di Gianluca Caffaratti*

La parola sostenibilità ormai fa parte della nostra quotidianità e lo sarà sempre di più visto che è diventato necessario e obbligatorio fare i conti con questa tematica, non soltanto nella vita privata ma anche all’interno dei contesti lavorativi. Le aziende, infatti, sono le prime a essere chiamate in causa e dovranno impegnarsi per dare il via a tale cambiamento. Spesso quando si parla di “aziende sostenibili” si pensa a realtà che cercano di limitare il loro impatto ambientale, ma è raro che emerga un concetto fondamentale che punta sulla responsabilità sociale d’impresa, ovvero il welfare aziendale.

Il welfare aziendale, infatti, è uno strumento che per sua stessa natura possiamo definire “inconsciamente sostenibile”. Esso viene introdotto e normato nel 2016 nel Tuir, il Testo Unico delle Imposte sul Reddito negli artt. 51 e 100, per far fronte alla crisi del Welfare Primario o pubblico. Nasce quindi già come mezzo di “sostegno”, dando alle aziende uno strumento vantaggioso anche in termini di costi (visti gli sgravi fiscali per chi introduce un piano di welfare aziendale) in grado di sopperire all’offerta statale, offrendo ai propri lavoratori una maggiore stabilità e spendibilità.

Il welfare aziendale è in grado anche di rendere possibili, all’interno dell’azienda, cambiamenti importanti rispetto al clima aziendale e alla produttività. È un progetto completo che permettere al management di entrare in ascolto con i propri collaboratori, per creare luoghi di lavoro incentrati sulle persone e sul loro benessere. Il welfare aziendale, inoltre, quando collegato a un progetto di natura territoriale, può diventare uno strumento rilevante per lo sviluppo sostenibile dei territori e delle comunità.

Promuovere la creazione di reti tra le aziende, affinché collaborino e creino sinergie attraverso progetti di welfare sul territorio, sta diventando sempre più necessario. Ed è proprio grazie al welfare che si possono sostenere formule di aggregazione e dar vita a progetti in grado di ridurre le criticità e favorire economie di scala basate sulle esigenze dell’ecosistema locale, mantenendo la dimensione solidale che il welfare aziendale oggi è chiamato a svolgere. Proprio per queste ragioni possiamo dire che il welfare e la sostenibilità vadano di pari passo e abbiamo moltissimi punti di incontro che ci portano quindi a poterlo definire “welfare sostenibile”.

Il welfare aziendale, difatti, è un’innovazione che si può strettamente legare anche ad alcuni degli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu, come per il goal 3 dedicato alla salute e al benessere, il goal 8 per il lavoro dignitoso, il goal 9 in riferimento all’innovazione aziendale e al goal 5 che sostiene la parità di genere. Il legame tra welfare aziendale e sostenibilità era già apparso evidente: in un primo momento la Legge di Bilancio del 2021 aveva previsto un articolo, purtroppo non approvato in Parlamento, volto ad ampliare le agevolazioni fiscali per le aziende che avessero introdotto misure di mobilità sostenibile.

Nonostante ciò, il 10 maggio 2021 è stato introdotto il decreto sull’istituzione del mobility manager in tutte le aziende con più di 100 addetti operanti in territorio con oltre 50mila abitanti, che avrà come compito quello di pianificare lo smart working, gestendo in maniera responsabile e sostenibile gli spostamenti casa-lavoro dei collaboratori. Il mobility management quindi, inserito in una strategia più ampia di welfare aziendale, diventa un punto fondamentale per formulare azioni di mobilità sostenibile che possano avere un impatto sia sul benessere dei lavoratori sia sull’ambiente.

Iniziare una transizione verso la sostenibilità, visto quanto detto, non è più un’opzione per le imprese. Moltissimi dati, da fonti ufficiali, dimostrano che la sostenibilità ha vantaggi importanti anche a livello di business. Basti pensare che nel 2020 le aziende sostenibili sono apparse più resilienti rispetto a tutte quelle “tradizionali”. È il momento per le imprese quindi di diventare un esempio positivo, normalizzando prodotti ecologici, incentivando iniziative sostenibili e educando i propri consumatori. Oggi le aziende sono chiamate a perseguire non solo obiettivi di business, ma anche sociali, e tra i vari strumenti che possono essere d’aiuto si distingue senza dubbio quello del welfare aziendale sostenibile.

*Sono un imprenditore genovese con un background manageriale all’interno delle risorse umane di grandi multinazionali. Nel 2017 ho fondato Happily Srl, Società Benefit, che si occupa di sviluppare Piani di Welfare Aziendale e progetti di Benessere Organizzativo, di cui sono proprietario e amministratore delegato. Da sempre attento ai temi della sostenibilità e attivo sul territorio, ad oggi sono neoeletto presidente dell’associazione AIDP Liguria e scrittore del libro La Favola del lavoro.

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