Le loro sono le storie più difficili, tra le decine arrivate a partire dalla fine di agosto a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it. Sono quelle delle persone che senza il reddito di cittadinanza si ritroverebbero, molto semplicemente, “abbandonate a un destino di povertà“, come scrive Roberto. Perché per motivi di salute o di età, oppure per la necessità di assistere un familiare gravemente ammalato, non hanno oggettivamente la possibilità di lavorare. Non sono eccezioni: come ha spiegato in una presa di posizione pubblica il presidente dell’Ordine degli Assistenti Sociali Gianmario Gazzi, “spesso non è la mancanza di lavoro a determinare la condizione d’indigenza, ma biografie pesantissime“. Non a caso solo 1 milione di percettori del sussidio – su quasi 3 milioni di persone coinvolte – sono soggetti alla sottoscrizione del cosiddetto “patto per il lavoro”.

Per queste situazioni in tutta Europa esistono aiuti pubblici “di ultima istanza”: misure di civiltà che offrono un paracadute a chi in assenza di quei benefici si ritroverebbe in grave indigenza. Eppure nel dibattito pubblico di questi giorni il problema non viene nemmeno sfiorato: le destre e Italia viva, nella loro battaglia per l’abolizione del reddito, si concentrano sul presunto (e smentito dai dati) “effetto divanosenza mai riconoscere l’esistenza di centinaia di migliaia di persone che non hanno bisogno di essere avviate al lavoro, ma di un aiuto per sopravvivere. Eppure, come ricorda Pietro nella sua mail, Salvini in passato ha più volte rivendicato la necessità di incrementare le pensioni di invalidità ferme a 290 euro. Lo scorso anno quell’assegno è stato aumentato, ma solo per alcune categorie e con paletti relativi al reddito familiare. Pietro continua a prendere 290 euro. “Grazie al reddito di cittadinanza riesco a sopravvivere. Se lo tolgono come farò?”.
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Ho 54 anni, da sei ho scoperto di avere un tumore alla testa, mi sono già operato due volte e ho perso l’udito all’orecchio sinistro. Ho un’invalidità civile al 75%, ricevo mensilmente una pensione di 290 euro al mese e grazie al reddito di cittadinanza riesco a sopravvivere. Se lo tolgono come farò? Salvini ha dimenticato di quando diceva di aiutare gli invalidi civili che vivono con 290 euro al mese? Loro hanno un bello stipendio. Degli ultimi si ricordano solo per chiedergli il voto.
Pietro A.

Sono un papà (pensionato) di un ragazzo di 37 anni che lavorava in un’agenzia immobiliare. Poi hanno licenziato tutti e lui non ha trovato altro. Da otto anni è iscritto presso il centro per l’impiego di Anagni e non è stato mai chiamato per un lavoro. È invalido all’80%, con problemi di salute, e prende d’invalidità 280 euro circa con cui paga la benzina e quel poco che gli serve per le sue necessità, ma gli pagavo io le bollette, il condominio, l’assicurazione della macchina che gli ho lasciato, il bollo. Il reddito, 500 euro, per lui è stato una salvezza. Toglierlo sarebbe un’infamia. Ho servito lo Stato nelle Forze Armate per una vita e non pensavo di doverlo mantenere, pensavo che lo Stato gli offrisse un lavoro adatto alle sue possibilità. Ma nessuno l’ha mai chiamato.
Silverio G., Fiuggi

Ho 60 anni, ho lavorato in nero in una piccola azienda e per 10 mesi non ho ricevuto stipendi (600 euro al mese). Li ho denunciati e ancora non ho ricevuto nulla. Ho lavorato anche nei call center, ma per un nodulo alle corde vocali che mi impediva di parlare e ho dovuto lasciare. Ho fatto altri lavoretti per pagare l’affitto e le bollette ma i soldi non bastavano mai e dovevo chiedere aiuto a famiglia e amiche. Sono anni che non esco con gli amici per una pizza perché mi vergogno a dire che non ho i soldi. Dico che non posso uscire per problemi di salute. Con il reddito di cittadinanza sopravvivo. È facile parlare per chi percepisce uno stipendio come quello dei parlamentari.
Marisa F.

Assisto come caregiver mia moglie affetta da sclerosi multipla, per questo motivo ho dovuto lasciare il mio lavoro. Percepisco 365 euro di reddito di cittadinanza perché nel calcolo considerano il reddito di mia moglie comprensivo di invalidità civile, inabilità al lavoro e indennità di accompagnamento: circa 1200 euro che usiamo per la sua sussistenza, il cibo, le bollette, il mutuo, medicinali non a carico della servizio sanitario nazionale, pannoloni, cibo per disfagici e visite mediche extra. Certo la cifra è poca cosa, ma almeno anch’io riesco a comprare qualcosa e sentirmi soggetto integrato nella società. Vergognoso che mi equiparino a un nullafacente.
Ferdinando B., Padova

Sono invalido civile e mia moglie ha il 55% di invalidità. Prima del reddito cittadinanza dovevamo vivere con circa 300 euro al mese, il mio assegno. Solo grazie al reddito abbiamo ripreso una vita decente, riuscendo a coprire le spese di affitto, bollette, cure e cibo. Io ho 63 anni e mia moglie 60: se tolgono questa possibilità di ricevere questo aiuto che faremo? Qualcuno ci offrirebbe lavoro a questa età? Ben vengano le modifiche per dare lavoro ai giovani, ma per persone come noi eliminarlo significa abbandonarci ad un destino di povertà. Renzi e gli altri che vogliono cancellarlo? Da noi si suol dire: il sazio non crede il digiuno, e purtroppo è cosi.
Roberto D.

Sono invalido civile per una malattia incurabile e, anche se sono autosufficiente, non riesco a trovare un lavoro idoneo. Fino al 2018 assistevo anche mio padre, invalido al 100% con pensione da lavoro ed accompagnamento. Alla sua morte ho dovuto affrontare non pochi problemi, con 284 euro al mese dovevo finire di pagare le sue e mie bollette, l’assicurazione auto, il bollo. E ogni tanto anche mangiare per non morire. Ora vivo dignitosamente.
Romano B.

Il reddito di cittadinanza sta contribuendo a far passare una vecchiaia quantomeno tranquilla a mia madre, che ha sempre fatto la casalinga. Mio padre è morto di tumore 5 anni fa all’età di 68 anni. Lei ne ha 64 anni e si è ritrovata dalla sera alla mattina senza più un’entrata, perché mio padre, da artigiano orafo, è sempre stato sfruttato dai datori di lavoro che non gli hanno versato i contributi. Ha dovuto lavorare fino all’ultimo giorno e quando è spirato a mia madre non è toccato nulla. I 650 euro che prende le bastano per affitto e bollette: per il resto la aiuto io, ma senza il reddito i 1.600 euro che guadagno non basterebbero per due famiglie.
Paolo B., Torre Del Greco

Se non avessi il reddito non potrei mangiare: sono una ex insegnante statale, messa obbligatoriamente in pensione al compimento del 67esimo anno di età pur non avendo i 20 anni di contributi necessari per percepire una pensione e avendo avuto, da parte dell’Inps, parere sfavorevole al pensionamento. Inoltre a un anno dal licenziamento non so né quando né come mi verrà riconosciuta la liquidazione. Da febbraio scorso mi hanno staccato il gas e cucino su una piastra elettrica.
Raffaela G.

Nel 2019 ho perso il lavoro. Mi avevano destinato sopra Luino, a 80 km da casa, per fare 25 ore alla settimana, anche di notte. Ho dovuto dare dimissioni. A giugno mi è stato diagnosticato un tumore maligno al quarto stadio. Per due anni, nella speranza di trovare nel frattempo lavoro, ho preso la Naspi, ma a 59 anni non ho trovato niente. Ho lasciato passare un anno perché non mi sembrava giusto chiedere il reddito di cittadinanza, ma stavo morendo di fame perché non avevo un reddito e vivo in un appartamento in affitto pagando 320 euro. Ho chiesto il reddito e mi hanno dato 98 euro perché contavano anche il fatto che prendevo la naspi e avevo la liquidazione, di cui però mi era rimasto poco. Ora ne prendo 398. A chi vuol togliere il reddito toglierei lo stipendio che prende e lo farei vivere come vivo io.
Michela C.

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