Un lungo e toccante intervento dal palco per ricordare che “dopo tre anni” i familiari delle vittime del Ponte Morandi di Genova, crollato il 14 agosto 2018 uccidendo 43 persone, stanno ancora “aspettando con dignità di avere dei segnali tangibili di cambiamento”. Durante la cerimonia di commemorazione è stata Egle Possetti, portavoce del Comitato in ricordo delle vittime, a prendere la parola sul palco. In sette minuti Possetti ha ricordato che, al momento, “non vediamo all’orizzonte adeguate penalizzazioni per chi gestiva l’infrastruttura al momento del crollo” e per questo il contratto di concessione “dal nostro punto di vista è da considerarsi nullo”. “Chiediamo alle nostre istituzioni – ha proseguito – un intervento forte e determinato per valutare una via d’uscita che non condanni tutti noi, come tante volte in passato, a dover corrispondere fondi senza giusta causa contribuendo anche ad un danno economico per tutta la collettività. Se lo Stato come un buon padre di famiglia non riesce a farsi rispettare e non riesce a controllare chi delinque, costringendolo all’angolo, non può certo dare segnali educativi ai propri cittadini”.

Possetti, dopo aver espresso alla ministra della Giustizia, Marta Cartabia, i timori per le riforme penali, ha quindi fatto un appello alle istituzioni: “Come cittadini di uno stato democratico speriamo di vedere riposare i padri costituenti in pace, che resti una netta separazione dei poteri, che i deboli possano essere protetti dalle prevaricazioni dei forti – ha spiegato – Non fateci più sentire come ci sentiamo adesso, in una fossa piena di fango”. E ha concluso: “Nulla potrà ridarci ciò che abbiamo perduto ma vorremmo sentire il calore della nostra democrazia circondarci e cingerci, purtroppo non bastano le meritate e numerose medaglie dei nostri atleti per risollevare la dignità della nostra nazione. Troppe tragedie senza condanne e mancati colpevoli”.

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