Nonostante la forte ripresa dell’economia dell’Eurozona, il cui pil a fine anno dovrebbe superare i livelli pre Covid, la Bce procede con estrema cautela nella riduzione degli aiuti straordinari avviati lo scorso anno per contrastare gli effetti della pandemia. Il Consiglio direttivo ha deciso infatti di lasciare invariati a zero i tassi di interesse e ha sì annunciato una riduzione del ritmo degli acquisti di titoli nel quadro del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp), ma ha specificato che sarà “moderata“. Una scelta che ha rassicurato le Borse europee, che avevano aperto in calo e dopo la mossa hanno riguadagnato terreno. La presidente Christine Lagarde in conferenza stampa ha tenuto a precisare che “quello che stiamo facendo non è un tapering (una riduzione graduale degli attivi a bilancio, ndr), stiamo ricalibrando il Pepp che è un programma d’emergenza”. Gli analisti concordano sul fatto che si è trattato di una mossa accomodante anche perché resta aperta la porta a una nuova accelerazione nel primo trimestre del 2022 se ve ne fosse bisogno.

“Sulla base di una valutazione congiunta delle condizioni di finanziamento e delle prospettive di inflazione”, il Consiglio ha ritenuto “che possano essere mantenute condizioni di finanziamento favorevoli” anche “con un ritmo degli acquisti netti di attività moderatamente inferiore rispetto ai due trimestri precedenti”. Nessun cambiamento è inoltre alle viste per quanto riguarda gli acquisti di bond tramite il “vecchio” programma avviato nel 2015 da Mario Draghi al ritmo mensile di 20 miliardi di euro. Gli acquisti procederanno “per tutto il tempo necessario a rinforzare l’impatto accomodante dei tassi”, e termineranno “poco prima che inizi ad alzare i tassi d’interesse”.

Per il Pepp viene comunque confermata la volontà di arrivare a un totale di interventi per 1.850 miliardi di euro proseguendo almeno sino alla fine di marzo 2022 “e, in ogni caso, finché non riterrà conclusa la fase critica legata al coronavirus”. Confermata la flessibilità degli acquisti – sia per quanto riguarda i paesi che per la durata e la tipologia – “allo scopo di evitare un inasprimento delle condizioni di finanziamento incompatibile con il contrasto dell’effetto al ribasso della pandemia sul profilo previsto per l’inflazione”. Il Consiglio ribadisce la possibilità – “se necessario” – di “non utilizzare appieno la dotazione” ma anche di “ricalibrarla, se richiesto, per preservare condizioni di finanziamento favorevoli che contribuiscano a contrastare lo shock negativo della pandemia sul profilo dell’inflazione”.

L’economia dell’Eurozona “ha registrato un rimbalzo superiore alle aspettative nel secondo trimestre”, ha detto Lagarde, “ed è sulla strada di una forte crescita nel terzo” un andamento che la porterà “a superare a fine 2021 i livelli pre covid”. L’economista segnala i successi della campagna vaccinale con “il 70 % degli adulti vaccinati” ma ammonisce sulla “diffusione della variante delta che finora non ha imposto nuovi lockdown ma può ritardare le riaperture”. Quanto all’inflazione, dopo il +3% di agosto nell’Eurozona “ci aspettiamo ancora rialzi in autunno che però saranno seguiti da un calo il prossimo anno”. Gli aumenti “riflettono forti incrementi nei prezzi del petrolio, la cancellazione dello sconto Iva in Germania e le pressioni da carenze di materiali ed equipaggiamenti“. Tuttavia, “nel 2022 questi fattori dovrebbero attenuarsi”. La Lagarde ha quindi comunicato le nuove stime “riviste al rialzo dallo staff macroeconomico della Bce che vedono una inflazione al 2,2% nel 2021, all’1,7% nel 2022 e all’1,6% nel 2023”. La Bce vede quindi i rialzi come ‘temporanei’ ma se alcuni elementi dovessero trasferirsi sulle retribuzioni, spiega, “le pressioni sui prezzi potrebbero essere più durature”.

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