Dice che lo aspettava da due anni e che ci riproverà a Parigi, dopo essere stato convinto a rinunciare a Tokyo dal suo staff per non aggravare il problema muscolare rimediato nella corsa alla finale di Wimbledon. È amareggiato, Matteo Berrettini, stella del tennis italiano e fresco di una storica finale al torneo di Wimbledon. Partecipare alle Olimpiadi era il suo sogno e a Tokyo 2020 ci sarebbe andato sulla scia dell’entusiasmo dopo il secondo posto sull’erba inglese. Ma un infortunio rimediato proprio a Londra lo ha costretto a rinunciare ai Giochi tanto attesi.

“Era un appuntamento che aspettavo da due anni“, dice il tennista romano a La Stampa, confessando di aver pensato fino all’ultimo momento “di andare a Tokyo anche ‘rotto’“. Tenersi l’infortunio e stringere i denti, pur di non rimanere a casa a così poco dalla cerimonia inaugurale prevista per il 23 luglio. Poi il suo team lo ha convinto a ragionare e rinunciare: “Non sarei riuscito a fare quello che volevo, rischiavo di peggiorare l’infortunio”.

Dopo il forfait obbligato, Berrettini pensa già alle Olimpiadi di Parigi 2024. “Un obiettivo ancora più importante” che gli permette di vedere vicina quella esperienza che “fin da piccolo” insegue: “Vivere nel villaggio a contatto con gli altri atleti era uno dei miei sogni“. Dopo aver visto molti campioni non partecipare per i motivi più disparati, compreso Jannik Sinner, è arrivato anche il suo stop, imposto dal problema fisico: “Altri la pensano diversamente, ma io non giudico. È comunque un’edizione difficile”.

Intanto, dall’Italia e senza l’impegno dei Giochi, il numero 8 della classifica ATP si abbandona ai ricordi della sua ultima impresa, la finale a Londra contro Novak Djokovic. “È il numero uno e quello che mi fa giocare peggio – ammette – Ma io ero entrato in campo pensando che potevo vincere”. Il serbo ha avuto però la meglio, nonostante la prestazione di livello di Matteo; lui però non si demoralizza, dicendo di aver imparato tanto nonostante la sconfitta: “Ho fatto un passettino in avanti, sono più consapevole delle mie forze: ora so che è difficile ma non impossibile”.

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