Nuovi guai per Matteo Renzi. L’ex premier è indagato a Roma per finanziamento illecito. I magistrati stanno analizzando i rapporti economici con Lucio Presta, il noto agente dei vip, che è indagato anche per false fatturazioni oltre che per finanziamento illecito, come il leader d’Italia viva.

Una settimana fa gli uomini della Guardia di Finanza hanno perquisito la sede della Arcobaleno tre, la società di cui è proprietario con il 15 per cento delle quote Niccolò Presta, figlio di Lucio, anche questi indagato. Le Fiamme gialle hanno acquisito anche il contratto per l’ormai noto documentario “Firenze secondo me”, prodotto sempre Presta. La vicenda del documentario fu rivelata da Emiliano Fittipaldi su L’Espresso. Secondo quanto ricostruito dal settimanale per “Firenze secondo me” Renzi incassò 454.000 euro. mentre per il documentario, andato in onda per quattro serate sul canale Nove, la multinazionale Discovery aveva pagato 20.000 euro al medesimo Presta.

Ancora L’Espresso aveva raccontato che i diritti versati dall’agente per “Firenze secondo me”, nell’autunno 2018, sarebbero serviti a Renzi per restituire il prestito di 700.000 euro ricevuto dalla madre dell’imprenditore Riccardo Maestrelli: quei soldi furono utilizzati per acquistare la villa sulle colline del capoluogo toscano. Ma questa è un’altra storia. La vicenda della villa di Renzi non è affatto oggetto dell’indagine romana. Che punta invece a capire se dietro i compensi versati all’ex premier ci sia un’ipotesi di finanziamento illecito. Per questo la scorsa settimana la Guardia di Finanza ha perquisito non solo la sede dell’Arcobaleno Tre ma anche la casa di Lucio Presta, quella del figlio Niccolò e poi la casa e lo studio di una collaboratrice della Arcobaleno tre e pure quella di un dipendente della società. La Finanza ha acquisito dunque tutti i contratti tra Renzi e Presta, contratti che prevedono non solo il documentario su Firenze ma anche l’ideazione di programmi: il tutto per un totale di circa 700 mila euro.

Ora dunque Renzi ha una grana da risolvere anche nella capitale. L’ex premier, infatti, risulta indagato, sempre per finanziamento illecito, dalla procura di Firenze nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione Open. Proprio oggi il fondatore di Italia Viva ha commentato l’inchiesta su quella che a suo tempo era la cassaforte della sua corrente, attaccando la procura toscana. “Io sorrido ma c’è un punto preoccupante, il processo Open: perché si processa la politica. Non si processa il finanziamento di nascosto ma si pretende che i finanziamenti li decide il giudice penale. Io vengo accusato di aver fondato una corrente e il giudice penale pretende di decidere che io ho formato una corrente e sequestra 30 telefoni di persone. Come si ricorda Ettore Rosato io ho sempre detto che semmai fondo un partito piuttosto che una corrente del Pd. Questo è uno scandalo. Ma io penso che davanti agli scandali troveremo un giudice a Berlino”, sono state le parole pronunciate da Renzi alla Camera, dove ha presentato il suo ultimo libro. Il leader d’Italia viva ha anche detto: “Se il procuratore di Firenze vuole procedere contro di me io rinuncio all’immunità”.

La notizia dell’indagine è stata commentata con un video su facebook dallo stesso Renzi, che sostiene di non avere “nulla da nascondere”. Anche Federico Lucarelli, legale di Arcobaleno, spiega che i soldi erogati all’ex premier sono relativi a “prestazioni esistenti, regolarmente fatturate all’Arcobaleno Tre e pagate alla persona fisica, quale corrispettivo dell’attività svolta, non al politico o al partito. Stiamo presentando una memoria con documentazione contrattuale e bancaria che certamente sarà motivo di attenta valutazione da parte della procura, onde fugare ogni dubbio sulla posizione dei signori Presta”.

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