Al netto delle diatribe fuorvianti di stampo elettoralistico (che c’entra lo stop al coprifuoco per il Covid con il Pnrr?) la versione Draghi del Recovery Plan spodesta l’economia circolare – che già con Conte non era posta al top ma almeno segnava la “missione numero due” – che perde oltre il 30% degli investimenti; mentre incorona la Carbon Capture and Storage o Sequestration (Ccs) tanto cara all’industria degli idrocarburi di Eni e Snam. Infatti nella vulgata semplificatrice veicolata da tv e mass media, è l’idrogeno blu ad essere assunto a cavallo di battaglia del ministro Cingolani: che significa rivolgersi all’industria “hard to abate” e cioè a quella definita “sporca” (idrocarburi, acciaio, cemento ecc).

Ma che cos’è il Ccs? Esso, attraverso differenti tecnologie (post combustione, ossicombustione e post combustione che include processi di gassificazione e di produzione di syngas anche da rifiuti soprattutto plastici) consente di catturare il biossido di carbonio emesso dagli impianti alimentati a combustibili fossili sottraendoli alla quota rilasciata in atmosfera. Esso prevede lo stoccaggio nel sottosuolo in formazioni geologiche.

In pratica sembrerebbe un via libera ai progetti di Ravenna dove si prevede lo stoccaggio in mare della CO2 catturata e dell’Ilva di Taranto. Ovviamente, poiché pensar male è un peccato ma in questa “Italietta” non ci si sbaglia, i frequenti richiami al riciclo chimico delle plastiche eterogenee per produrre idrogeno e/o metanolo ci inducono a ritenere questo versante associabile al peana per il Ccs. Segni particolari di questa scelta: è costosissimo, poco testato (il modello è l’impianto norvegese di Mongstad in mare aperto – esistono solo 60 impianti del genere nel mondo) e potenzialmente pericoloso perché esposto ai rischi di terremoti che per esempio nel Mar Adriatico non mancano.

Beneficiari: gli inquinatori. Ed ecco spiegato il via libera alle trivellazioni voluto da Cingolani. Se questa è la transizione ecologica, Dio ce ne scampi e liberi! Non a caso la versione “dragoniana” del Pnrr è ancora più per compartimenti stagni della precedente e imposta dall’alto nel segno di un insopportabile approccio tecnocratico tipico del vecchio e devastante pensiero unico e lineare. E dire che Renzi che ora sta zitto come un topo aveva tuonato contro “troppo ristrette cabine di regia”! Evidentemente il rilancio di trivelle e dell’industria sporca del petrolio lo galvanizza, visti i suoi legami profondi con la ‘democrazia’ dell’Arabia Saudita!

Ma noi non staremo a guardare: se necessario torneremo in piazza! Siamo consapevoli che a pochi giorni dalla Giornata Mondiale della Terra non saremo in grado di cambiare la politica ridotta a “comitati di affari” nel segno di una insopportabile oligarchia abile nell’inquinare non solo l’ambiente ma anche la comunicazione. Certo fa un po’ effetto vedere la raffazzonata maggioranza del Governo Draghi non batter ciglio a partire dai 5 Stelle che si accontentano del Superbonus. C’è bisogno di un “Vaffa”?

Terra-Terra è il nostro grido ed è sempre più necessaria la promozione di un soggetto politico ecologista “fuori dai giochi”, che sia in grado di proporre una governance all’altezza dei tempi!

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