“Giù le mani dal wurstel”. Potrebbe sembrare il titolo di un’opera di San Siffredi da Ortona. Ma stavolta il Rocco Nazionale non c’entra, perché la contesa si gioca in Germania, ai massimi livelli dell’establishment teutonico. Un derby fra ambientalismo, quello della Volkswagen, e salsicce (al curry). Ma andiamo con ordine…

Pochi sanno che il prodotto più venduto dalla Volkswagen non è la Golf e nemmeno la Tiguan; e, per la verità, non ha né ruote né motore. Proprio così. Si tratta, piuttosto, dei suoi wurstel: la loro produzione è iniziata nei primi Anni 70, proprio nella fabbrica di Wolfsburg. Le salsicce vengono consumate principalmente dai dipendenti dell’azienda e sono vendute al pubblico come un normale ricambio, commestibile (codice “199 398 500 A”). Numeri alla mano, nel 2019 Volkswagen ha assemblato 6,2 milioni di auto nei suoi impianti dislocati in tutto il mondo. Nel frattempo, la fabbrica di salsicce di Wolfsburg sfornava 6,8 milioni di wurstel.

Commercializzati in più gusti (il più celebre ed apprezzato è il “Currywurst”), vengono fabbricati in due formati, 12,5 e 25 cm. Ne esistono anche versioni per vegetariani, mentre quelle classiche presentano una percentuale di grasso del 20% circa, contro il 40-45% di un wurstel tradizionali. E siccome questo alimento ben si sposa con la salsa ketchup, VW produce pure quella: oltre 536 tonnellate l’anno. Würstel über alles, quindi.

Ma, a partire da settembre, questa “prelibatezza suina” potrebbe sparire dal menu del ristorante aziendale del grattacielo di Wolfsburg. Motivo? Ridurre l’impronta di carbonio dell’azienda, sposando al contempo una dieta più vegetariana. La carne è destinata a sparire completamente dalle 150 ricette dell’offerta culinaria di VW e il pesce verrà inserito solo saltuariamente. Il razionale dell’iniziativa è che l’allevamento intensivo degli animali da macello vale circa il 15% del totale delle emissioni di gas serra prodotti dall’uomo. Motivo per cui il currywurst potrebbe essere sacrificato sull’altare del bilancio ambientale dell’azienda.

Tuttavia, questa strategia potrebbe scatenare un surreale dibattito politico in Germania. Infatti, contro la decisione della Volkswagen si è pronunciato nientemeno che Gerhard Schroeder, ex cancelliere tedesco ed ex membro del cda della Volkswagen: “Se sedessi ancora nel Consiglio di sorveglianza di VW questo non sarebbe successo. La dieta vegetariana va bene, io stesso la seguo periodicamente. Ma eliminare la currywurst? No, il currywurst con le patatine fritte è uno dei pasti fondamentali dell’operaio specializzato della produzione. E così deve rimanere”.

Insomma, la salsiccia fa scalpore. Peraltro faranno la fine del wurstel anche le polpette Buletten, i Bratwurst, stufati e arrosti. Nel frattempo, però, a Wolfsburg è già pronta la scappatoia all’italiana: la mensa di fronte a quella del grattacielo della VW continuerà a servire i currywurst. Per raggiungerla gli operai dovranno solo attraversare la strada. Fatelo sapere a Schroeder.

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