“Da un anno presentiamo previsioni molto negative. Oggi, per la prima volta dalla pandemia, vediamo prevalere l’ottimismo sull’incertezza. Ovviamente quell’incertezza è ancora lì. Ma la ripresa non è più un miraggio: è in corso”. Il commissario europeo Paolo Gentiloni ha annunciato così le nuove stime di primavera della Ue diffuse mercoledì e intitolate “Rimboccarsi le maniche“. Per la prima volta viene fotografata una ripresa decisa, grazie ai forti piani di stimolo varati dai singoli Paesi – complice la sospensione del patto di stabilità – in attesa dell’arrivo delle risorse del Next Generation Eu. Il pil dell’Italia, considerando anche l’effetto del Recovery plan, crescerà del 4,2% nel 2021 e del 4,4% l’anno successivo, registrando una ripresa in linea con quella dell’Unione Europea e l’Eurozona. E già questa è una notizia, per un Paese che da decenni è fanalino di coda tra i partner. Va anche detto, però, che essere nella media non è un gran risultato visto che l’Italia nel 2020 ha registrato il secondo crollo del prodotto interno lordo più marcato tra i 27, -8,9%: peggio ha fatto solo la Spagna con -10,8%, e Madrid quest’anno recupererà ben più di noi mettendo a segno un +5,9%. Non solo: meglio di Roma farà anche Parigi con +5,7%. Mentre Berlino dovrà “accontentarsi” di un +3,4%. Sul fronte del lavoro, poi, non si può dire che ci sia una schiarita: la Penisola è tra gli otto paesi Ue – Germania compresa – che anche quest’anno vedranno l’occupazione diminuire ancora (-0,3%) dopo il calo del 2020 che è stato del 2,1%. Del resto nei prossimi mesi (a luglio per le imprese manifatturiere e ottobre per i servizi) scatterà la fine del blocco dei licenziamenti.

Secondo Bruxelles tutti gli Stati membri dovrebbero comunque vedere le proprie economie tornare ai livelli pre-crisi Covid entro la fine del 2022 “al più tardi”. L’esecutivo Ue ha rivisto al rialzo le previsioni per tutta l’area e prefigura un’espansione media nei 27 Paesi membri identica a quella italiana. Solo lievemente superiore a quella dell’Ue (+4,3% nel 2021) dovrebbe essere la performance del gruppo che ha adottato la moneta unica. Si tratta comunque di un significativo aumento della crescita rispetto alle previsioni economiche d’inverno presentate a febbraio. I nuovi dati comprendono l’effetto dei Recovery plan nazionali, anche se i primi soldi arriveranno tra la fine dell’estate e l’autunno.

“Solo l’attuazione del piano può portare a crescita duratura” – La variazione al rialzo – per l’Italia a febbraio era previsto un +3,4% senza considerare l’impatto del Recovery – è stata spinta dell’aumento delle vaccinazioni, dalle restrizioni che vengono via via allentate e, appunto, dal piano di ripresa finanziato con i fondi comunitari. Anche se quest’anno il governo conta di ricevere e utilizzare a valere sul Next generation Eu solo 13,8 miliardi (più 1,6 a copertura di spese già sostenute nel 2020) su circa 200 complessivi. “Le previsioni di crescita per l’Italia sono positive e incoraggianti“, secondo Gentiloni, anche se ci sono “rischi”, sia quelli “generali, che valgono per tutti i Paesi”, sia quelli legati alla “attuazione dei programmi di riforma e investimento che stiamo discutendo: è evidente che solo l’attuazione di un piano di simile ambizione può contribuire a una crescita più prolungata e duratura“. E alla Penisola “non basta tornare ai livelli fino al 2019, bisognerà che il 4-4,5% che prevediamo per il 2021-22 lasci un seguito di una crescita più alta dal 2023 in poi e che questo seguito sia il seguito di una crescita di qualità. E’ possibile. Le risorse ci sono. L’impegno della intera classe dirigente del paese è fondamentale”.

“Significativo miglioramento delle stime, ma peggioreranno povertà ed esclusione” – Anche per l’economia europea le nuove previsioni danno conto di un “significativo miglioramento” rispetto alle stime di febbraio scorso, scrive Bruxelles, visto che allora la crescita si fermava intorno al 3,5%. “In generale, ci si attende che il Recovery spinga la crescita Ue di circa l’1,2% (del Pil Ue 2019, ndr) nel periodo 2021-2022″, ha spiegato Gentiloni. Ma la stima è parziale: “Con un orizzonte di meno di due anni, questa previsione può valutare solo l’impatto immediato e diretto sul Pil dall’aumento della domanda interna. Può solo catturare parzialmente gli effetti indiretti che saranno generati dal rafforzamento degli investimenti e dalle riforme del Recovery”.

L’economia Ue, ha aggiunto il commissario Ue, è “destinata a crescere vigorosamente quest’anno e il prossimo”, nonostante la recrudescenza della pandemia e la necessità di inasprire le restrizioni abbiano determinato un “inizio anno debole” del 2021. “Il ritmo più veloce delle vaccinazioni negli ultimi mesi dovrebbe consentire un ulteriore allentamento delle restrizioni nella seconda metà dell’anno – in realtà, questo è già in corso – e consentire così all’economia di riprendersi”. Nonostante questo esiste un “rischio reale di peggioramento” per quanto riguarda “povertà ed esclusione sociale“. E vanno “evitati errori che potrebbero indebolire” il ritmo della ripresa, “vale a dire, un ritiro prematuro del sostegno politico. La qualità, la forza e la durata della ripresa potrebbero ancora essere influenzate dalla pandemia, ma il nostro destino economico è principalmente nelle nostre mani. Ed è per questo che dobbiamo rimboccarci le maniche”.

Debito oltre il 100% del pil per sette Paesi – Quanto alla revisione del Patto di stabilità, “manterremo la clausola di salvaguardia fino alla fine del 2022. Poi, chiaramente, considereremo l’evoluzione delle situazione economica per capire se ci sono le condizioni” per la sospensione. Il rientro in vigore del patto porrebbe notevoli problemi a tutti i Paesi che durante la pandemia si sono indebitati come mai prima per sostenere imprese e famiglie: il debito medio, nell’Unione, è atteso al 102,4% del Pil nel 2021 e al 100,8% nel 2022, dopo il 100% del 2020 e l’85,8% del 2019. L’Italia, che partiva da livelli altissimi (134,6% del pil nel 2019), a fine anno vedrà il rapporto salire al 159,8%, dopo il 155,8% del 2020, per poi flettere al 156,6% nel 2022. La Grecia dal canto suo arriverà al 208,8%. Altri cinque Paesi supereranno il 100% di debito/pil: Belgio (115,3% nel 2021), Spagna (119,6%), Francia (117,4%), Cipro (112,2%) e Portogallo (127,2%). Nel 2019 erano solo tre: Grecia, Italia e Portogallo.

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