I ricercatori dell’Università Greifswald in Germania erano stati i primi a segnalare le rare e gravi trombosi e a la trombocitopenia indotte dal vaccino AstraZeneca. A distanza di mesi gli scienziati del dipartimento di Medicina trasfusionale – che hanno proseguito lo studio e non hanno smesso di indagare le cause e le sue conseguenze – hanno pubblicato sul New England Journal of Medicine quello che hanno scoperto sulla Trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (Vitt). La Vitt è causata da anticorpi contro il fattore quattro delle piastrine che attivano le piastrine e il sistema di coagulazione.

“I pericolosi anticorpi anti-PF4, che hanno inducono le trombosi della vena cerebrale e altre trombosi insolite dopo la vaccinazione – si legge in un comunicato dell’ateneo tedesco – scompaiono nella maggior parte dei pazienti entro tre mesi”. Secondo il professor Andreas Greinacher che ha condotto sin dall’inizio gli studi clinici dopo i primi casi: “I pazienti possono essere vaccinati una seconda volta senza recidiva degli anticorpi”. Il team di ricerca ha quindi trovato prove della transitorietà di questi anticorpi. I risultati potrebbero avere importanti implicazioni soprattutto nei paesi che utilizzano principalmente il vaccino a vettore virale sviluppato dall’Università di Oxford e destinato alla popolazione più anziana visto che i casi segnalati riguardavano soprattutto donne giovani. Lo studio è stato condotto su 35 pazienti con VITT confermata (27 donne e 8 uomini; età media 53 anni.. Tra i 18 e i 77 anni. Il test di attivazione piastrinica è diventato negativo in media entro 12 settimane in media.

I ricercatori quindi consigliano, prosegue la nota, di mantenere una distanza temporale tra le due somministrazioni di almeno tre mesi. “Ciò riduce fortemente il rischio che la seconda vaccinazione venga somministrata a un individuo con pericolosi anticorpi in circolo. Questi anticorpi potrebbero non causare problemi clinici, ma possono causare trombosi quando viene somministrata la seconda dose di vaccino mentre gli anticorpi sono ancora presenti”.

La scienziata, Linda Schönborn, prima autrice dello studio, spiega perché questi risultati sono così importanti per i pazienti affetti e le loro famiglie. “I medici erano preoccupati che questi anticorpi potessero persistere per molti mesi o addirittura anni. Il rapido declino degli anticorpi patogeni è un grande sollievo per i pazienti e le loro famiglie poiché il rischio di trombosi sembra scomparire in poche settimane”. La seconda importante conseguenza degli studi del gruppo di Greifswald è evidenziata dal dottor Thomas Thiele, esperto di trombosi ed emostasi e medico senior del reparto di Medicina trasfusionale: “Con il calo degli anticorpi abbiamo offerto ai pazienti che soffrivano di VITT dopo la prima vaccinazione dose, un secondo vaccino a Rna messaggero. In nessuno di essi la seconda vaccinazione ha indotto la ricorrenza dei sintomi o ulteriori complicanze”. Ciò consente di fornire a questi pazienti una protezione vaccinale completa. Tuttavia, sebbene probabile, al momento non è noto se questi pazienti possano tollerare anche una seconda vaccinazione con il vaccino AstraZeneca. Nello studio, si legge sul Nejm, cinque pazienti hanno appunto ricevuto il vaccino a Rna Pfizer come seconda somministrazione da 10 a 18 settimane dopo la prima dose e mentre stavano ancora ricevendo anticoagulanti. Tutti i pazienti, tranne uno, avevano un risultato negativo del test di attivazione delle piastrine prima della vaccinazione della seconda dose. In nessuno dei pazienti si sono verificate nuove complicanze.

“Per ottenere una protezione completa contro la malattia – scrivono gli scienziati – è necessaria una seconda vaccinazione dopo una prima dose” di Astrazeneca. “Sulla base della nostra piccola serie di pazienti, la successiva vaccinazione con un vaccino mRna sembra essere sicura dopo che i risultati dei test di attivazione piastrinica per gli anticorpi Viit sono diventati negativi… In molte parti del mondo non sono disponibili test anticorpali anti-PF4. In tale situazione, un approccio pragmatico consiste nell’aspettare almeno 12 settimane dopo un episodio di Vitt prima di prendere in considerazione la seconda vaccinazione”.

Lo studio sul New England journal of medicine

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