Ha usato la scusa di cacciare un’orsa che stava assillando gli abitanti di una cittadina per uccidere Arthur, l’orso più grande d’Europa, ed aggiudicarsi il prestigioso trofeo di caccia in palio per la sua pelle, dal valore di ventimila euro. È quanto ha fatto il principe Emanuel von und zu Liechtenstein, ne sono convinti gli animalisti. Secondo quanto riferito dal Guardian che cita l’Associated Press, il principe si era fatto avanti lo scorso marzo con il governo rumeno, chiedendo una deroga al divieto di caccia per “liberare” la cittadina di Odjula, nella contea di Covasna, in Transilvania, da un’orsa che da settimane tormentava (e terrorizzava) i residenti con le sue scorribande.

Così, ha pagato 7mila euro e ottenuto una licenza di caccia valida quattro giorni: tutto questo però, secondo la denuncia delle associazioni animaliste della zona, faceva parte del suo piano ben congegnato che aveva come obiettivo proprio lui, Arthur, 17 anni, l’orso simbolo d’Europa, un esemplare molto diffidente che viveva ben lontano dagli umani, nel cuore della foresta della Transilvania. “Impossibile confondere una femmina di orso, che entra a far danni in un villaggio, con il maschio più grande in vita, che viveva nelle profondità della foresta”, ha detto Gabriel Paun, presidente di una delle più importanti ong ambientaliste rumene, Agent Green. “Il principe non è venuto per risolvere il problema della gente del posto ma per portarsi a casa il trofeo più grosso”.

La vita di Arthur valeva infatti 592 punti su un massimo di 600 nella classifica sanguinaria dei bracconieri, con un premio da 20mila euro appunto. Per questo anche Anne-Kathrin Freude dell’ong austriaca VGT, non ha dubbi: il grande orso è stato freddato deliberatamente. Da parte sua invece, il principe del Liechtenstein si è trincerato dietro un caustico “no comment”. La polemica è montata a tal punto che il governo rumeno ha annunciato di aver aperto un’indagine per accertare le responsabilità e ha parlato apertamente di “bracconaggio”. Intanto però, l’Europa ha perso uno dei suoi orsi più maestosi, la cui vita è stata ridotta a un mero trofeo da appendere in salotto.

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