Piani chiari e corridoi umanitari: l’Unione europea deve attuare gli impegni presi a giugno. E l’Italia deve continuare a salvare le vite umane in mare sulla rotta mediterranea. E’ la linea del presidente del Consiglio Mario Draghi, intervenuto in Parlamento per riferire in vista del Consiglio europeo in programma a Bruxelles il 21 e 22 ottobre. Draghi aggiunge che “l’approccio del governo non può che essere equilibrato, efficace e umano. Deve essere efficace in due sensi, nel proteggere i confini nazionali dall’immigrazione illegale e dai traffici dell’immigrazione, ma efficace anche nell’accoglienza. Per trasformare i migranti in fratelli occorre saperli accogliere, bene e con il senso dell’importanza di essere italiani. Sennò non riusciremo ad accoglierli e ne faremo dei nemici. E ne abbiamo già fatti di nemici”. Una posizione espressa poco dopo aver detto che in effetti gli sbarchi sono “doppi rispetto a quelli dello stesso periodo dell’anno scorso”. In controluce, insomma, un messaggio al leader della Lega Matteo Salvini che come noto non lascia un millimetro alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, anche e non solo sulla questione migranti. Il tema dell’immigrazione è tra quelli affrontati dal presidente del Consiglio anche nella colazione di lavoro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E d’altra parte a Draghi, in Aula, ha risposto la Lega che con l’ex sottosegretario agli Interni Stefano Candiani ha dedicato una sottolineatura proprio a quel passaggio sull’integrazione nel discorso del capo del governo. “Le parole che lei ha detto sull’immigrazione noi le sottoscriveremmo – dice Candiani, piazzando subito un condizionale – Approccio ‘equilibrato, efficace e umano’ e chi non lo vorrebbe. Facciamo in modo che si proteggano i confini e che l’accoglienza sia data a chi ne ha diritto davvero perché non siamo in grado di dare risposte agli italiani. Non basta mettere fondi nel sistema di accoglienza, per esserci integrazione ci deve essere lavoro, senza lavoro non c’è accoglienza”.

Draghi aveva detto tra l’altro che l’Europa “ha un ruolo unico, insostituibile sia per la dimensione degli interventi sia per le molte circostanze in cui la solidarietà sarà necessaria, ci si sta non solo per bisogno ma per realismo e idealismo”. Lo dicono i numeri, precisa il presidente del Consiglio: “Le cifre attuali indicano sbarchi doppi rispetto a quelli dello stesso periodo dell’anno scorso. Al 19 ottobre sono stati 50500 a fronte di 26.000 dell’anno scorso. Circa 87.500 persone sono arrivate nell’Unione europea dal Mediterraneo via terra e via mare. Di queste circa 49.000 in Italia. Infine, nella rotta del Mediterraneo centrale, dall’inizio dell’anno all’11 ottobre, sono morte circa 1.106 persone”.

Per raggiungere gli obiettivi, continua il premier, “è essenziale che la Commissione presenti piani d’azione chiari, adeguatamente finanziati, e rivolti con pari priorità a tutte le rotte del Mediterraneo, compresa quella meridionale. A questi piani andrà poi data rapida attuazione. L’Unione europea deve inoltre prestare attenzione alla specificità delle frontiere marittime e all’effettiva stabilità politica della Libia e della Tunisia“, ha commentato. “Mi aspetto che la Commissione europea e il Servizio europeo per l’azione esterna assicurino al Consiglio europeo un costante aggiornamento sull’attuazione degli impegni e sulle risorse finanziarie, anche per una questione di trasparenza verso il Parlamento europeo e i Parlamenti nazionali”, ha proseguito.

Quanto ai rimpatri, Draghi fa notare che l’azione dell’Ue “è incomparabilmente più vigorosa, più efficace, più penetrante dell’azione svolta da un singolo Paese” e i rimpatri sono “troppo spesso e troppo poco attuati. Questi progressi richiedono più Europa. Attualmente sono stati presentati otto piani di azione dalla commissione per i Paesi prioritari: si tratta di Afghanistan, Bosnia-Erzegovina, Iraq, Libia, Marocco, Niger, Nigeria e Tunisia. Possono essere migliorati per quanto concerne le tempistiche e l’identificazione delle risorse finanziarie del bilancio dell’Unione Europea”.

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