Dalla Total per ora tacciono, ma l’inchiesta finita in prima pagina su Le Monde ha scatenato un terremoto sul piano internazionale e all’interno del colosso petrolifero francese, che finisce nel mirino per i suoi presunti finanziamenti alla giunta golpista che a inizio febbraio ha fatto arrestare Aung San Suu Kyi e i vertici della Lega Nazionale per la Democrazia. Militari che sono ancora al potere e che tuttora soffocano il dissenso con la repressione.

Il quotidiano ha infatti svelato in un’ampia inchiesta fatta di carte e documenti dal titolo “I soldi di Total alla giunta golpista” le imbarazzanti macchinazioni finanziarie della società, sospettata di essere sceso a patti con i generali della Birmania. Secondo il giornale, il gruppo petrolifero – che da tempo sfrutta un giacimento di gas al largo delle coste birmane – avrebbe attuato “un sistema di spartizione dei proventi con i generali al potere” in Birmania. Dai documenti consultati è emerso che “centinaia di milioni di dollari vengono dirottati”, ormai da anni, attraverso una società registrata alle Bermuda, direttamente ai militari della giunta. E questo a scapito dello Stato birmano.

Le Monde ha indagato, in particolare, sulla Moattama Gas Transportation Company (Mgtc), proprietaria del gasdotto che lega il giacimento di gas di Yadana gestito dalla Total alla Thailandia. La società venne creata nel 1994 con sede alle Bermuda. La macchinazione finanziaria sancita tra la multinazionale francese e i militari consentirebbe in questo modo all’esercito di intascare direttamente i dividendi sull’attività del gasdotto.

Total è presente in Birmania dal 1992. Dal colpo di Stato del febbraio scorso, i militanti pro-democrazia hanno lanciato accorati appelli affinché il gruppo transalpino smetta immediatamente di “finanziarie la giunta”, accusata di gravissime violazioni dei diritti umani. Da parte loro, i vertici di Total hanno annunciato lo scorso aprile la sospensione delle trivellazioni nel Paese. Al tempo stesso però, vogliono continuare a sfruttare il giacimento di Yadana, in attività dal 1998, per rifornire di energia le popolazioni birmane e thailandesi. Total si è anche impegnata a finanziare ong attive nella difesa dei diritti umani.

Le testimonianze Le Monde pubblica, tra l’altro, la testimonianza di cinque dipendenti birmani del colosso francese. “Auspichiamo che Total smetta di finanziare la giunta“, affermano nell’intervista, pur riconoscendo che “non esistono soluzioni semplici”. Come migliaia di altri birmani, alcuni impiegati di Total si sono uniti al movimento di disobbedienza civile contro le immani violenze della giunta. E però, a causa di questo loro impegno, sono stati richiamati all’ordine dai superiori. “Ci hanno detto che se ci fossimo uniti alla protesta, ne avremmo pagato il prezzo, senza fornire ulteriori dettagli”, testimonia uno di loro, Min Thu, un nome di fantasia per restare rigorosamente anonimo. Un altro, che lavora sulla piattaforma offshore di Yadana, si spinge fino ad accusare il superiore di averlo “minacciato”. “Ci ha detto che se ci fossimo uniti al movimento di disobbedienza civile, saremmo stati fermati all’aeroporto dai militari al nostro ritorno in elicottero”. Solo pochissimi dei 300 impiegati di Total in Birmania si sono dimessi in queste ultime settimane. “Il segno – scrive Le Monde – che la lotta per la libertà ha un prezzo troppo elevato”.

(parata dell’esercito in Myanmar, 27 marzo 2021)

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