La commissione Lavoro della Camera ha approvato all’unanimità la proposta di legge sulla parità salariale. Che prevede tra il resto l’obbligo per tutte le aziende oltre i 50 i dipendenti di presentare una certificazione sulla parità di genere (pena sanzioni fino a 5mila euro) e quote di genere nei consigli di amministrazione anche delle società pubbliche non quotate, ampliando così le disposizioni della legge Golfo-Mosca. “Un gran passo avanti verso la parità salariale, oggi un concreto avanzamento verso l’approvazione della legge. E noi ancora più determinati. Abbattere il gender pay gap in Italia è una nostra priorità”, commenta su twitter il segretario del Pd, Enrico Letta. Sempre mercoledì il Pd ha presentato la proposta sulla Tassazione agevolata del secondo percettore: agevolazioni tributarie in favore delle lavoratrici che riprendono il lavoro dopo la maternità e per chi, nelle coppie, ha il reddito più basso (il cosiddetto secondo percettore), di solito le donne.

“Siamo a un passo dall’istituire un meccanismo di trasparenza e garanzia per milioni di donne lavoratrici che oggi vengono pagate meno e vengono escluse dalle opportunità di carriera rispetto ai loro colleghi uomini”, commenta la deputata del Pd Chiara Gribaudo, relatrice della legge. “Il gender pay gap in Italia può arrivare al 20% in meno sulla busta paga delle donne rispetto ai loro colleghi uomini, mentre solo il 28% dei manager sono donne. Peggio di noi solo Cipro. Il Global gender gap report ci pone fra i peggiori Paesi europei per le differenze economiche fra uomini e donne, e stima che servano oltre 200 anni per raggiungere la parità. Non possiamo aspettare secoli, è tempo di mettere fine a questa ingiustizia. C’è un testo condiviso fra le forze politiche, approviamolo definitivamente prima possibile”.

Il testo unificato “raccoglie gli spunti di diverse proposte di legge che sono state presentate sullo stesso argomento”, ha spiegato la deputata Tiziana Ciprini del MoVimento 5 Stelle. “Prende ispirazione dalle normative già in vigore in altri Paesi europei, come Austria, Belgio, Spagna, Portogallo, Regno Unito, che fanno leva sulla ‘brand reputation’. Prevede la trasparenza nella comunicazione dei dati da parte delle aziende, per innescare un percorso virtuoso e ridurre la disparità di genere, in particolare sui salari. Le donne mediamente percepiscono il 12,2% in meno degli uomini, a parità di mansione. Ma se si analizzano i dati degli impieghi in cui è richiesta una laurea il divario cresce addirittura del 30,6%. Con questo provvedimento iniziamo a invertire la rotta. Ora portiamolo subito in Aula”.

La proposta del Pd sulla Tasp riguarda invece le famiglie a basso reddito e prevede di destinare al secondo percettore (quindi alla donna che trovi o torni al lavoro) quella che fino a quel momento era la detrazione per coniuge a carico, trasformandola in un credito d’imposta Irpef. E di riconoscere un credito d’imposta corrispondente al 30% del congedo parentale alle lavoratrici che rientrino a lavoro dopo la maternità. Infine, in base alla proposta dem, il secondo percettore che abbia diritto al reddito di cittadinanza può continuare a beneficiarne al 50 per cento nel caso in rientri al lavoro.

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