Mentre il Senato italiano approvava l’ordine del giorno sullo scioglimento di Forza Nuova, anche al Parlamento europeo si è discusso dell’assalto neofascista alla sede della Cgil del 9 ottobre scorso. All’Eurocamera è andato in scena un dibattito molto acceso sulla “crescita dell’estremismo di destra e del razzismo in Europa (alla luce dei fatti recenti di Roma)”. Com’era prevedibile, la discussione è stata un nuovo round nel confronto dialettico fra i partiti di destra e di sinistra italiani, con i rispettivi eurodeputati a difendere diverse letture sull’attacco alla sede sindacale. Tra i più agguerriti c’era sicuramente Brando Benifei, capodelegazione del Partito Democratico in Europa e principale sostenitore della necessità di portare il tema all’attenzione dell’Ue. “La destra ultranazionalista di questo Parlamento ha fallito cercando di impedire questo dibattito, oggi necessario”, ha detto per poi attaccare direttamente Lega e Fratelli d’Italia. “Chiedo meno reticenza e balbettii quando bisogna difendere la nostra democrazia dall’eversione. Giorgia Meloni e Matteo Salvini, abbiamo visto troppa timidezza da parte vostra nel riconoscere la matrice di questi attacchi. Vergognatevi almeno un po’ e provate per una volta a essere all’altezza della storia dell’Europa uscita dal nazifascismo e della Costituzione italiana”.

Sulla stessa linea si sono mossi i suoi compagni di partito Simona Bonafé e Massimiliano Smeriglio. La prima ha criticato “la volontà precisa di minimizzare in modo ambiguo e irresponsabile l’ispirazione di queste organizzazioni politiche all’eredità fascista, dalla quale non si riesce mai a prendere le distanze fino in fondo”. Il secondo ha legato le violenze neofasciste di Roma alla deriva autoritaria polacca, alla costruzione di un’opinione pubblica antisistema e alla “torsione razzista” della società.

“Parole troppo indulgenti dai partiti della destra italiana. Anni di propaganda populista e nazionalista hanno contribuito a creare una base culturale su cui oggi attecchiscono forze che si richiamano agli anni bui dell’Europa”, la critica di Nicola Danti di Italia Viva. L’eurodeputato ha anche ricordato che in Italia una sede sindacale non veniva assalita dal 1922, cioè in epoca di ascesa fascista, e che uno degli assaltatori, Roberto Fiore, è stato membro del Parlamento europeo. Mentre l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Laura Ferrara, ha voluto sottolineare che “i recenti eventi di Roma hanno riacceso l’attenzione sulla pericolosità dei gruppi di estrema destra che usano la violenza, sia fisica che morale, come metodo della propria azione politica. Sono anche l’ennesimo segnale di un crescente fenomeno che interessa ogni Stato Membro dell’Ue”.

“Vari partiti istituzionali in Europa strizzano l’occhio a fascisti e violenti. Lega e Fratelli d’Italia usano un linguaggio ambiguo e non riescono a rinnegare il fascismo”, ha detto invece Ignazio Corrao, ex membro storico del Movimento 5 Stelle ora passato nel gruppo dei Verdi/Ale. Il deputato ha voluto però sottolineare la differenza tra la condanna all’azione violenta di un gruppo ristretto e la legittima protesta contro l’obbligo del green pass per accedere al luogo di lavoro, provvedimento che reputa ingiusto.

“Strumentale, decontestualizzato e di parte”, ha definito il dibattito il leghista Polo Borchia, condannando le violenze contro la Cgil ma chiamando in causa episodi a suo dire analoghi avvenuti a Milano per mano di anarco-insurrezionalisti. “Secondo un rapporto Europol, nel 2020 i casi di violenza sono stati originati più da gruppi di sinistra che di destra”.

Come lui, anche i deputati di Fratelli d’Italia hanno criticato il legame, a loro avviso ingiustificato, tra un singolo episodio deprecabile e una generalizzata crescita del fenomeno. Raffaele Fitto ha parlato di “due pesi e due misure” nell’analisi parlamentare, citando nel dettaglio i dati di Europol, che fra il 2019 e 2020 hanno visto un solo evento violento, su 66, con matrice di estrema destra. Poi la richiesta, anche da Strasburgo, delle dimissioni del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, un refrain abituale del suo partito. Nicola Procaccini si è spinto oltre: “Questo dibattito è una vergogna, che sporca vigliaccamente l’immagine dell’Italia all’estero. Non esiste nessuna escalation dell’estremismo di destra in Europa”.

Se gli europarlamentari italiani hanno monopolizzato la prima parte del dibattito (11 interventi su 30), a prendere la parola sono stati pure diversi esponenti politici stranieri. Tra di loro, in un italiano quasi impeccabile, Marc Botenga della sinistra belga: “L’Italia è l’unico Paese dell’Ue dove la gente vive peggio di 30 anni fa. La gente è arrabbiata e l’estrema destra devia la rabbia verso i migranti e i sindacati”. La deputata Sira Rego, del partito spagnolo Izquierda Unida, ha correlato la crescita della violenza a una serie di parole d’ordine della destra, sia in Italia che altrove: proteggere le frontiere dall’invasione dei migranti, sradicare l’ideologia Lgbt, combattere la presunta “dittatura progressista”.

Ma non sono mancati gli interventi in senso opposto, come quello dell’ungherese Enikő Győri di Fidesz, il partito del premier Viktor Orban, ambasciatrice in Italia per quattro anni dal 1999 al 2003. O quelli degli eurodeputati del Rassemblement National: “Li chiamate estremisti di destra, ma sono i difensori delle libertà, della democrazia, e delle sovranità che voi cercate di screditare”, le parole di Jean-Lin Lacapelle, membro del partito di Marine Le Pen.

In un dibattito fatto di feroci attacchi incrociati, l’intervento che strappa il più convinto applauso all’aula è quello di Romeo Franz, eurodeputato tedesco dei Verdi di origine sinti che le discriminazioni e l’estremismo di destra li ha vissuti sulla pelle della propria comunità. “Possiamo avere opinioni diverse su tante cose. Ma non possiamo tollerare alcuna forma di violenza e dobbiamo sempre tutelare chi ne è vittima”.

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