Dopo mesi di stallo (e anni di attesa), i capigruppo delle commissioni congiunte Giustizia e Affari costituzionali di Montecitorio ha dato il primo via libera al testo base della legge per l’eutanasia. Un voto che, avvenuto ieri in concomitanza con la calendarizzazione del ddl Zan in Senato, ha spaccato la maggioranza: a favore Pd-M5s-Leu-Iv, Azione e +Europa; contrario il centrodestra insieme a Fratelli d’Italia. “E’ il primo segnale di vita a quasi tre anni dal primo richiamo della Corte costituzionale, ribadito poi un anno dopo in occasione della sentenza Cappato-Dj Fabo“, hanno commentato Marco Cappato e Filomena Gallo, promotori del referendum sull’eutanasia per cui stanno raccogliendo le firme in tutta Italia. Chi protesta sono i leghisti, che sostengono di aver subito “l’ennesima prevaricazione”. “Ora si pensi solo alle sofferenze dei malati, alle loro volontà, alla nostra responsabilità”, ha replicato Mario Perantoni, presidente M5s della commissione Giustizia della Camera. “Il testo base è una garanzia nei confronti di diverse sensibilità politiche, non vedo nessun argomento che ne impedisca l’iter e sono convinto che la maggioranza che lo ha votato proseguirà questo lavoro difficile ma gratificante sentendosi a fianco di coloro che soffrono. Certamente è triste sentire Matteo Salvini minacciare la stabilità del governo lucrando sulle sofferenze altrui, nel totale silenzio dei ministri leghisti”.

Secondo i leghisti invece, i presidenti 5 stelle avrebbero ignorato “la nostra richiesta di bilanciare gli equilibri con la nomina di un relatore esponente del centrodestra, ma hanno perfino impedito che prendessimo parte all’approvazione finale del testo che è quindi passato senza che noi ci esprimessimo”. A dichiararlo sono stati i capogruppo Roberto Turri e tutti i componenti della commissione Giustizia della Lega. “Un fatto gravissimo, i presidenti M5s hanno interrotto gli interventi e subito messo ai voti il testo base senza consentirci di intervenire in dichiarazione di voto -proseguono”. Quindi i leghisti hanno annunciato di voler sottoporre il caso al presidente della Camera: “Di fronte alla consueta forzatura da parte dei presidenti del Movimento 5 stelle scriveremo al presidente della Camera Fico per denunciare l’irregolarità del voto e affinché vengano presi provvedimenti adeguati”.

In realtà sul tema il Parlamento è bloccato da anni e nonostante la sentenza della Consulta sulle lacune legislative, ancora niente è stato fatto. Lo hanno ricordato Cappato e Gallo: “A fronte di casi come quello di Mario, che da 10 mesi attende dal Servizio Sanitario Nazionale la verifica delle condizioni per accedere al suicidio assistito”, hanno dichiarato, “è evidente la necessità di una legge che come minimo recepisca operativamente la riforma già realizzata dalla Corte costituzionale. A meno di due anni dalla scadenza naturale della legislatura, però non sappiamo se le Camere faranno in tempo a migliorare ed approvare il testo base”. Va comunque tenuto presente, hanno continuato Cappato e Gallo, che la sentenza della Consulta e il disegno di legge licenziato dalla capigruppo, “escludono dall’aiuto alla morte volontaria i pazienti che non siano tenuti in vita da trattamenti di sostegno vitale (ad esempio i malati di cancro) ed escludono l’eutanasia attiva da parte del medico su richiesta del paziente. Per legalizzare l’eutanasia in questa legislatura l’unico strumento è il referendum” di cui è da poco partita la raccolta firme. Se anche il testo base fosse approvato nell’attuale versione, infatti, concludono, “il referendum si terrebbe comunque perché agisce su un diverso articolo del codice penale, abrogando parzialmente l’articolo 579 codice penale (omicidio del consenziente), mentre il testo approvato oggi interviene solo sull’art. 580 codice penale (aiuto al suicidio)”.

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