Da due mesi il vicesindaco leghista di Ferrara Nicola Lodi, detto Naomo, riceveva lettere minatorie. Meno di una decina di missive con minacce di vario genere a livello personale. E, in due buste, anche dei proiettili. Una vicenda già portata all’attenzione del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, con procura con un fascicolo già aperto contro ignoti per le ipotesi di minacce e procurato allarme, che oggi, a distanza di 60 giorni, potrebbe aver trovato una risoluzione. La Digos ha infatti trovato il presunto responsabile: la consigliera comunale della Lega, fedelissima di Lodi, diventata nei mesi scorsi anche responsabile organizzativo del partito, Rossella Arquà.

La polizia ha perquisito l’abitazione della consigliera per cercare materiale che potesse ricondurre ai contenuti di quelle lettere, realizzate con lettere formate da ritagli di giornale. E i risultati di quell’ispezione hanno portato alle dimissioni di Arquà, come riporta Il Resto del Carlino. La consigliera ha comunicato la situazione prima nella chat del Carroccio locale. “Sono rovinata” avrebbe confidato agli ormai ex sodali. Poi è passata a formalizzare in municipio le sue dimissioni dalla carica di consigliera e al partito quelle di militante. L’edizione locale del quotidiano fa sapere che la dimissionaria è anche già stata ascoltata dagli inquirenti.

Al momento Rossella Arquà, 56 anni, non risulta ancora formalmente indagata. Ma, si apprende da fonti investigative, è solo questione di tempo. A “bruciare le tappe”, dando la soffiata, pare esser stata una voce proveniente dalla stessa Lega di Ferrara. A destare meraviglia tra i corridoi della politica locale è il fatto che Arquà fosse una delle figure più vicine a Lodi. E proprio grazie a lui, che la portava a ogni tappa di campagna elettorale, da perfetta sconosciuta è arrivata in consiglio, subentrando a un paio di figure più votate poi promosse in giunta. Nemmeno il suo curriculum vitae aiuta a conoscere qualche dettaglio in più della sua carriera politica né di quella professionale passate. Dal cv depositato in sede di candidatura si leggono solo due righe. Professione: operaia agricola attualmente disoccupata. Titolo di studio: scuola media inferiore. E neanche in questi due anni di consiliatura aveva lasciato particolarmente il segno, se non per il “sì” o il “no” di gruppo al momento del voto. Mai una interrogazione, una mozione, una interpellanza. Nemmeno un intervento. Tanto che tra i colleghi di assise si era guadagnata il nomignolo scherzoso de “la mumiona”. In ferrarese, la mummia. Un epiteto meritato dal record di parole uscite dalla sua bocca, tra consiglio e commissioni comunali, in ventiquattro mesi di governo: zero.

E se Arquà non brilla per ars oratoria, a parlare è invece il vicesindaco. “Ho passato due mesi non facili – confessa Lodi via Facebook -, una vicenda che mi ha fatto capire che la fiducia nelle persone viene tradita con una leggerezza assurda. Ricevere gravi minacce alla mia persona e soprattutto alla mia famiglia mi ha messo a dura prova ancora una volta, fortunatamente ci sono già passato tra lettere e minacce e so bene che il nemico va combattuto a testa alta”. Non è infatti il primo caso di minacce denunciato dal braccio destro del sindaco Alan Fabbri. Già nel febbraio del 2016, quando ancora non si era fatto conoscere per il suo famigerato “metodo Naomo” (quello dei “calci in culo”), aveva denunciato scritte minatorie sui muri della sua abitazione e l’incendio dello zerbino di casa .

In seguito, da eletto, uscì sulla stampa lamentando nel novembre 2019 offese e minacce di morte arrivate in municipio via fax. Si scoprì che le minacce non erano dirette a lui e che il dispositivo usato apparteneva a un locale pubblico di Vibo Valentia. “Non ho mai mollato un solo istante il mio lavoro da vicesindaco – riprende Lodi – anche se tornare a casa e guardarsi le spalle prima di entrare non è stato affatto semplice. Oggi guardo avanti e cercherò di essere sempre lo stesso, la mia fiducia la avranno sempre tutte le persone meritevoli di tale. Tutti mi dicono di essere troppo buono, questa volta hanno ragione”.

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