di Luca Amorosi

Carl Nassib è un giocatore di football americano dei Las Vegas Raiders e il suo compito principale, come defensive end, è di stroncare il gioco su corsa della squadra avversaria andando a placcare il running back o direttamente il quarterback, eludendo la “marcatura” dell’uomo di linea avversario che vi si frappone. Nelle ultime ore però, il suo miglior placcaggio è stato contro i pregiudizi e il silenzio, annunciando di essere gay attraverso il proprio canale Instagram.

“Volevo prendermi un momento”, inizia, “per dirvi che sono gay, finalmente mi sento a mio agio a parlarne. Non lo faccio per cercare attenzione, ma perché ritengo che dare visibilità a questo tema sia importante e spero che un giorno fare certi annunci non sia neanche più necessario. Fino ad allora, però, farò di tutto per coltivare la cultura dell’accettazione”. In concreto, Nassib ha anche dichiarato che donerà centomila dollari al Trevor Project, un’organizzazione non-profit che si occupa di prevenzione del suicidio nei giovani della comunità LGBT+ negli Stati Uniti.

All’età di 28 anni e con già cinque anni di carriera alle spalle, è il primo giocatore Nfl in attività a fare coming out, se si esclude Michael Sam, che nel 2014 fu il primo giocatore apertamente gay a essere stato scelto al draft, salvo poi non giocare neanche un minuto tra i pro e ritirarsi dopo appena due stagioni anche a causa dell’omofobia di gruppi cristiani fondamentalisti come l’American Family Association.

Questo per dire che l’annuncio di Nassib può rappresentare la svolta decisiva in un processo di consapevolezza e di accettazione di cui il mondo del football americano, professionistico ma anche e soprattutto nei campi delle High School e delle università, ha un gran bisogno. Negli ultimi anni, la National football league ha tentato di dare un’immagine di sé più impegnata nel sociale con iniziative senz’altro lodevoli, e il messaggio di sostegno e di congratulazioni del Commissioner della Nfl Roger Goodell, difatti, non si è fatto attendere; ma non dimentichiamo che se oggi, ad esempio, il movimento del Black Lives Matter viene pienamente appoggiato, quando il quarterback Colin Kaepernick denunciava la questione anni prima inginocchiandosi durante l’inno col pugno alzato, fu più o meno palesemente boicottato impedendogli di trovare una squadra negli anni a venire.

Se ora, quindi, arrivano messaggi di appoggio incondizionato a Nassib e al suo tentativo di sensibilizzazione e di consapevolezza sul tema dell’omosessualità, questo non deve automaticamente far pensare che la strada sia in discesa. Il pubblico americano si rivelerà abbastanza maturo da giudicare il giocatore per le sue prestazioni e non per la sua sessualità? Ma soprattutto, la Nfl sarà preparata a tutelarlo in caso di discriminazioni, o l’appoggio sarà solo a parole? Nassib in queste ore non ha semplicemente fatto un annuncio, ma ha sfidato la Nfl, gli appassionati e gli Stati Uniti tutti.

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