A poche ore dall’assassinio che ha paralizzato Haiti, dove l’aeroporto è stato chiuso e dichiarato lo stato d’assedio, la polizia ha arrestato due dei killer del presidente Jovenel Moise, ucciso ieri nella sua abitazione di Porte au Prince. Altri quattro sospetti sono stati invece freddati in uno scontro a fuoco con gli agenti. Il capo della polizia Leon Charles ha parlato di “mercenari” responsabili dell’uccisione di Moise e spiegato che è ancora in corso “lo scontro” tra le forze della sicurezza e gli aggressori che “verranno catturati o uccisi”.

La moglie del presidente trasferita in Florida – Intanto la first lady Martine Moise, come anticipato ieri dall’ambasciatore haitiano della Repubblica dominicana, è stata trasferita in aereo da Port au Prince a Miami, in Florida, a seguito delle gravi ferite riportate durante l’agguato. Ora è ricoverata nel Jackson Memorial Hospital. Secondo l’emittente televisiva Local 10 le sue condizioni sono “critiche, ma stabili”. La first lady è rimasta ferita dopo l’attentato alla residenza della coppia presidenziale, nella notte di ieri, ad opera di un gruppo di mercenari pesantemente armati, che è costato la vita al presidente. Il primo ministro ad interim Claude Joseph ha affermato che la polizia e l’esercito hanno il controllo della sicurezza. Haiti ha una lunga storia di dittature e sconvolgimenti politici ed è il Paese più povero delle Americhe.

Anche la Farnesina “condanna fermamente l’attacco al cuore delle Istituzioni haitiane, esprime sincero cordoglio alla famiglia del Presidente e al popolo haitiano ed auspica che i colpevoli di questo delitto siano al più presto assicurati alla giustizia”. Il ministero degli Esteri italiano inoltre “fa appello a tutti gli attori e alle forze politiche haitiane affinché si preservino i delicati equilibri politici, si prevengano tensioni e si assicurino la stabilità istituzionale del Paese e la sicurezza della popolazione”

La crisi umanitaria. Finora Haiti non ha ricevuto neanche una dose di vaccino contro il Covid – Nel disordine in cui è caduto il Paese a seguito dell’uccisione del presidente, l’Unicef ricorda anche le ripercussioni umanitarie delle violenze in corso. La situazione dei bambini e delle famiglie di Haiti è drammatica e si sta rapidamente deteriorando dall’inizio di quest’anno. Più di 1,5 milioni di bambini hanno attualmente bisogno di assistenza e si tratta della peggiore crisi umanitaria che il paese abbia affrontato negli ultimi anni. E sta peggiorando settimana dopo settimana.

La vita dei bambini ad Haiti è sempre più minacciata dall’effetto combinato della pandemia, della violenza crescente, della mancanza di accesso ai servizi di nutrizione preventiva e di acqua pulita e delle condizioni meteorologiche estreme, come gli uragani. Dall’inizio di giugno, sono scoppiati nuovi scontri tra gang armate rivali in alcune aree urbane della capitale Port-au-Prince, centinaia di case sono state incendiate o danneggiate. Più di 15mila donne e bambini sono stati costretti a fuggire dalle loro case a causa di atti di violenza a Port-au-Prince e dintorni, di cui l’80% è avvenuto solo nelle ultime quattro settimane.

Questo recente picco di violenza si verifica in un momento di crescita dei casi di Covid-19. Dal 29 giugno, sono stati registrati più di 18.500 casi confermati e 425 morti, con un tasso di letalità che raggiunge il 2,34%. I principali ospedali dedicati alla cura di Sars-Cov-2 sono saturi e affrontano una carenza di ossigeno per la cura dei pazienti. I casi di Covid-19 ad Haiti non sono mai stati così alti dall’inizio della pandemia. Alcuni pazienti stanno morendo perché la violenza delle gang armate impedisce alle ambulanze di raggiungerli con l’ossigeno e le cure di emergenza. Haiti è anche l’unico paese dell’emisfero occidentale a non aver ricevuto una sola dose di vaccino.

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