Il “rischio di imbastire riforme non solo inefficaci quanto dannose e inaccettabili sul piano della tenuta costituzionale del sistema” è “fortemente avvertito con l’emendamento governativo” alla riforma Bonafede “in punto di cosiddetta prescrizione processuale“. Dopo giorni di silenzio, l’Associazione nazionale magistrati attacca la riforma del processo penale studiata dalla ministra Marta Cartabia e licenziata giovedì scorso dal Consiglio dei ministri. E in particolare la “nuova” prescrizione che consiste nell’estinzione del processo per improcedibilità se si supera la durata di due anni in Appello e uno in Cassazione: “È agevole prevedere che, per effetto dell’innovazione si determinerà un incentivo per le impugnazioni, con ulteriore aggravio per gli uffici in sofferenza ed inevitabile incremento dei tempi di definizione, mettendo così a rischio il perseguimento dell’obiettivo strategico di riduzione dei processi penali del 25%“, scrive in una nota il sindacato delle toghe.

“Occorre prendere atto che, ove l’emendamento fosse approvato, lo sforamento di tempi processuali definiti in astratto e senza la doverosa considerazione della realtà in cui versano gli uffici giudiziari sarebbe assai frequente, facendo ricadere sui singoli magistrati la responsabilità del mancato rispetto dei tempi di definizione dei giudizi senza che ve ne sia in concreto la possibilità”, prosegue il comunicato. “Risulterebbe in tal modo vanificato il lavoro compiuto nei giudizi di primo grado, rendendo del tutto incomprensibile agli occhi della comunità il sistema di giustizia penale, anche per la conseguente irragionevole privazione di tutela delle vittime, le cui attese di giustizia resterebbero inopinatamente frustrate. Pertanto l’Anm “auspica vivamente che Governo e Parlamento possano farsi carico di queste forti preoccupazioni e si rende disponibile ad illustrarne compiutamente le ragioni nelle opportune sedi istituzionali”.

Sul fronte politico, invece, a ritagliarsi il ruolo di primo sponsor della riforma “ammazzaprocessi” di Marta Cartabia è la Lega di Matteo Salvini. Se il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte intende modificare la norma in Parlamento, se Italia viva di Matteo Renzi – storicamente primo sostenitore di Mario Draghi – intende proporre emendamenti (ma per cambiare la legge in senso opposto rispetto ai 5 stelle), il Carroccio è il primo partito a tifare per l’aprovazione della riforma prima possibile, già prima dell’estate. A dirlo è Matteo Salvini, alla fine dell’incontro con Draghi. “È stato un incontro molto utile, totale condivisione su come andare avanti nei prossimi mesi. Bisogna correre sulle riforme, accelerare sulle riforme. Quindi la riforma della giustizia da portare in Parlamento e da approvare entro l’estate”, dice l’uomo che da settimane raccoglie firme per un referendum sulla giustizia, che nei fatti soropassa a destra il lavoro della guardasigilli.

L’approvazione della riforma della giustizia penale è stata segnata da profonde polemiche. Non solo a livello tecnico – non solo i magistrati, ma persino avvocati di fama come Franco Coppi l’hanno definita “un groviglio – ma anche a livello politico. Dopo la contestata approvazione in Consiglio dei ministri, i 5 stelle interverranno in Parlamento per cercare di aggiustare la norma: in questo momento non velocizza i processi ma rischia di crearne di più e più lunghi. Ma pure uno dei primi sponsor di Draghi come Renzi annuncia di volere modificare la riforma, in senso opposto ai 5 stelle. Quale è facile intuirlo visto che già durante il Consiglio dei ministri i renziani si erano lamentati. Per ottenere anche il voto dei 5 stelle, Draghi e Cartabia avevano modificato la norma con l’allungamento (ma solo a discrezione del giudice) del termine entro cui si devono completare i gradi di giudizio – a pena di improcedibilità – a tre anni in Appello e 18 mesi in Cassazione per i più gravi reati contro la pubblica amministrazione: concussione, corruzione, istigazione alla corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità. Quella modifica non era piaciuta né a Forza Italia e neanche a Italia viva che avevano chiesto di sospendere il Cdm, salvo poi votare il provvedimento dopo la richiesta di Draghi.

Il premier aveva detto ai partiti che la riforma va approvata in Parlamento “così come è”. Un appello raccolto al momento solo da Salvini, che si improvvisa grande difensore dell’esecutivo: “Chiunque si metterà di traverso sulle riforme, che sia Conte, che sia Grillo o che sia qualche corrente del Pd, avrà nella Lega un avversario perché la situazione economica è positiva, la situazione sportiva è positiva, e la smettano gli allarmisti di professione. La Lega c’è”. Secondo il capo del Carroccio la riforma della giustizia va portata approvata entro l’estate, alla quale andranno affiancati i “referendum su cui stiamo raccogliendo le firme per coprire temi che la riforma Cartabia non affronta. Poi riforma fiscale, Pa e avvio dei cantieri fermi”. Da vedere, a questo punto, se l’altro Matteo, quello che guida Italia viva, manterrà la sua posizione: depositerà emendamenti in parlamento o seguirà il centrodestra?

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