“È ovvio che la tv mi manchi. È il mio lavoro, mi sento ancora capace di fornire ancora qualche contributo. Ma evidentemente un personaggio come me, in una situazione dove mi sembra dominare una sorta di conformismo che si estende sulla televisione come una cortina di fumo, è un po’ difficile da governare”. Sono le parole di Michele Santoro, tornato in televisione, dopo poco più di due anni di assenza, ospite di “Otto e mezzo”, su La7.

E aggiunge: “Mi aspettavo che l’era dei 5 Stelle avrebbe portato una lotta contro la censura, una trasgressione violenta nella Rai. E invece si sono immediatamente accomodati sulle poltrone, piuttosto che riformare il servizio pubblico. Avrei visto bene Marco Travaglio direttore del Tg1, perché così si fanno le rivoluzioni. È un anno e mezzo che vedo tutte le edizioni dei tg e si concludono tutte con persone che non hanno niente da ridire sulla politica dei vaccini e su altro. Nel Paese c’è un’area critica e di dissenso molto ampia che non viene assolutamente rappresentata in tv”.

Staffilata del giornalista sulla Rai: “Non c’è più Rai Tre e non so se esista ancora la Rai. L’informazione della Rai, quando c’ero io, era di gran lunga la più forte di tutte le altre sul piano dell’approfondimento. Andavamo in onda contemporaneamente io, Gad Lerner, Giovanni Minoli e Bruno Vespa in seconda serata. E la Rai faceva il 70% di ascolti in quella fascia oraria. L’hanno demolita, perché il problema erano i target. Adesso fanno programmi che fanno l’1% e nemmeno si pongono il problema del perché”.

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