L’hanno già ribattezzata la Criptoapocalisse. E in effetti la giornata delle cripto valute è stata terribile con cali che, in alcuni casi, hanno raggiunto il 50%. Il bitcoin, valuta digitale per antonomasia, è arrivato a perdere il 30%, avvicinando la soglia dei 30mila dollari, la metà rispetto al record storico raggiunto solo poche settimane fa, salvo poi recuperare parte del calo rivedendo quota 37mila dollari. Ancora peggio i “fratellini” ether, in calo del 40% e vicino ai 2mila dollari o il dogecoin giù del 43%. A dare il via alle vendite è stata la decisione della Banca centrale cinese che ha ribadito che i token digitali (frazioni delle valuta digitale che vengono scambiati tra gli utenti) non possono essere utilizzati come forma di pagamento. Ma naturalmente c’è di più. Quello delle criptovalute è un universo estremamente instabile che evidentemente aveva accumulato negli ultimi giorni tensioni ribassiste che si sono scatenate appena si è presentata l’occasione.

Il clima del resto si era fatto pesante già lo scorso 12 maggio quando, con una spettacolare retromarcia, Elon Musk , ha annunciato che Tesla non avrebbe più accettato pagamenti delle sue auto in bitcoin, a causa delle ricadute ambientali legate al consumo di elettricità necessario per alimentare i computer che “coniano” le monete digitali. Sconfessando così il suo endorsement alla criptovaluta . Il crollo dei cambi ha trascinato con se anche le azioni di Coinbase, la principale piattaforma di compravendita di valute digitale. I titoli sono scesi fin sotto i 210 dollari, poco più della metà rispetto ai 380 dollari con cui la società aveva debuttato a Wall Street lo scorso 14 aprile.

Solo negli ultimi 10 giorni il bitcoin ha perso un terzo del suo valore. La fortissima volatilità (frequenza e ampiezza delle oscillazioni, ndr) delle valute digitali non è una novità ed è anche la caratteristica che ha loro impedito sinora di rappresentare un’alternativa realistica alle valute tradizionali, amministrate da banche centrali e governi. Per chi avesse investito in bitcoin a inizio anno il bilancio rimane ancora, per ora, ampiamente positivo: + 25%. Investitori ed esperti si interrogano se questa giornata di passione sia solo l’inizio di uno scoppio della bolla o un assestamento necessario in una fase in cui il ruolo delle criptovalute si sta ridefinendo nelle strategie di molti investitori professionali.

Certo è che il crollo è avvenuto in una fase in cui anche i mercati azionari tradizionali sono in calo a causa dei rinnovati timore per una ripresa dell’inflazione. Si appanna quindi l’immagine del bitcoin come asset rifugio di fronte alle flessioni delle borse, sul modello di quanto attribuito, più o meno a ragione, all’oro (non a caso oggi in rialzo, sui valori più alti da gennaio). Chi ha sempre sottolineato la rischiosità e l’inaffidabilità delle monete digitale intento si prende le sue rivincite. Tra questi l’economista Nouriel Roubini da sempre estremamente critico verso le criptovalute che parla si una sconsiderata scommessa speculativa

Sulla stessa linea l’ex vice presidente della Banca centrale europea Victor Constancio che scrive “sbagliato chiamarle valute”.

Intanto però c’è chi, come Catie Wood, a capo del fondo Ark Investment che gestisce asset per 50 miliardi di dollari, ritiene che il bitcoin raggiungerà un valore di 500mila dollari a pezzo. Più sobriamente Jp Morgan, indica a 35mia dollari il “fair value” della più famosa criptovaluta. Ma domani è un altro giorno.

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