Cassa Depositi e Prestiti è pronta a conquistare il controllo della società della fibra Open Fiber. E si prepara a portare avanti il progetto della rete unica che piace tanto all’ex monopolista Telecom Italia. Non senza il rischio di essere bacchettata da Bruxelles. Il braccio finanziario dello Stato ha infatti dato mandato alla controllata Cdp equity di comprare il 10% di Open Fiber dall’Enel. Il gruppo guidato da Fabrizio Palermo, proprietario del 50% di Open Fiber, salirà al 60% del capitale della società della fibra, mentre l’Enel dovrebbe uscire dalla partita cedendo il restante 40% al fondo australiano Macquarie e intascando almeno 2,65 miliardi.

La notizia ha immediatamente messo le ali ai piedi al titolo Telecom che a Piazza Affari ha guadagnato quasi il 4 per cento. La ragione? Gli investitori hanno interpretato la mossa di Cdp come un passo in avanti nella creazione della nuova società della rete unica. E cioè di quella nuova realtà industriale che, sotto il controllo di Telecom, dovrebbe fondere la rete telefonica di nuova generazione dell’ex monopolista (FiberCop) con il network di Open Fiber. Un progetto che dovrebbe essere realizzato grazie al contributo sostanziale di Cassa Depositi e Prestiti, socio sia di Telecom che di Open Fiber. Non è un caso quindi che, ad oltre cinque mesi dall’inizio delle trattative fra Enel e il fondo Macquarie per la cessione di una quota di Open Fiber compresa fra il 40 e il 50%, i vertici di Cdp abbiano fatto proprio ora la loro mossa. Nonostante il fatto che il consiglio di Cdp sia in scadenza e che a Palazzo Chigi, sin dall’uscita di scena di Matteo Renzi, non sia mai stata definita una strategia politica chiara sulla questione della rete unica.

Eppure un recente tentativo di fare chiarezza c’è stato: alla fine di marzo, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, aveva annunciato una decisione sul futuro della nuova autostrada telematica prima di Pasqua. Con un focus sul ruolo di Cassa Depositi e prestiti, che, a suo avviso, è “in una situazione abbastanza anomala, essendo azionista di due soggetti teoricamente in competizione”. Un tema che, secondo Giorgetti, doveva “essere risolto”. E anche rapidamente. Da allora però tutto tace. Forse anche perché, al loro interno, i partiti sono spaccati sul da farsi. Una parte del Pd e del Movimento 5 Stelle vorrebbe una nuova autostrada pubblica della telefonia e dei dati. Anche senza il contributo di Telecom Italia. Ma il progetto contrasta con quanto sostenuto dall’ex premier Giuseppe Conte e dall’ex ministro Roberto Gualtieri, fortemente orientati a creare una società unica della rete in cui non si esclude un ruolo dominante dell’ex monopolista. Solo Fratelli d’Italia ha detto chiaramente di volere una rete unica in fibra di proprietà pubblica, mentre Forza Italia non si è espressa. Probabilmente per via del fatto che il futuro di Telecom si intreccia inevitabilmente con quello della Mediaset della famiglia Berlusconi attraverso il comune azionista francese Vivendi.

Quanto al governo, ufficialmente il ministro per la Transizione digitale, Vittorio Colao, si è espresso a favore della neutralità tecnologica. In pratica, per Colao la fibra è importante, ma gli obiettivi comunitari si possono raggiungere anche sviluppando 5G, ponti radio Fwa e connessioni satellitari. Soprattutto se per le casse pubbliche costa troppo la creazione di una società unica della rete. Il punto però è che questo approccio potrebbe mettere in difficoltà Telecom che è appesantita dai debiti e ha almeno 10mila dipendenti in più rispetto al necessario. Di qui la mossa di Cdp che suona come l’inizio di un piano di “salvataggio” di Telecom e che rischia di non piacere a Bruxelles: il fatto che Cdp abbia il controllo di Open Fiber e contemporaneamente un consigliere nel cda di Telecom potrebbe infatti creare non poche perplessità in sede comunitaria. Soprattutto perché “si tratta di due concorrenti di un unico mercato all’ingrosso della banda larga gestito in regime di duopolio, per la fornitura di infrastrutture in fibra” come ha spiegato l’avvocato, esperto di antitrust, David Cantor al sito Key4biz lo scorso 28 aprile. Per non parlare del fatto che Cdp avrà accesso ad informazioni strategiche sul business di due rivali.

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