L’avesse fatta Galliani, la scelta, non ci sarebbero stati dubbi. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano”: l’ ex dg del Milan avrebbe commentato così il ritorno di Allegri. Ma alla Juve Galliani non c’è, e a ben vedere il “Max bis” di romantico ha poco ed è una scelta per molti versi scientifica, strategica. Già, perché è vero che oggi (e già lo scorso anno per la verità) il nome di Allegri è acclamato da gran parte del tifo bianconero, d’altronde è quello dei cinque scudetti consecutivi e delle due finali Champions, perse, ma con una Juve fortissima e soprattutto autorevole, elemento quest’ultimo che forse è mancato negli ultimi anni.
Ed è vero che parte della tifoseria ne ha criticato il gioco ben poco spettacolare ed eccessivamente pragmatico, ma visti gli anni di Sarri e soprattutto di Pirlo, nella squadra dove “vincere è l’unica cosa che conta” il ritorno di Max non può che scaldare il cuore e far immaginare nuove vittorie e rinnovata autorevolezza e tornare ad alimentare il sogno Champions.

Insomma: il tifoso è romantico per natura, ma sarebbe ingenuo credere che col cuore abbia ragionato anche la proprietà bianconera, scegliendo di richiamare Allegri e preferendolo all’ipotesi ben più suggestiva (e forse anche più romantica) di Zinedine Zidane e alle altre piste (solo) per una questione sentimentale. E dunque l’Allegri bis è una scelta strategica che sa molto di più di nuova era che di ritorno al passato, nonostante l’apparenza potrebbe suggerire il contrario. Perché l’addio di Max nel 2019 fu causato anche da una distanza, profonda, che si era creata con la dirigenza bianconera rappresentata da Fabio Paratici e soprattutto da Pavel Nedved, che avevano altre idee su mercato (e su questo, in particolare per l’acquisto di Cristiano Ronaldo, si era già consumata la frattura con Beppe Marotta un anno prima), prospettive e anche sulla filosofia di gioco, tant’è che il primo allenatore scelto per il post Allegri è stato Maurizio Sarri, considerato negli anni precedenti di scudetti contesi tra Juve e Napoli l’esatta antitesi del pragmatismo allegriano.

Ebbene, dopo due anni, la stagione così così di Sarri, quella decisamente negativa di Pirlo, dopo la debacle della SuperLega la situazione in casa Juve è ben diversa: Paratici ha lasciato, tra caso Suarez e divergenze con Nedved, è iniziata l’era Cherubini (che comunque è un uomo Juve) e dopo la gestione dell’affaire SuperLega è ipotizzabile un maggior coinvolgimento di John Elkann nella gestione del club (di qualche giorno fa le immagini degli abbracci con Allegri durante la partita del cuore) affiancando Andrea Agnelli, finora timoniere in solitaria. C’è poi da considerare il lato tecnico: Buffon ha salutato definitivamente, potrebbero farlo anche altri veterani come Bonucci e addirittura CR7. Insomma la rivoluzione che aveva chiesto Allegri due anni fa, avversata dalla dirigenza e causa della rottura col tecnico livornese, potrebbe vedere la luce oggi e sempre con Max alla guida. Sì, perché quella che avverrà a Torino ha più le caratteristiche della rivoluzione che della restaurazione, con quel tocco gattopardesco che ha il sorriso sornione di Allegri.

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