Green pass per il personale scolastico e test salivari a campione per gli alunni delle primarie e delle secondarie di primo grado: sono le due novità dell’anno scolastico 2020-2021 ma alla vigilia della ripartenza (domani la maggior parte delle scuole terrà il primo collegio docenti) i provvedimenti del Governo Draghi per lo start delle lezioni hanno mandato nel caos i dirigenti scolastici. La piattaforma che permette di controllare automaticamente i green pass, rispettando la privacy di ciascuno, non è ancora pronta. Il ministero ha assicurato che sarà attiva a partire dal 13. Intanto domattina i presidi dovranno controllare uno ad uno i maestri e i professori attraverso l’App “VerificaC19” scovando i 138mila non vaccinati (ultimo dato fornito dal Commissario straordinario per l’emergenza Francesco Figliuolo) che non potranno partecipare alla prima seduta del “parlamentino” scolastico. Un’operazione che crea qualche problema anche sul fronte dei collaboratori scolastici ai quali i capi d’istituto hanno affidato il compito di verificare il “passaporto vaccinale”: quest’ultimi devono essere formati e non tutti sono disposti ad accollarsi questa ulteriore mansione. Non solo: i presidi hanno dovuto trovare tablet o smartphone di ultima generazione da dare ai bidelli perché non sempre i modelli più vecchi leggono il QRcode dei green pass cartacei.

IL PRIMO COLLEGIO DOCENTI – L’altra partita aperta, destinata a creare altro caos, è quella dei test salivari agli studenti. L’Istituto superiore di sanità e Figliuolo con il ministero della Salute e le Università di Pavia, Padova e Milano, hanno partorito l’idea di dare il via ad una campagna di screening nazionale su un campione di più di 100mila bambini e ragazzi, attraverso i cosiddetti “lecca lecca” che inizialmente saranno eseguiti a scuola da personale sanitario e della Difesa e poi da mamma e papà. Come sempre, tuttavia, le Regioni non hanno atteso le indicazioni da Roma e ciascuna si è organizzata autonomamente. Oggi pomeriggio è convocata la Conferenza delle Regioni proprio su questo tema. Intanto alla prove del nove, domattina, qualcuno ha preferito scegliere la scorciatoia ovvero convocare il collegio docenti online così da non controllare alcun green pass. La maggioranza dei presidi ha scelto questa strada suggerita persino dal presidente nazionale dell’Associazione di categoria più rappresentativa, Antonello Giannelli: “Non vedo alcun motivo nell’organizzare i collegi in presenza in un momento così critico dove ancora non c’è la piattaforma del Governo. Noi stessi abbiamo consigliato ai colleghi di fare l’assemblea plenaria a distanza. Il ministro deve garantire questo strumento al più presto altrimenti il 13settembre, al suono della campanella sarà un caos”. A seguire il suggerimento di Giannelli è Cristina Costarelli, dirigente del liceo “Newton” di Roma: “Il collegio lo faccio a distanza così ho risolto il problema. Non ci sono le condizioni per spostare centinaia di persona. Se sarà consentito continuerò a fare queste riunioni online tutto l’anno. Fin quando non ci sarà la piattaforma saranno i collaboratori a verificare l’accesso dei docenti. So già che qualcuno di loro, in ambienti particolarmente sindacalizzati, solleverà problemi in merito all’assunzione di questa responsabilità”.

CHI CONTROLLA I GREEN PASS? – Da Roma a Olbia, dove anche la preside Fabiola Martini, dell’istituto comprensivo “Diaz”, ha sull’agenda il collegio online il tre settembre. C’è poi chi ha scelto di accogliere i nuovi docenti in presenza ma di fare il collegio a distanza. E’ il caso di Daniela Lo Verde, preside dell’istituto “Falcone” allo Zen di Palermo: “Mi auguro che dal ministero arrivi presto un aiuto concreto per affrontare questa situazione. Temo per i tempi: per ogni green pass da controllare si perdono trenta secondi ma non posso chiedere alle persone di presentarsi a scuola un’ora prima per fare questa operazione”. Lo Verde deve fare i conti anche con il taglio del personale: “Devo utilizzare i collaboratori per fare i controlli ma quest’anno ne ho persino quattro in meno e non so nemmeno come garantire i diversi accesi a scuola con questo personale sottratto all’organico”. A decidere per la modalità mista è anche Alfonso D’Ambrosio, il capo d’istituto di Lozzo Atestino, in Veneto: “Il collegio sarà in presenza ma ho fornito anche il link a chi avesse difficoltà a esserci. Ho formato i collaboratori scolastici e due persone del mio staff perché queste persone devono conoscere quello che fanno”.

COSA FARE CON I DOCENTI SPROVVISTI? – Per il preside che lo scorso anno ospitò il presidente Sergio Mattarella per l’inaugurazione dell’anno scolastico non mancheranno problemi perché si devono avere tablet e smartphone nuovi che devono essere sottratti alla didattica per questa funzione. D’Ambrosio teme persino che la piattaforma non sia pronta per il 13. Totalmente in presenza sarà, invece, la riunione del “parlamentino” presieduto da Ludovico Arte al “Marco Polo” di Firenze: “Ero e sono contrario all’obbligo del green pass ma mi atterrò alla Legge come funzionario dello Stato. Il 2 settembre delegherò a tre collaboratori il compito del controllo. Ho convocato i docenti un’ora prima proprio per effettuare il tutto con calma. Chi non avrà il green pass non potrà partecipare”. La questione green pass è destinata a creare un altro problema legato all’assenza del personale non vaccinato. A suonare il campanello d’allarme da alcuni giorni è proprio Giannelli: “Quando un preside scoprirà alle 8 del mattino che il docente è senza passaporto vaccinale dovrà chiamare un supplente che non saprà esattamente per quanti giorni lavorerà perché il maestro o il professore non vaccinato potrebbe fare un tampone il pomeriggio e presentarsi a scuola l’indomani. E poi, dove lo troveremo il supplente che arriverà a scuola immediatamente? E la classe?”. Non basta. All’infanzia e alla primaria la regola è che il capo d’istituto può chiamare il supplente dal quinto giorno d’assenza. In passato, in questi casi, si ricorreva a pagare extra i docenti della scuola che facevano ore in più oppure si divideva la classe mandandola in altre sezioni ma ora non è più possibile.

REGIONI ALLE PRESE CON I TEST SALIVARI – Altro capitolo i test salivari. L’Istituto superiore di Sanità ha messo a punto un piano per l’introduzione di test salivari da ripetere ogni quindici giorni su un campione di classi sentinella per tenere traccia del contagio fra gli studenti. Il tutto dovrebbe essere attivato gradualmente dall’avvio dell’attività didattica, fino a renderlo pienamente operativo in autunno-inverno, quando i virus respiratori raggiungono la massima diffusione. Nei primi due mesi i campioni saranno raccolti a scuola dalle Asl e dall’Esercito poi toccherà alle famiglie che dovranno essere formate (non si è ancora capito da chi). Nel frattempo alcune Regioni si sono già organizzate per usare da subito i test salivari. In Veneto, dove la scuola riaprirà il 13 settembre, il presidente Luca Zaia ha spiegato il piano che la sua Regione ha improntato insieme all’università di Padova, nominato “piano delle scuole sentinella”. Il Governatore ha annunciato di aver già comprato un milione di tamponi salivari molecolari in previsione del primo giorno di lezione. La Lombardia, a maggio, aveva iniziato sperimentazioni di test molecolari salivari per la diagnosi di positività al Covid in alcune scuole di tutte le province e ora continuerà. Nel Lazio saranno circa 18mila i test salivari a disposizione per la prima tranche di controlli a campione nelle scuole: le Asl della Regione stanno prendendo contatti con le scuole scelte. Nelle Marche si sta per concludere la procedura per l’acquisto di 500mila tamponi salivari proprio per monitorare e limitare la diffusione del Covid-19 nelle scuole. Anche l’Abruzzo è al lavoro per valutare la possibilità di fare test agli studenti che rientrano a scuola per una riapertura in sicurezza dell’anno scolastico. Infine la Campania pensa ai salivari per primaria e medie su alcuni istituti in ogni provincia. Una partenza, come sempre, a macchia di leopardo senza una cabina di regia.

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