“La mia vita è in pericolo”. Così è stata titolata l’intervista a Giovanni Terzi di “Storie Italiane”. Lo scrittore, attuale compagno di Simona Ventura, ha deciso di raccontare al pubblico di avere una rara malattia degenerativa molto seria perché spera che possa diventare per lui terapeutico. “Fa sì che io l’affronti”, ha confidato ad Eleonora Daniele. I primi sintomi sono cominciati un anno fa. “Durante una passeggiata in montagna facevo fatica a respirare”. Da lì sono iniziati i primi controlli e una serie di analisi, che l’hanno portato a scoprire di avere una malattia genetica che ha ereditato da sua madre. “Fino ad allora non ne sapevo nulla, a un certo punto si è accesa e ha iniziato a uccidere la respirazione e il mio polmone. I miei polmoni erano compromessi al 40%. La genesi è collegata alla dermatomiosite amiotopica, la stessa patologia che aveva mia madre, scomparsa in tre anni. È una malattia degenerativa e genetica che devo curare con medicine, che però mi hanno creato altri problemi tra cui il diabete”.

Questa malattia potrebbe costringere Terzi a un trapianto di polmoni. Per fortuna, rispetto a quando sua mamma è scomparsa, la scienza ha fatto degli enormi passi in avanti. Oggi ci sono delle nuove terapie, ma solo “a dicembre sapremo se stanno facendo effetto oppure no. Con terapie sperimentali, insieme al cortisone e ad altre medicine, si cerca di fermare la progressione di questa malattia. L’alternativa è il trapianto dei polmoni, non voglio arrivare a quello. Sono convinto che queste medicine sperimentali facciano il loro corso”.

Terzi ha raccontato al pubblico televisivo di aver vissuto un momento molto duro, dove si è molto preoccupato. “Proprio ora che ho tutto sereno attorno – una donna meravigliosa accanto, la mia famiglia, tutti noi insieme… è proprio vero che la vita ti dà e ti toglie”. Per fortuna al suo fianco c’è sempre stata Simona Ventura, che l’ha supportato con tutta se stessa. “Ho affrontato tutto con Simona, poi è partita la speranza. Simona ha ridato progetto alla mia vita, ha dato senso a tutto. Facciamo fatica a staccarci, stiamo così bene con i nostri ragazzi. Nella malattia mi è stata sempre vicino, come una roccia. Ha tenuto botta sempre. In alcuni momenti mi ha fatto capire la sua preoccupazione, ma lei riesce a sedarmi, non a farmi aumentare le paure”.

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