Altri 677 morti sul lavoro. Nei primi sette mesi del 2021, stando agli ultimi dati Inail, le vittime sono state un po’ meno rispetto al 2020 segnato dai picchi della pandemia con contagi avvenuti anche nei luoghi di lavoro (-5,4%), ma 78 in più rispetto al 2019 e 96 in più rispetto al 2018. L’istituto sottolinea che il confronto con lo scorso anno richiede cautela, perché la fotografia del periodo gennaio-luglio 2020 risente inevitabilmente di “un rilevante numero di tardive denunce mortali da contagio, in particolare relative al mese di marzo 2020″, e del fatto che i decessi causati dal Covid-19 “avvengono dopo che è intercorso un periodo di tempo più o meno lungo dalla data del contagio”. Insomma: i dati 2020 potrebbero essere sottostimati. Se si guarda a quelli dell’anno pre Covid, invece, emerge la crescita delle denunce di infortunio mortale nel comparto Industria e servizi: da 512 a 565 e nel Sud (da 134 a 192).

Rispetto al 2020 aumentano solo i casi avvenuti in itinere (fortemente limitati l’anno scorso dal lockdown) che passano da 113 a 134. Nel 2019 erano stati comunque di più, 167. Sempre sul 2020 diminuiscono da 630 a 543 le morti bianche in occasione di lavoro: ma nel 2019 erano state molte di meno, 432. L’agricoltura passa da 55 a 76 denunce, contro le 78 del 2019. Il conto Stato da 31 a 36, contro le 9 del 2019: pesano molto probabilmente medici, infermieri, operatori sanitari e personale di pubblica sicurezza contagiato sul lavoro. L’analisi territoriale mostra un aumento nel Sud (da 141 a 192 casi mortali), nel Nord-Est (da 136 a 147) e nel Centro (da 128 a 129) e un calo nel Nord-Ovest (da 265 a 169) e nelle Isole (da 46 a 40). Ma come detto il confronto con il 2019 vede un peggioramento soprattutto nel Meridione seguito dal Nord.

Al 31 luglio di quest’anno risultano inoltre 11 incidenti plurimi per un totale di 27 decessi, 17 dei quali stradali (due vittime in provincia di Bari e due in quella di Torino a marzo, quattro in provincia di Ragusa e due in provincia di Bologna ad aprile, sette in provincia di Piacenza a luglio). Due lavoratori hanno perso la vita a seguito di un crollo di un fabbricato in provincia dell’Aquila a marzo, due a causa di inalazione di vapori tossici in provincia di Pavia a maggio, due per esplosione/incendio di un capannone in provincia di Perugia a maggio, due per soffocamento durante la pulizia di una cisterna in provincia di Cuneo a giugno e, infine, altri due intossicati da monossido di carbonio sempre in provincia di Cuneo a luglio.

Le denunce di infortunio complessive presentate all’Inail tra gennaio e luglio sono state 312.762, quasi 24mila in più rispetto allo stesso periodo del 2020 ma 60mila in più rispetto al 2019. Percentualmente aumenta dunque il peso di quelle con esito mortale. Rilevato, come da attese, un aumento a livello nazionale degli infortuni in itinere, avvenuti cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro (+18,9%, da 33.204 a 39.480 casi), che sono diminuiti del 33% nel primo bimestre di quest’anno e aumentati del 66% nel periodo marzo-luglio complice il massiccio ricorso allo smart working nello scorso anno, a partire proprio dal mese di marzo. Vedono un incremento del 6,9% (da 255.669 a 273.282) quelli avvenuti in occasione di lavoro, che sono calati del 10% nel primo trimestre di quest’anno e aumentati del 25% nel quadrimestre aprile-luglio. Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati è aumentato del 6,4% nella gestione Industria e servizi (dai 249.499 casi del 2020 ai 265.499 del 2021), del 4,4% in Agricoltura (da 14.797 a 15.450) e del 29,4% nel Conto Stato (da 24.577 a 31.813). Il settore della Sanità e assistenza sociale presenta una riduzione del 34,4% degli infortuni avvenuti in occasione di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2020 (sintesi di un +163% del primo bimestre, di un -67% del periodo marzo-giugno e di un +3% a luglio) pur distinguendosi ancora per numerosità di eventi.

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