A poche settimane dal ritorno a scuola è la questione trasporti che preoccupa presidi e organizzazioni sindacali. A premere sull’acceleratore, per recuperare il tempo perso, sono tutti i soggetti che entro i primi di settembre dovranno mettere in moto la macchina operativa che consentirà agli studenti e ai docenti di tornare in classe in sicurezza.

Le Regioni, i prefetti, le aziende di trasporto pubblico locale, ma anche Trenitalia sono al lavoro e cercano di bruciare i tempi in una situazione complicata. Per i sindacati, anche questa volta, i problemi si verificheranno soprattutto al Sud e nelle città metropolitane. Il passaggio al 100% di presenza in classe con l’80% di capienza sui mezzi di trasporto pubblico inquieta i dirigenti scolastici che non ne vogliono più sapere di scaglionamenti. Una richiesta, quest’ultima, che non potrà essere esaudita perché la maggior parte dei prefetti stanno chiedendo agli uffici scolastici regionali di procedere con le entrate differenziate. Il quadro di partenza non è dei più semplici: due pesi e due misure. Questa la linea adottata dal governo per la gestione dei trasporti. Se a scuola il personale dovrà avere il Green Pass così come nelle Università (dove saranno tenuti a mostrarlo anche gli studenti oltre che i docenti) sui trasporti locali si è scelto il “liberi tutti”.

Sugli autobus urbani e le metropolitane non ci sarà alcuna restrizione. Dal primo settembre fino al 31 dicembre, il “passaporto” vaccinale sarà invece obbligatorio per chi sale in aereo, per i viaggi sull’Alta Velocità, sugli Intercity e solo per gli autobus che attraversano più di due Regioni. Di fronte alla mancata possibilità di attuare dei capillari controlli sui trasporti pubblici locali il governo si è arreso e ha preferito, ascoltando le indicazioni del Comitato tecnico scientifico, confermare una capienza dell’80% anche in zona gialla. Intanto in questi giorni una proposta è arrivata dal sindaco di Firenze Dario Nardella: fornire mascherine Ffp2 gratuite agli studenti delle superiori che usano i mezzi pubblici. Un intervento che potrebbe essere esteso a tutta Italia, ma che potrebbe non essere sufficiente.

TRENI – Per il prossimo mese, Trenord è pronta a potenziare al massimo i propri servizi in Lombardia ma potrà fare con quello che ha. La strategia messa in campo è quella di togliere qualche corsa nelle cosiddette “ore di morbida” (quando il traffico non è intenso) per poter allungare i convogli nelle ore di punta: un aumento di carrozze che dovrebbe dare beneficio al sistema. I posti a sedere continueranno a essere tutti occupati evitando quelli in piedi: così almeno secondo le intenzioni della società, che affiancherà il tutto a una campagna di comunicazione sull’uso dei dispositivi di protezione individuale. Un caso, quest’ultimo, che crea non pochi problemi: di fronte a un “no mask” il capotreno può fare ben poco, serve l’intervento della Polizia ferroviaria. Sempre per restare nell’ambito dei trasporti ferroviari Trenitalia sta lavorando su tre fronti. Il primo: aumentare i posti negli orari dove il treno è particolarmente usato ovvero nelle fasce 7-9 e 17-19. Il secondo: sono previsti dei bus aggiuntivi ai treni. Infine, la possibilità di mettere in campo delle unità di pullman qualora si presentassero delle situazioni di criticità.

TRASPORTO URBANO – Diversa la situazione delle metropolitane. Qui le società non sembrano avere particolari strumenti per risolvere eventuali sovraffollamenti. L’Atac a Roma spera che tornino gli orari scaglionati di ingresso e uscita dalle scuole per poter alleggerire la presenza sui vagoni ma resta in attesa delle decisioni che prenderanno nelle prossime ore la Regione e il Comune della capitale con il prefetto. Ciò che è certo è che sull’area metropolitana continueranno ad esserci 500 bus con il conta passeggeri e verranno affidati ai privati alcune corse periferiche per intensificare quelle usate dai ragazzi.

A Milano, Daniele Barbone, presidente dell’Agenzia Tpl città metropolitana, Monza, Brianza, Lodi e Pavia denuncia un paradosso: “È vero che il governo ha stanziato risorse straordinarie per i potenziamenti per garantire ai ragazzi di andare a scuola, ma alla nostra Agenzia vengono tolti milioni di euro sulla base di criteri regionali che ci mettono nella condizione di avere meno risorse per la gestione ordinaria. Nel secondo semestre dello scorso anno abbiamo avuto due milioni di euro in meno su questa partita. Come conseguenza, devo togliere mezzi in alcuni orari danneggiando alcuni settori lavorativi”. In ogni caso, l’Agenzia diretta da Barbone sta lavorando per assicurare un rientro a scuola all’80% usando anche il sistema “Tpl in Rete” messo in atto lo scorso anno per incrociare la domanda e l’offerta dei mezzi.

Sempre per restare nel capoluogo della Lombardia, Marco Granelli, l’assessore mobilità e lavori pubblici al tavolo prefettizio ha già presentato il suo piano di ripartenza che ricalca il modello messo in atto lo scorso anno. “Continueremo a potenziare le linee con maggiore flusso di utenti con 200 bus in più. Inoltre metteremo in campo ancora 120 navette “punto – punto” che favoriranno la mobilità di alcuni istituti particolarmente frequentati”. Nella città della moda torneranno gli scaglionamenti con la diversificazione degli orari di apertura anche dei servizi commerciali e non. E poi Granelli punta su due questioni che attendono un sostegno da Roma: l’approvazione del Decreto “ciclovie due” e l’uso dei buoni taxi.

Nulla di certo, invece, sul ritorno del modello Toscana che nello scorso inverno aveva fatto scuola con tutor alle fermate, tamponi a campione e più mezzi. L’assessore ai trasporti della Regione, Stefano Baccelli, è orgoglioso del lavoro fatto e vorrebbe tornare a ripristinare il tutto ma ammette “dovremo fare i conti anche con i mancati ricavi dell’esercizio precedente”. Da Roma, il ministro Enrico Giovannini nell’audizione con la Commissione istruzione del Senato ha accennato all’ipotesi di usare una sorta di scuolabus per le superiori e spera – come accennato in conferenza stampa – in un maggiore utilizzo dello smart working e di mezzi alternativi ai bus e alla metropolitana come prospettato da un’indagine Istat.

I PRESIDI – Chi dovrà calare nella realtà i provvedimenti presi e osservare l’andamento della situazione sono i dirigenti scolastici. Il primo a chiedere di cancellare gli scaglionamenti è il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli: “Dovremo analizzare la situazione provincia per provincia. Secondo il ministro Enrico Giovannini non ci saranno problemi. Intanto, ci hanno chiesto di tornare a far entrare i ragazzi delle superiori in orari diversi, purtroppo. Cristina Costarelli, presidente dell’Anp Lazio è preoccupata: “Abbiamo avuto in queste ore un incontro con il direttore generale dell’Usr e l’assessore ai trasporti della Regione e ci hanno detto di aver fatto tutto ciò che è possibile ma non possono avere altro mezzi. È inevitabile tornare all’ingresso alle 8 e alle 10. Sono seriamente in ansia”. A restare con molti dubbi è anche Maurizio Franzò, Anp Sicilia: “Lo scorso anno abbiamo assistito ad una implementazione dei mezzi di trasporto ma a Palermo e Catania ci hanno chiesto di differenziare gli ingressi. Se dobbiamo farli, anche quest’anno, dobbiamo saperlo prima perché non possiamo organizzarci all’ultimo minuto”.

I SINDACATI – Una situazione sulla quale anche le organizzazioni sindacali sollevano quesiti. Il più duro è Pino Turi della Uil Scuola: “Tutte queste promesse fatte sui trasporti si scioglieranno come la neve al sole. Il problema della percentuale sui bus o in metropolitana dev’essere certificato da qualcuno. Sono tutte operazioni fatte dietro la scrivania senza calcolare che serve del personale che controlli il numero di chi sale sugli autobus o sui treni”. Turi aggiunge un altro aspetto: “Gli enti locali ottengono i finanziamenti ma non si muove nulla. Mancano verifiche”.

Rino Di Meglio della Gilda Scuola precisa: “Si ripresenteranno i nodi di sempre che si verificano soprattutto nel Sud del nostro Paese. Il problema non è solo stanziare i soldi agli enti locali ma accelerare i tempi di erogazione effettiva”. Infine anche Salvatore Pellecchia, segretario nazionale della Fit Cisl punta gli occhi proprio sui finanziamenti: “La ministra dei trasporti del precedente Governo, Paola De Micheli, mise sul piatto 300 milioni ma il trasporto pubblico locale è nelle mani delle Regioni. Bisogna verificare se quest’ultime hanno fatto i bandi”. E aggiunge Pelleccchia: “Nelle grandi città è evidente che bisogna incrementare ancora il numero di bus”.

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