Basta discutere di green pass. Trovo veramente incredibile perdere così tanto tempo su questo tema. E soprattutto alle mie compagne e ai miei compagni di sinistra, che continuano su questo terreno, vorrei dire che la nostra straordinaria energia critica andrebbe esercitata per altri problemi“. È il monito pronunciato ai microfoni de “L’Italia s’è desta”, su Radio Cusano Campus, dal deputato di LeU, Stefano Fassina, che sottolinea: “Dovremmo incalzare il governo affinché attui i suoi programmi il prima possibile, affinché vengano assunti medici e infermieri, affinché ci sia una sospensione dei brevetti dei vaccini in modo che miliardi di persone di Paesi meno sviluppati possano vaccinarsi. Ci sono tanti capitoli sui quali possiamo esercitare la nostra funziona critica, ma lasciamo stare questa discussione sul green pass, che è diventata francamente insopportabile“.

Fassina si esprime criticamente anche sui sindacati e sulle affermazioni rese reiteratamente dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini: “Capisco poco la loro posizione. Se noi siamo tutti convinti che bisogna massimizzare le vaccinazioni e se questo è l’obiettivo condiviso, il green pass obbligatorio è lo strumento meno invasivo per raggiungere l’obiettivo, perché consente dei margini di libertà a chi legittimamente ha una posizione diversa. Io potrei capire, ma non condivido, la posizione di chi, essendo contrario al vaccino obbligatorio, di fronte all’imposizione del green pass, che è un’approssimazione di quell’obbligo, vuole i tamponi gratuiti – spiega – Ma le organizzazioni sindacali, da un lato, dicono che vogliono il vaccino obbligatorio e dall’altro vogliono pure i tamponi gratuiti per tutti: lo ritengo contraddittorio. Ovviamente è giusto che chi non può vaccinarsi per motivi di salute possa fare il tampone gratuito, ma non vedo come si leda il diritto al lavoro nel momento in cui il vaccino è gratuito per tutti e i tamponi sono gratuiti per chi non si può vaccinare. Ecco, non capisco l’insistenza dei sindacati su un punto di ragionevolezza. Io sarei per archiviare questa discussione e concentrarci sulle priorità drammatiche, a cominciare proprio dal diritto al lavoro che viene negato dai morti che continuano a esserci“.

E aggiunge: “C’è una sorta di rassegnazione che sconfina nell’indifferenza rispetto ai 3 morti al giorno sul lavoro. E questo è inaccettabile. Diventa ancora più inaccettabile quando il presidente di Confindustria continua a ripetere che in Italia c’è una cultura anti-impresa. In realtà, c’è una cultura anti-lavoro, perché muoiono tre persone al giorno. Il caso di Gkn? Dovrebbe esserci questo famoso decreto contro le delocalizzazioni, che era partito con obiettivi ambiziosi e via via è stato annacquato. Dopodiché, c’è un problema strutturale che tutti fanno finta di non vedere e che mi rendo conto che è difficile da risolvere. Tu puoi anche mettere qualche sanzione – conclude – ma se noi abbiamo un mercato interno europeo dove in Romania e in Bulgaria si pagano i lavoratori 300 euro al mese senza alcun diritto sindacale, come puoi bloccare le delocalizzazioni? Il problema è alla fonte. Devi fare in modo che vi siano dei meccanismi di protezione e il protezionismo ai fini sociali non è una brutta cosa, non è autarchia. Però basta con questa ipocrisia. Ci sono meccanismi strutturali che, per carità, sono difficili da mettere in discussione. Ma se tu non intacchi quelli e pensi di arginare questo meccanismo di svalutazione del lavoro, meccanismo su cui è costruito il mercato unico europeo, senza colpire quelle direttive, è chiaro che non vai molto lontano”.

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Green Pass, il governo mette la fiducia sul secondo decreto per scuola e trasporti

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