Le note incalzanti della “pizzica” sono tornate ad animare il piazzale dell’ex convento degli Agostiniani di Melpignano. Come vuole la tradizione, l’ultimo sabato di agosto si è tenuta la Notte della Taranta, un appuntamento fisso che da quasi trent’anni segna la fine delle estati salentine. Dopo che l’edizione 2020 si era tenuta a porte chiuse causa Covid, quest’anno il pubblico è tornato ad accompagnare festante il ritmo battuto dai tamburelli. Mille persone, tutte provviste ovviamente di green pass e rigorosamente con posto a sedere assegnato, hanno riempito la piazza di Melpignano. Difficile stare fermi su una sedia quando la “taranta” si diffonde nell’aria ma tutto passa in secondo piano rispetto alla gioia di tornare ad assistere ad un concerto dal vivo. Già dal tramonto una fila ordinata di persone si è formata tra le vie del borgo salentino: l’inizio dell’evento era in programma alle ore 21 ma si è dovuto attendere un’altra ora abbondante prima che lo spettacolo prendesse il via. Colpa, se così si può dire, delle esigenze di produzione che hanno inevitabilmente inficiato la resa dello show dal vivo: la Notte della Taranta 2021 verrà infatti trasmessa per la prima volta il prossimo 4 settembre in seconda serata su Rai 1, dopo esser stata un appuntamento fisso del palinsesto di Rai 2. Questo ha provocato un certo senso di smarrimento iniziale agli habitué del Concertone, che si sono trovati ad assistere a quella che sembrava più una prova generale piuttosto che la serata vera e propria, tra continui stop per le esigenze della regia, false partenze, brani eseguiti due volte e intermezzi con riprese calcolate per le esigenze di montaggio. Certo, la produzione di Rai 1 si è subito scusata con il pubblico, spiegando, tramite il Maestro concertatore Enrico Melozzi (per l’occasione in veste di showman, una presenza costante anzi al limite dell’invadente sul palco) che la situazione era dovuta al maltempo dei giorni scorsi che ha rallentato le prove. Ma non solo: a creare malumori e mormorii tra il pubblico è stata anche la performance degli ospiti d’eccezione della serata, Abano Carrisi e Il Volo. Tanto che a metà serata in diversi si sono alzati e se ne sono andati e, come se non bastasse, si sono levati anche fischi, in particolare in direzione del cantante di Cellino San Marco, chiamato a fare gli onori di casa ma incappato in qualche gaffe di troppo e in un eccesso di retorica sul Sud nei discorsi che gli autori gli avevano confezionato.

È andata meglio a Madame, la più giovane Maestra concertatrice della Notte della Taranta , che è ha emozionato cimentandosi nell’inedita e ammaliante veste di ballerina di pizzica. Detto così potrebbe sembrare che la serata sia stata un disastro: nient’affatto. Fortunatamente ci hanno pensato i coristi accompagnati dalla doppia orchestra a risollevare gli animi scaldando l’atmosfera con la potenza arcaica di canti che affondano le radici nella notte dei Tempi, da “Fimmine Fimmine” alle pizziche di Lizzano, Aradeo, Torchiarolo, San Vito e San Marzano fino al gran finale sulle note del bis dell’inedita “Pizzica della Liberazione”, ideata per l’occasione da Melozzi come inno al ritorno alla normalità post Covid. E se i bagni i balli collettivi tra una folla festante che raggiungeva le 100mila persone sono ormai un ricordo lontano, non sono mancati i colpi di tamburello tra il pubblico, ultimo baluardo di un folklore apotropaico costretto a piegarsi alle esigenze della televisione.

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