Un gesto paterno e al contempo altamente significativo. Papa Francesco ha celebrato la messa in Coena Domini del Giovedì Santo, nella quale si ricorda l’ultima cena di Gesù, nella cappella dell’appartamento privato del cardinale Angelo Becciu. Bergoglio si è presentato intorno alle 17.30 nel Palazzo del Sant’Uffizio dove risiede il porporato. Alla celebrazione, che si è svolta con molta semplicità, oltre al cardinale erano presenti anche le due suore che vivono nell’appartamento e alcune focolarine. “Una bella gioia”, ha commentato a caldo il cardinale Becciu a ilfattoquotidiano.it non nascondendo la sua grande emozione e la profonda riconoscenza per il gesto paterno compiuto da Francesco. Il 24 settembre 2020, infatti, al porporato il Papa ha chiesto di dimettersi dal ruolo di prefetto della Congregazione delle cause dei santi e gli ha anche tolto i diritti connessi al cardinalato. Ciò a causa dell’inchiesta penale vaticana nella quale Becciu è accusato di peculato, abuso d’ufficio e interesse privato. Per questo motivo il gesto di Bergoglio acquista un significato ancora più importante.

Una data non casuale quella scelta da Francesco perché, da quando è stato eletto Papa nel 2013, tutti i Giovedì Santo, tranne nel 2020 a causa dell’esplosione della pandemia, si è sempre recato a pranzo a casa di Becciu. Un pasto consumato nell’appartamento di servizio del sostituto della Segreteria di Stato, nella seconda loggia del Palazzo Apostolico, insieme ad alcuni preti romani. Negli anni a quella tavola si sono alternati don Angelo De Donatis, attuale cardinale vicario del Papa per la diocesi di Roma, don Enrico Feroci, all’epoca direttore della Caritas diocesana poi divenuto cardinale parroco di Santa Maria del Divino Amore a Castel di Leva, e don Gianpiero Palmieri, ora arcivescovo vicegerente di Roma. La tradizione si è interrotta nel 2020 a causa del Covid-19, ma nel frattempo il cardinale Becciu ha lasciato al suo successore l’appartamento di servizio del sostituto e si è trasferito in una molto più modesta abitazione nel Palazzo del Sant’Uffizio. Casa nella quale il Papa è entrato per la prima volta proprio in occasione della messa in Coena Domini.

Attorno a questa celebrazione, negli ultimi giorni, si era alimentato un piccolo giallo in Vaticano. In un primo momento, infatti, monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, aveva comunicato ufficialmente che tutti i riti della Settimana Santa, anche la messa in Coena Domini, sarebbero stati presieduti da Francesco. In un secondo momento, invece, la Sala Stampa della Santa Sede aveva precisato che il Papa aveva delegato il cardinale decano Giovanni Battista Re a presiedere la messa del pomeriggio del Giovedì Santo. Ma era assolutamente impensabile che Francesco, come ogni prete cattolico del mondo, non celebrasse questa messa. Una liturgia, tra l’altro, alla quale Bergoglio tiene moltissimo. A Buenos Aires era solito andarla a celebrare nelle periferie della sua grande arcidiocesi. Tradizione che ha mantenuto anche a Roma quando è diventato Papa recandosi ogni anno da coloro che sono ai margini della società, principalmente detenuti e migranti, per vivere questa celebrazione che prevede la lavanda dei piedi a dodici persone.

Solo nel 2020, a causa del coronavirus, Francesco ha dovuto rinunciare a questa consuetudine celebrando la messa in Coena Domini nella Basilica Vaticana senza la presenza dei fedeli per le norme anti contagio. Nel 2021, mentre non è stato ancora possibile ripristinare la lavanda dei piedi per il diffondersi della pandemia, Bergoglio ha scelto di vivere questa liturgia a casa del cardinale Becciu compiendo un gesto che sicuramente avrà delle ripercussioni nelle prossime decisioni di governo che il Papa dovrà prendere. Ciò che ha fatto Francesco, infatti, va letto in continuità con quanto ha affermato recentemente inaugurando il 92esimo anno giudiziario del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano.

In quella occasione, infatti, il Papa ha sottolineato che all’interno della Chiesa “tutti i titolari di incarichi istituzionali” devono tenere “una condotta che, mentre denota un fattivo ravvedimento, ove occorra, riguardo al passato, sia anche irreprensibile ed esemplare per il presente e il futuro. Su questo punto, in prospettiva bisognerà tenere conto della prioritaria esigenza che, anche mediante opportune modifiche normative, nel sistema processuale vigente emerga l’uguaglianza tra tutti i membri della Chiesa e la loro pari dignità e posizione, senza privilegi risalenti nel tempo e non più consoni alle responsabilità che a ciascuno competono nell’edificazione della Chiesa. Ciò richiede solidità di fede e coerenza di comportamenti e di azioni”. Parole che indicano la direzione che Francesco sta dando in particolare ai vertici della Curia romana.

Twitter: @FrancescoGrana

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