunque la partita si svolgerà tra Hitachi e Siemens. Io in questo momento se dovessi scrivere su un foglio bianco chi vince ti dico Siemens“.

La gara del 2006: “È andato via un milione eh” Tra le pieghe dell’inchiesta viene fuori anche un retroscena su un appalto che – a sentire il tono delle conversazioni – sarebbe stato truccato addirittura 14 anni fa. “L’imponente mole di documenti – scrive la giudice – descrive un fenomeno criminale in essere da ben più tempo rispetto all’inizio delle investigazioni, come d’altra parte ha affermato lo stesso pubblico ufficiale che in alcune occasioni ha collocato verbalmente la creazione di Ivm quale strumento per inserirsi privatamente nel settore degli appalti Atm a circa dieci anni fa, e come anche confermato da plurimi riferimenti emersi nei dialoghi intercettati, come quelli, eclatanti, alla gara del 2006 per la manutenzione del segnalamento della M1″. Si tratta della gara del 2006 per la manutenzione della linea rossa, definita la “procedura gemella a quella per la M2 oggetto di alcune delle attuali contestazioni”. Il 29 gennaio del 2019 Bellini è a pranzo al Giglio Rosso con altri due indagati e parlano della gara per il sistema di segnalamento della metro Verde. “Succederà come è successo in linea 1 – rievoca il dirigente – Il 19 dicembre 2006, aperta la busta tecnica, Alstom aveva un punto e mezzo rispetto a Siemens…aprono la parte economica, questo succede alle 10 di sera, con il vecchio direttore generale, Alstom 64 milioni e qualcosa Siemens 12 milioni in meno...panico… è partito Zani, da Bologna…io lavoravo per Alstom, Alstom gli avevo preparato le carte … scusate il termine, con una valigetta, a mezzanotte e qualcosa si è incontrato con il direttore generale … alle 2 di mattina ha vinto Alstom … è andato via un milione eh … e io credo che qua con queste cifre qua … perché questo non è un appalto, perché è vero che siam partiti a 64, ma dopo 10 anni è diventato 112 … questo qua parte 127 tra 7 anni che è il tempo tecnico arriverà a 200 … perché son tante le varianti e son tante le condizioni che non son state valutate da un punto di vista tecnico progettuale”. In pratica per “ingolosire” gli interlocutori, secondo l’accusa Bellini racconta l’anneddoto dell’appalto di 14 anni prima, sottolineando che anche in questo caso il valore della gara lieviterà negli anni fino a 200 milioni di euro, a causa delle varianti che saranno necessarie in corso d’opera. Così come era accaduto per quello del 2006: qualsiasi contestazione penale al riguardo, però, è ormai prescritta. Oltre che frutto esclusivo della ricostruzione di Bellini: potrebbe pure trattarsi di una circostanza fasulla.

“Metti il cavo sbagliato, se ne accorgono solo con un incendio” – Molto più recente – risale all’19 marzo del 2019 – invece l’intercettazione tra Bellini e l’amministratore di una delle società coinvolte nell’inchiesta, in cui il dirigente Atm propone di falsificare “la stampigliatura di un cavo” elettrico con caratteristiche diverse da quelle “richieste da Atm“. In pratica la società ha a disposizione cavi della misura RG16 mentre il capitolato li prevede della misura RG18, più grandi e resistenti. “Bisogna falsificare le carte e io faccio finta di niente – assicurava – l’unica cosa è che quando tu lo posi se sopra ci vuoi stampigliare devi far lo stampiglio. Io non vengo neanche a farti i collaudi“. L’unico rischio, continuava sempre Bellini, e che “se viene il magistrato prende il pezzo di cavo lo manda a una società per l’analisi chimico-tecnica e dice: Oh questo non è” il cavo giusto. Ma perché sarebbe dovuto venire un magistrato? “Ma cazzo – ragionava Bellini – ma per arrivare quello deve bruciare la galleria”. Parole che per il giudice dimostrano il “livello di spregiudicatezza raggiunto da Bellini”.

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