Mentre Giuseppe Conte annuncia che “il suo progetto politico non rimarrà nel cassetto” e Beppe Grillo cerca giustificazioni sulla rottura, resta da risolvere uno dei nodi principali: il voto sul “comitato direttivo” che il garante ha chiesto e intimato di fare sulla piattaforma Rousseau. Una richiesta che Vito Crimi ha respinto e il cui rifiuto ha scatenato la minaccia del fondatore a quello che era uno dei suoi pupilli e nonché il capo reggente. Nel primo pomeriggio infatti, il garante su Facebook ha attaccato direttamente il senatore chiedendo di “autorizzare entro 24 ore il voto su Rousseau”. Altrimenti, ed ecco la minaccia, “sarai personalmente responsabile delle conseguenze“. Un attacco diretto e pesantissimo al capo politico reggente, il cui ruolo lui stesso aveva blindato in passato e che ora definisce “controverso”. In difesa del reggente però si è schierato il direttivo del gruppo M5s in Senato: “Esprimiamo il nostro pieno ed incondizionato sostegno in questa delicata fase politica dove il suo ruolo si rivela ancora oggi imprescindibile”. Il direttivo è composto dal capogruppo Ettore Licheri; i vice presidenti Cioffi, Castellone, Ferrara, Lomuti, Santillo; i segretari Lanzi, Pavanelli, Santangelo; la tesoriera Pirro. Una solidarietà condivisa e rilanciata anche dal ministro Stefano Patuanelli. Mentre la vicepresidente del Senato Paola Taverna, ha chiesto di votare online lo Statuto di Conte, di fatto esponendosi in favore dell’ex premier.

A scatenare l’intervento del fondatore è stato il post scritto da Crimi su Facebook in tarda mattinata, nel quale si spiega che votare sulla piattaforma di Davide Casaleggio non è possibile perché sarebbe stata interdetta dal Garante della privacy. Una ricostruzione che Grillo contesta e anzi, chiede che si proceda al più presto con l’elezione del comitato direttivo. Come ricostruito dal Fatto quotidiano, dopo la delibera dell’organismo, Casaleggio avrebbe conservato una copia degli elenchi degli iscritti su un hard disk protetto però da una password che detiene proprio Crimi. Secondo Lorenzo Borrè, ormai celebre avvocato dei dissidenti M5s, la delibera del garante darebbe ragione a Grillo quando recita: “Nelle more della consegna al Movimento dei dati in questione, Associazione Rousseau dovrà astenersi da ogni ulteriore trattamento dei dati stessi, tranne esplicite, specifiche richieste del Movimento“. Ovvero, scrive Borrè su Facebook: “Una volta che Grillo (il garante) intenda avvalersi delle prerogative statutarie per indire la consultazione per la nomina dei componenti del Comitato Direttivo e richieda -per il Movimento- la votazione su Rousseau, l’associazione che gestisce la piattaforma è abilitata a far svolgere le votazioni, come da Statuto. Ricordo poi che al momento il M5s è privo di legale rappresentante e quindi Grillo, con riferimento alle consultazioni in questione, è l’unico legittimato a formulare la ‘specifica richiesta’”. In realtà proprio la questione del legale rappresentante è stata al centro delle discussioni degli ultimi mesi: il ruolo di Vito Crimi era stato infatti contestato davanti al tribunale di Cagliari che ha nominato un curatore speciale (poi revocato). Il garante della privacy però, nel suo pronunciamento, cita Crimi come rappresentante pro-tempore del Movimento.

Lo scontro di Grillo ora è principalmente con il comitato di garanzia, composto da Roberta Lombardi, Vito Crimi e Giancarlo Cancelleri. Tutti e tre i componenti hanno detto di essere pronti a dimettersi se continua il braccio di ferro con il fondatore e ne hanno contestato i metodi. Nelle ultime ore c’è anche chi ha richiamato l’articolo 8 dello statuto M5s, là dove prevede la possibilità che il Comitato di Garanzia voti la sfiducia del garante a patto che venga ratificata dagli iscritti in una votazione a cui partecipa la maggioranza assoluta. Un’eventualità che al momento non sembra praticabile, anche se continua a essere rimpallata nelle chat interne.

Il messaggio di Grillo a Crimi – “Vito”, ha scritto Grillo su Facebook, “ti ho già risposto ieri in privato con il seguente messaggio”. Quindi ha reso pubblico il testo inviato a Crimi: al centro della questione appunto l’indizione del voto su Rousseau che secondo il capo politico reggente starebbe irregolare. “‘Credo che tu non abbia ben interpretato il provvedimento del garante della privacy che ti rimetto”, scrive invece il garante. “La parte cerchiata in rosso specifica bene che Rousseau può trattare i dati in caso di esplicite e specifiche richieste del movimento. Oltretutto il titolare dei dati può sempre decidere a chi farli trattare. Nessuna galera, dunque. Al contrario sarebbe proprio il votare su una piattaforma diversa che esporrebbe il movimento, e te in prima persona, ad azioni anche risarcitorie da parte di tutti gli iscritti”. E, continua Grillo: “Come ti ho sempre detto prima di poter votare su un’altra piattaforma è, infatti, necessario modificare lo statuto con una votazione su Rousseau. Inoltre nella mancanza dell’organo direttivo l’unico autorizzato ad indire le elezioni dello stesso è il garante, e in quanto tale l’ho fatto secondo le sole modalità possibili previste dallo statuto vigente (art. 4 lettera b). Inoltre il garante della privacy non ha mai identificato in te il titolare dei dati degli iscritti, essendosi limitato a indicarlo genericamente nel movimento, probabilmente a causa della tua controversa reggenza“. Conclude il messaggio di Grillo: “Il voto dovrà, dunque, essere effettuato su Rousseau”.

La minaccia: “Autorizza il voto, altrimenti sarai responsabile dei danni” – Sempre su Facebook, rivolgendosi di nuovo a Vito Crimi, scrive ancora: “Non posso che ribadirti che l’unico modo per rispettare lo statuto attualmente vigente ed evitare più che probabili ricorsi per l’annullamento del voto, rimane fare questa consultazione sulla Piattaforma Rousseau. Ho chiesto a Rousseau di poter effettuare sulla piattaforma solo due votazioni, quella per l’elezione del Comitato direttivo e quella per la modifica dello statuto, che comunque sarà gestita dal neo eletto Comitato direttivo. Come ti ho già detto, infatti, solo dopo aver modificato lo statuto attraverso una votazione su Rousseau saremo liberi di usare una nuova piattaforma”. Chiude Grillo: “Ti invito, pertanto, ad autorizzare, entro e non oltre le prossime 24 ore, la Piattaforma Rousseau al trattamento dei dati, come espressamente consentito dal provvedimento del garante della privacy e come rientrante nei poteri del titolare del trattamento. Nel caso, invece, in cui decidessi di utilizzare subito la nuova piattaforma, sarai ritenuto direttamente e personalmente responsabile per ogni conseguenza dannosa dovesse occorrere al MoVimento (azioni di annullamento voto, azioni risarcitorie …) per le scelte contrarie allo statuto che dovessi operare”.

Il muro del comitato di garanzia che annuncia di essere pronto alle dimissioni – Nel frattempo il comitato di garanzia, composto da tre membri (Crimi, Lombardi, Cancelleri) ha risposto dicendo di essere pronto alle dimissioni. “Non posso prestarmi a quest’operazione di imposizione dall’alto”, ha scritto su Facebook Roberta Lombardi, “di un dietrofront inspiegabile agli occhi delle persone normali che ci osservano e pretendono dal partito di maggioranza relativa in Parlamento ancora maggiore serietà. Ho sempre confidato nella capacità di dialogo e lungimiranza che anche nei momenti più bui della nostra storia ci ha sempre permesso di trovare la sintesi. Se stavolta non fosse possibile dovrò dare le mie dimissioni con effetto immediato da membro del Comitato di Garanzia e riconsiderare la mia permanenza nel M5s”. Lombardi ha anche definito il post di Grillo “una presa in giro”.

Poco prima aveva parlato anche il sottosegretario alle Infrastrutture e storico esponente M5s in Sicilia, Cancelleri. “Prendo atto della decisione del garante Beppe Grillo”, ha scritto su Facebook Cancelleri, “che attenendosi alle sue prerogative ha chiesto di mettere in votazione la formazione del Comitato direttivo che era stato scelto durante gli Stati generali da parte degli iscritti. Nell’ambito delle nostre funzioni abbiamo subito precisato al Garante che deve farci pervenire una richiesta formale per attivare tutte le procedure necessarie per tale votazione precisando che non ci sono margini perché il voto possa avvenire sulla piattaforma Rousseau alla quale è inibito il trattamento di quei dati, proprio come ordinato dal Garante della Privacy”. Ma “sul piano politico rimango molto perplesso per come sia precipitata la situazione, non sono assolutamente d’accordo con Beppe perché si è persa una grande occasione che mi sollecita ad ulteriori riflessioni”. E, ha chiuso, “sto valutando il mio impegno all’interno del M5s e analizzando ciò che è accaduto, oggi non ci sono più le condizioni per potere coniugare la realtà del M5s e Giuseppe Conte finendo in un vicolo cieco e con l’unica prospettiva di un ritorno al passato ormai davvero anacronistico”.

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