Sabato pomeriggio in un affollato centro commerciale. Il cameriere di un fast-food si sta prendendo una breve pausa fumando una sigaretta all’aperto quando ad un certo punto passa davanti a lui una ragazza che cammina mano nella mano con un uomo: li ha già visti poco prima, sono stati suoi clienti e lui aveva urlato e inveito per un piccolo problema con il suo ordine. La giovane lo guarda dritto negli occhi, stabilisce un contatto visivo e poi fa improvvisamente cadere per terra proprio davanti a lui un fazzoletto di carta appallottolato. Guarda un’ultima volta il cameriere e poi si allontana veloce. Questo, incuriosito, si accorge che all’interno vi è un messaggio: “Non fare scenate ma sono una persona scomparsa. Ti prego di chiamare la polizia. Per favore, comportati normalmente, non dire niente, chiama la polizia”. Inizialmente pensa che possa essere uno scherzo, poi ripensa alla sfuriata che ha fatto l’uomo che era con lei e chiama subito la polizia.

Questa che avete appena letto non è l’incipit di un libro o di un film, bensì la ricostruzione di quanto successo veramente a Lauren Caton: per dieci giorni, alla fine del maggio del 2019, la ragazza è stata prigioniera di Donald Fernandes, oggi 37 anni, di doppia nazionalità canadese e portoghese, condannato nei giorni scorsi a 14 anni di carcere per sequestro, stupro, violenze e minacce. Lauren, un ragazza britannica, all’epoca dei fatti aveva 19 anni e aveva deciso di fare un’esperienza all’estero, lavorando come cameriera in un bar dell’Algarve, in Portogallo. È lì che il suo rapitore l’ha vista e rapita, rinchiudendola nella sua villa di lusso per dieci giorni, fino a quando lei non riuscì a convincerlo a fare un giro di shopping in un centro commerciale della zona, assicurandogli che non avrebbe cercato di fuggire. E una volta lì ha poi architettato il piano che ha portato alla sua liberazione.

Neri giorni in cui è rimasta nelle grinfie di Fernandes, Lauren è stata violentata, minacciata, ma anche ed è soprattutto questo che vuole testimoniare oggi pesantemente condizionata mentalmente, tanto da non riuscire a scappare: “Guardi certi film e ti dici che no, che a te certe cose non capiteranno mai, che in quelle situazioni sapresti cosa fare, e invece la realtà è proprio quella dei film. Ho avuto talmente paura di morire che ho avuto paura di fare qualsiasi cosa. Lui era chiaramente instabile, ho pensato che mi avrebbe ucciso”, ha confidato al Daily Mail, trovando finalmente la forza di parlare dopo la notizia dell’arresto del suo aguzzino. Il giudice le ha riconosciuto un risarcimento di 10mila euro: “I soldi non contano niente, mi aiuta sapere che resterà in carcere, anche se non dimenticherò mai quello che ho passato”. Dalle indagini è emerso che Ferndandes aveva già una precedente condanna per omicidio e altre accuse di violenze e stupro da parte di una turista brasiliana.

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