Una reazione immunitaria che attiva gli anticorpi e quindi innesca la trombosi: secondo i ricercatori dell’Ospedale universitario di Greifswald, è questo il meccanismo che si cela dietro ai rari casi di trombosi cerebrale grave che hanno portato per alcuni giorni alla sospensione del vaccino AstraZeneca. “Possiamo dire che molto, molto raramente qualcuno svilupperà questa complicazione”, ha spiegato Andreas Greinacher, il professore a capo del gruppo di lavoro. Secondo i risultati in suo possesso, quindi, è questa la causa dei coaguli di sangue riscontrati in un piccolo numero di destinatari del vaccino sviluppato dai ricercatori dell’università di Oxford. Ma, soprattutto, una volta noto il meccanismo è possibile anche individuare precocemente i casi sospetti dopo la vaccinazione e prescrivere una terapia per curarli, con farmaci già noti. Per questo, ha affermato Greinacher, “ora le persone non devono più aver paura di vaccinarsi con AstraZeneca”.

I risultati a cui sono giunti i ricercatori dell’ospedale universitario di Greifswald, in collaborazione con altri scienziati europei, le università di Graz e Vienna e il Paul-Ehrlich-Institut tedesco, sono ancora preliminari: sono in fase di analisi da parte di esperti indipendenti. Dopo i primi casi di trombosi della vena sinusale riscontrati in Germania, l’ospedale universitario di Greifswald ha esaminato i loro campioni di sangue. I ricercatori hanno riscontrato un meccanismo molto simile a una trombocitopenia indotta da eparina (HIT) di tipo 2, in cui si formano anticorpi contro il complesso fattore piastrinico 4 (PF4)-eparina, che provocano l’attivazione delle piastrine. Il professor Greinacher ha spiegato in conferenza stampa che gli anticorpi formati nelle persone vaccinate erano molto simili a quelli che si verificano con la HIT 2.

Non è ancora chiaro però quale sia il fattore che provoca la formazione di questi anticorpi e se via sia effettivamente un nesso con il vaccino: Greinacher non ha voluto sbilanciarsi. Ma, indipendentemente dal fatto che il vaccino o qualcos’altro porti ai coaguli di sangue, “quando si verifica, ora sappiamo come trattare questi pazienti e come affrontare questa complicanza in modo mirato. Questa è una delle notizie migliori in assoluto”, ha sottolineato il professore in conferenza stampa. Infatti, se effettivamente la causa dei casi di trombosi dovesse essere quella individuata dai ricercatori tedeschi, esiste un test che può rilevare la presenza degli anticorpi ed esistono dei trattamenti già noti.

Intanto, sulla base di questi risultati preliminari, la Gth (Gesellschaft für Thrombose- und Hämostaseforschung) ha stilato delle raccomandazioni: le persone vaccinate che hanno dolori alle gambe, vertigini, mal di testa o disturbi visivi dal quinto giorno dopo la vaccinazione devono essere testate per l’HIT di tipo 2. I sintomi sono normali nei primi giorni, mentre quelli legati al rischio di trombosi si manifestano solo dopo il quinto giorno. Se il test è positivo, la Gth consiglia di somministrare l’immunoglobulina G per via endovenosa contro l’attivazione del CD32. Ciò presumibilmente interromperà il meccanismo che porta alla trombosi. “La terapia dovrebbe essere disponibile in ogni ospedale di medie dimensioni”, ha affermato Andreas Greinacher. Quindi, nonostante i ricercatori abbiano ribadito che il rischio di complicazioni – legate o meno al vaccino – sia molto molto raro, secondo le loro ricerche esiste anche una possibile terapia efficace.

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