La Catalogna ha scongiurato il rischio di nuove elezioni in extremis. Dopo 90 giorni di trattative, i due principali partiti indipendentisti, Esquerra Republicana (Erc) e Junts per Catalunya (JxC), hanno raggiunto un accordo per governare insieme con l’appoggio esterno degli anticapitalisti di Candidatura d’Unitat Popular (Cup). Prima di convocare la sessione plenaria per votare la fiducia al prossimo governatore dell’esecutivo regionale, JxC ha chiesto il parere dei suoi militanti. In caso negativo, il partito faciliterà l’investitura di Pere Aragonès, candidato di Erc, ma non farà parte del governo.

Aragonès è presidente ad interim dall’inabilitazione di Quim Torra per “disobbedienza” nel settembre 2020. Alle elezioni del 14 febbraio, il suo partito ha superato JxC diventando leader del fronte indipendentista e si è posizionato secondo solo pochi voti dietro ai socialisti, che non hanno l’appoggio sufficiente per governare. Se non dovesse ottenere la maggioranza assoluta, ad Aragonès basterebbe la maggioranza semplice. Bisogna però fare presto: la scadenza è fissata per il 26 maggio.

La coalizione condivide gli stessi obiettivi — indipendenza della Comunità Autonoma dalla Spagna e indulto ai politici in prigione per il processo secessionista del 2017 — ma si è scontrata sulla strategia da adottare. Le posizioni dei due soci sembravano fino a poco fa inconciliabili, ma il rischio di buttare al vento l’occasione offerta dall’elettorato li ha costretti a un compromesso. Il patto è stato presentato come punto di equilibrio tra l’idea del dialogo con lo Stato, promossa da Erc, e quella del confronto diretto, sostenuta da JxC. Il grande scoglio riguardava soprattutto il ruolo che avrebbe assunto il Consiglio della Repubblica, l’organo creato dall’ex presidente Carles Puigdemont. Ha sede in Belgio, a Waterloo, dove si è rifugiato dopo il referendum indipendentista, ed è stato proposto dal suo partito, JxC, per stabilire le linee guida del secessionismo.

Aragonès si è opposto con forza, tanto da sondare il terreno per un governo di minoranza. Poi è arrivata l’apertura: un nuovo gruppo fondato dai tre partiti e due organizzazioni indipendentiste — Erc, JxC, Cup, Omnium e Anc — si affiancherà al Consiglio della Repubblica per definire i prossimi movimenti.

L’accordo consegna sette ministeri a ciascun partito. JxC gestirà importanti dipartimenti strategici, come gli esteri e quello legato alla gestione delle carceri catalane, dove si trovano alcuni politici indipendentisti. Tra di loro c’è Jordi Sànchez, segretario del partito, che ha portato avanti i dialoghi con Erc sfruttando un permesso. Alla formazione di Aragonès spettano i ministeri che riceveranno la maggioranza dei fondi europei: Imprese, Lavoro, Azione Climatica e Agricoltura.

La Cup offrirà al nuovo esecutivo un appoggio esterno, condizionato al rispetto dell’accordo firmato con Erc a marzo. Ora chiedono che questo faccia parte anche del patto tra Erc e JxC, specialmente i punti più importanti, come la sospensione dell’uso dei proiettili foam da parte dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. Durante le proteste per l’arresto del rapper Pablo Hasel, fecero perdere un occhio a una manifestante.

“È un governo per la metà della Catalogna, la ripetizione di un fallimento”, ha detto Salvador Illa, il candidato dei socialisti. Nonostante non abbia l’appoggio sufficiente, si presenterà da vincitore delle elezioni in Parlament per tentare il miracolo. L’ex ministro della Sanità aveva lasciato il governo centrale per presentarsi come candidato di spessore e arginare lo strapotere degli indipendentisti. Questi ultimi hanno risposto impegnandosi per iscritto a non negoziare con lui: “L’unico luogo in Europa dove si applica il cordone sanitario alla socialdemocrazia”, ha risposto Illa.

Delusione anche da parte di En Comù Podem, il ramo catalano di Podemos, che sperava di entrare nella coalizione di governo con Erc. “Questo governo nasce già fallito. La cittadinanza si chiede non cosa farà, ma quanto durerà”, ha affermato Joan Mena, portavoce del gruppo. Diversa la reazione da parte dell’Esecutivo centrale, che ha accolto positivamente la notizia dell’accordo e aspetta di ricominciare il dialogo.

(immagine d’archivio)

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