Un uomo di 83 anni, immunodepresso che aveva ricevuto da pochi giorni la seconda dose di vaccino, è ricoverato a Palermo perché colpito da Covid. L’unità di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera Villa Sofia – Cervello attraverso test di indagine di sequenziamento genico ha identificato la variante brasiliana P.1. Come da protocollo ministeriale, si è provveduto alla notifica ed alla trasmissione al laboratorio regionale di riferimento. Il paziente, vaccinato con Pfizer, dopo pochi giorni dalla seconda dose, informa l’azienda ospedaliera, è arrivato al pronto soccorso del Cervello accusando “sintomatologia respiratoria e intestinale clinicamente significative”.

Una volta effettuata la diagnosi clinica e microbiologica con tampone molecolare, l’anziano è stato subito ricoverato in terapia intensiva respiratoria e grazie alla collaborazione di pronto soccorso, malattie infettive, intensiva respiratoria, microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera palermitana – hub per il Covid-19 – “è stato identificato quale paziente altamente sospetto di essere portatore di una variante genica, come appunto è stato poi verificato. In atto il paziente è in trattamento di supporto intensivo delle funzioni vitali”.
L’unità di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera Villa Sofia – Cervello, diretta da Orazia Diquattro, ha identificato la variante brasiliana ‘P.1’ attraverso test di indagine di sequenziamento genico con tecnica Ngs.

Infettarsi tra la prima e la seconda dose di vaccino è possibile perché solo alcune settimane dopo aver completato il ciclo si arriva a una copertura che nel caso dei vaccini a Rna messaggero supera il 95%. Esiste quindi una percentuale, seppure piccola, che non risulta coperta dall’immunizzazione. Le aziende che hanno sviluppato i vaccini sono al lavoro per testare i composti sulle varianti emergenti e tutti gli esperti ricordano che per ricalibrare il composto non dovrebbero essere necessarie più di sei settimane.

Foto di archivio

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