Quentin Tarantino in trionfo. L’uomo che vive di Cinema, è finalmente giunto alla Festa del Cinema di Roma, dove ha ricevuto il premio Lifetime Achievement Award e intrattenuto un pubblico osannante che si è beato della sua presenza in un glorioso Incontro Ravvicinato. Perché Tarantino ha la capacità di trasformare in show ogni sua risposta, in provocazione ogni dichiarazione, ma soprattutto in amore assoluto per la Settima Arte ogni gesto, parola e sguardo. A premiarlo è stato un commosso Dario Argento capace di esclamare “Viva Quentin Tarantino!” dopo averlo celebrato come uno dei migliori registi di sempre. E a omaggiarlo, come sorpresa, sono stati anche tre dei suoi attori cult che hanno mandato un video di congratulazioni per il premio: Samuel L. Jackson, John Travolta e Christoph Waltz.

Sette le clip dai suoi film presentate da Antonio Monda nell’Incontro di serata, ed è bello e giusto partire dall’ultima perché forse la più celebre e iconica girata da Quentin: il ballo di Uma Thurman e John Travolta in Pulp Fiction. “Sì è vero che la coreografia principale l’ha creata John, ma per Uma l’ho fatta io” ha spiegato il regista. “L’idea fosse un twist era perfetta, peraltro Travolta aveva vinto una gara di twist a 12 anni, ma fu lui a dirmi che ballare solo quello era noioso, dovevamo integrare la scena con altre mosse, più divertenti. Così è stata: John decideva le mosse e io davo un segnale quando queste dovevano cambiare”.

Innamorato del cinema italiano (il suo film preferito da sempre resta Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone, da cui si è inventato di nominare una delle sue inquadrature “Sergio”) e noto sdoganatore dei cineasti tricolore di genere fra gli anni ’60 e ’70 (“gli italiani di genere avevano una marcia in più degli americani: i loro film hanno un sapore operistico, sono grandiosi in ogni aspetto, vuoi si tratti di musica o di sangue, di passioni o di perversioni. Insomma sono bigger than life!”) Tarantino non ha nascosto il proprio desiderio di girare un film nel Belpaese, soprattutto a Cinecittà. “Mi piacerebbe da pazzi, e anche a mia moglie piacerebbe, devo solo trovare la storia giusta. Sarebbe una benedizione, specialmente girare a Cinecittà! Non sarebbe il mio prossimo film, infatti per ora è solo un’idea, ma questa “cosa” da girare in Italia potrebbe essere nello stile dello spaghetti western con tutti i personaggi che parlano lingue diverse”. E sempre in riferimento all’Italia si commuove pensando al lavoro fatto con Ennio Morricone per The Eithful Eight, film con il quale il nostro grande musicista ha vinto l’unico Oscar a parte quello alla carriera. “Era un sogno lavorare con Ennio. Il mio compositore preferito, non solo di cinema, preferito in assoluto. Gliel’avevo chiesto da anni se potevamo lavorare insieme, facendo The Eightful Eight ho capito che volevo una colonna musicale originale (a differenza degli altri film). Se me l’avesse negata non l’avrei fatta scrivere da nessun altro. Lavorare con un vero gigante, un gigante autentico”.

Autore di un libro recente, C’era una volta a Hollywood (La Nave di Teseo), Quentin ha anche parlato della sua passione giovanile per la lettura dei libri tratti dai film, che “però non sono molto belli in genere. Ma alla fine ne ho fatto uno anche io perché volevo che i miei personaggi continuassero a vivere: del resto quanto ho studiato per creare Rick Dalton e il suo stunt-man Cliff.. meritavano di essere approfonditi!”. E a proposito di personaggi e dei loro attori con molto interesse Tarantino ha spiegato la modalità di scrittura e poi di casting. “Talvolta scrivo un ruolo pensando a un attore in particolare, perché è facile in fondo, ma poi mi rendo conto che crearlo senza il volto di chi già conosco mi offre più libertà. Così ad esempio è stato quando ho scritto il personaggio di Hans Landa per Bastardi senza gloria: io non sapevo chi l’avrebbe interpretato, sapevo doveva parlare molte lingue.. poi è arrivato Christoph Waltz et voilà, era l’uomo giusto, il poliglotta! Per Django Unchained invece ho fatto l’inverso in riferimento a Christoph che già conoscevo, ovvero l’ho scritto proprio per lui il dr Schultz e ha funzionato perfettamente perché ormai conoscevo il valore di Waltz. Quindi in realtà vanno bene entrambi i metodi”. Del resto gli attori sono particolarmente amati dal regista Palma d’oro a Cannes nel 1984 perché lui stesso ha iniziato come attore, “ho fatto quella scuola inizialmente, ma poi mi sono accorto che amavo troppo il cinema da farsi che non da recitarsi. E poi sapevo molto di più di film dei miei compagni. Ho anche mentito mie comparsate in film di Romero e Godard solo per fare curriculum, ma poi ho detto a me stesso: la prossima volta che reciterò – veramente – sarà solo in un film girato da me”.

Con il suo cinema, grandioso e spettacolare, Quentin Tarantino ha dimostrato anche di saper cambiare la Storia, qualcosa che (“se state attenti”) è già nel titolo del suo ultimo lavoro, che è una fiaba, ma che ha sollevato qualche polemica presso alcuni ambienti. “A questi io dico: se non vi va bene andate a vedere film di altri registi, non venite a vedere i miei!”. E ben poco pietoso è verso certe pellicole che non dovrebbero essere state mai fatte, come Nascita di una nazione di Griffith: “È il film che ha ridato la possibilità al KKK di riformarsi e ha messo in scena il peggio dello spirito americano, esaltando soprattutto il vizio schiavista degli stati del Sud. All’epoca nessuno impedì’ a Griffith di farlo, nel tempo sarebbe diventato impossibile per lui, specie dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma così va la Storia. Per questo forse amo cambiarla..”.

Speranzoso come tutti che la pandemia sia quasi finita, il Tarantino divenuto padre di recente (“mio figlio mi ha cambiato la percezione del tempo”) non ha dubbi che il cinema in sala continuerà a vivere, o almeno così spera anche perché “mi sono comprato un’altra sala..!”

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